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Honest Life potrebbe essere il disco che finalmente la pone sotto i riflettori della variegata scena folk americana, definizione che ne delimita solo in parte le qualità. Dopo una lunga gavetta e una serie di pubblicazioni indipendenti, che avevano segnalato il suo nome tra le 'next big thing', Courtney Marie Andrews restava tuttavia un piccolo segreto ancora tutto da scoprire. Adesso è pronta per il grande salto: anni di concerti e collaborazioni, uno spirito libero nato per percorrere le miglia "sulla strada", fin da ragazzina ha sentito il richiamo di una musica che nasceva dall'esperienza e dal racconto quotidiano. Di ciò che l'ha resa una musicista e autrice matura - capace di prodursi da sola e avere una visione chiara del suo percorso artistico - ne abbiamo parlato in questo breve scambio di impressioni: il viaggio che l'ha condotta fin qui, le sue muse ispiratrici, la bellezza cristallina della sua voce e ciò che ne ha alimentato il canto, dal folk rock dei canyon californiani al country d'autore dell'altra Nashville.

L'intervista
a cura di Fabio Cerbone


Rookie Dreaming, almeno da un punto di vista lirico, sembra suggerire il tono dell'intero disco che verrà. C'è una ragione particolare per cui hai inserito questa canzone in apertura? Dovremmo cercare di approcciare queste canzoni come una sorta di viaggio personale?

Assolutamente sì. Rookie Dreaming è l'introduzione perfetta dell'album, il suo inizio, ma è anche il principio di un viaggio personale. Nella canzone il narratore si rende conto che le idee, i sogni e la vita sono molto più grandi di quanto si potesse immaginare. Non posso suggerire a ciascun ascoltatore come capire o osservare queste canzoni da un punto di vista personale, ma quando le ho scritte mi trovavo in una condizione molto riflessiva, molto concentrata su me stessa.

Honest Life, titolo anche della canzone omonima, si presenta come un tuo desiderio di riappacificazione dopo tutti questi anni "on the road" come musicista. Hai scritto queste canzoni in periodo particolare della tua vita?

Sì, la maggior parte di Honest Life è stato scritto nello stesso periodo di tempo. Vivevo in Belgio, lavoravo come corista per alcuni mesi. Stavo inoltre affrontando una rottura sentimentale e sono arrivata a un punto nel quale mi sono resa conto che avevo speso buona parte della mia vita recente in tour. Le canzoni sono un buon metodo per fare un'analisi di se stessi e Honest Life è stato per me una parte importante di questo processo.

A proposito della tua biografia, immagino che il tuo lavoro come barista in una taverna abbia giocato un ruolo importante per il processo di scrittura, mi sbaglio? Quanto quella esperienza ha influenzato le tue canzoni e cosa pensi di avere percepito nella gente che hai incontrato durante quel periodo della tua vita?

Mentre mi struggevo nel ricordo di casa, quando mi trovavo in Belgio, dentro di me volevo cercare di normalizzare la mia vita per alcuni mesi, essere capace di sentirmi più vicina ai miei amici e alla mia famiglia, e non quel tipo di persona che è sempre lontana da casa e dagli affetti. Così, una volta tornata negli States, ho accettato un lavoro di barista in una piccola taverna di una cittadina. È lì che ho completato le canzoni e tutte le idee che ho messo in Honest Life. Le storie che puoi ascoltare in un bar di una piccola città sono incredibili. Guardo indietro a quel periodo in maniera molto romantica. Hanno avuto tutte un grande impatto sulle mie canzoni e naturalmente anche sulla mia vita.

Te ne sei andata di casa che eri ancora una ragazzina e hai affrontato il tuo primo tour a diciassette anni. Cosa ti ha spinto a questa scelta e cosa ti attraeva della musica e del suo mondo?

Sin da quando ero una bambina ho sempre desiderato viaggiare. Sono stata fortunata, nel senso che ho subito amato qualsiasi aspetto dell'essere musicista. Ho amato l'idea di viaggiare, di scrivere, di cantare e ovviamente l'idea di suonare dal vivo. È stato un processo molto naturale per me, infilarmi nella mia station vagon a 16 anni e imboccare la strada. Da adolescente ho letto un sacco Jack Kerouac e ho sempre pensato che se Dean Moriarty (il personaggio di Sulla strada ispirato all'amico di Kerouac, Neal Cassady, ndr) poteva fare i bagagli e partire, allora lo potevo fare anche io. E così è stato. La musica è la mia passione, quindi è stato un fatto istintivo.

In fondo hai mantenuto fede a tutto ciò, sei una musicista che si muove in tour incessantemente per gli States e anche più lontano. Quanto pensi abbia agito tutto questo sul tuo songwriting? Mi pare che le forme dela tradizione folk americana siano perfette per questa tua scelta di vita…

Adoro il cambiamento e l'ida di muoversi. Le cose inaspettate e la spontaneità della strada e del viaggio mi stimilano, e mi aiutano anche nel processo di scrittura delle canzoni. Ci sono un sacco di storie là fuori, devi semplicemente andare a cercarle. Ecco da dove arriva tutto il fascino della strada per me.

Perchè hai deciso di produrti da sola per Honest Life? Il lavoro svolto in studio mi è parso davvero notevole, mantenendo semplicità e passione al tempo stesso.

Honest Life, come dicevamo, è un disco molto personale per me, quindi l'idea di produrmi da sola aveva un senso preciso. All'inizio ho tentato di portare le canzoni da diversi produttori, ma nessuno di loro a mio parere aveva la giusta visione per affrontare questo particolare gruppo di composizioni.

So che hai avuto un'esperienza come musicista qui in Europa, suonando in Belgio con la star locale Millow. Come è nata questa collaborazione? E nella tua opinione quali differenze hai percepito fra il pubblico europeo e quello americano?

Da quando avevo diciannove anni ho accettato proposte di lavoro come corista e musicista di studio, tutto qui. Tutti i concerti a cui ho partecipato sono stranamente scollegati fra loro. Penso che abbia avuto a che fare con l'idea del viaggio e con il fatto di mettere costantemente alla prova le mie capacità e la mia musica là fuori. Un amico una volta mi ha detto, e sono d'accordo con lui, che gli europei quando comprano un biglietto per uno show hanno in testa l'obiettivo di divertirsi, di passare un momento felice. Penso ci sia un fondo di verità in questo. Il pubblico in Europa è molto fedele e attento, sono dei grandi ascoltatori. È l'ideale per ottenere grandi tour e ottimi show!

Credo che Honest Life si possa considerare come la perfetta introduzione alla tua musica, soprattutto perché i tuoi lavori precedenti erano molto indipendenti, un po' fuori dalla mappa del grande pubblico. Qualcosa è cambiato immagino con il nuovo disco… Pensi di essere sempre in movimento e di crescere come autrice?

Come songwriter sono convinta che crescita e movimento siano un obbigo. Tutti i miei artisti preferiti hanno sempre pensato fuori dagli schemi, e hanno costantemente spinto se stessi in avanti per aumentare le loro capacità. Il giorno in cui smetti di crescere è il giorno in cui probabilmete la tua arte comincia a diventare sterile.

Da questo punto di vista, so che hai collaborato con diversi interessanti musicisti nel corso della tua carriera: così mi chiedevo quale fosse stato quello che ti ha impressionato di più, oppure quello che pensi ti abbia fornito i migliori esempi per diventare l'autrice che sei adesso.

Ho suonato come chitarra solista insieme a Damien Jurado agli inizi del 2016. Continuo a pensare che sia uno dei più grandi autori della nostra generazione. Purtroppo viaggia ancora sotto il radar, lo conoscono in pochi, nonostante l'incredibile materiale che ha prodotto in questi anni. Mi ha ispirato proprio nel pensare fuori dagli schemi, come ti dicevo prima, e di continuare imperterrita nella mia espressione artistica, senza curarmi del resto.

Sono convinto che la tua voce sia lo strumento essenziale per rendere la bellezza musicale del nuovo disco: sei stata capace di comunicare tutte le emozioni che emergono dalle canzoni. Mi chiedevo se avessi studiato canto a scuola o se fosse soltanto un dono naturale della tua voce. Hai lavorato molto per ottenere questa espressività vocale?

L'unico vero studio che ho fatto sulla mia voce è avvenuto a livello personale. Sono convinta che uno dei metodi migliori per imparare a cantare sia farlo da sola, cantando insieme ai tuoi artisti preferiti. Tutti i miei interpreti preferiti cantano con una sorta di bellissimo approccio drammatico e teatrale, e fanno emergere ogni verso attraverso l'emozione. Non riesco a fare altro che a mettere in contatto la mia voce con il mio cuore, è l'unico modo che sento giusto.

In generale c'è qualche artista che ti ha ispirato nella ricerca della tua voce personale? Forse sembrerà convenzionale citare i nomi di Joni Mitchell o Emmylou Harris, anche se devo ammettere che la tua musica mi ha portato naturamente verso quelle voci femminili a cavallo tra folk rock e tradizione country...

Adoro entrambe queste artiste, come potrei non amarle? Ma i miei gusti sono naturalmente più vasti. Da un punto di vista vocale Aretha Franklin è stata un po' la scuola dove sono andata a studiare, nel senso che fin da bambina cantavo insieme a lei sentendola alla radio in macchina. Fin da quando ero una ragazzina ho sempre desiderato di riuscire a cantare con il carico di potenza e di emozione che possedeva lei. E poi amo tutti i leggendari cantautori, Townes Van Zandt, Bob Dylan, Lucinda Williams e John Prine. Anche Odetta e Big Mama Thornton, fra le voci, sono state per me delle influenze fondamentali.




    



 

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