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Seasick Steve
"Boogie blues man", live at Musica W Festival, 14/08/2018


a cura di Antonio Avalle
foto: © Angelo Liuzzi



Giunto alla XXIV Edizione, nel cuore della Toscana continua la storia del Musica W Festival. Nato allo scopo di riunirsi nella suggestiva cornice di Castellina Marittima e di divertirsi all'insegna della buona musica, il festival si è evoluto ed è cresciuto qualitativamente nel tempo. Sulla disponibilità di volontari, collaboratori e del contributo di sponsor locali il festival è sempre stato libero senza costi di ingresso. Quest'edizione 2018, che si è svolta dall'11 al 14 agosto, si è mostrata particolarmente eterogenea e ricca di artisti. Il nome di Steve Seasick risalta su tutta la rassegna. La sensibilità e l'audacia del giovane direttore artistico Giulio Lorenzini è stata a dir poco determinante. Il barbuto 77enne americano non si era mai esibito prima in Italia, seppur nel novembre del 2013 fu programmata una data a Milano e poi stranamente cancellata.

Questo appuntamento in Toscana si presentava assolutamente ghiotto per avvicinare un personaggio come Seasick, soprattutto per chi come il sottoscritto lo segue dagli esordi (2006, alla tenera età di 65 anni). All'anagrafe Steve Gene Wold ha preso il nomignolo di Seasick per la sua pessima predisposizione all'andare in barca. Lo stesso Nick Cave lo notò e lo volle in apertura per il suo primo tour con i Grinderman, ma prima di allora Steve Wold aveva fatto svariati mestieri, da mero hobo a puro migrant worker per poi approdare in Norvegia, dove tuttora vive con sua moglie. La sua mistura di blues non ha nulla di originale ma è proprio il "come" a convincere e a fare la differenza tra tradizione del Mississippi e bizzarri boogie blues, arrivando a scuotere le note di quel suono Fat Possum, che ha reso celebre una delle ultime generazioni autentiche di bluesmen. Il blues di Seasick è sanguigno, crudo, essenziale, e cattura in poche note nella sua semplicità tra strambe dissonanze.

Grazie all'aiuto degli organizzatori Luca e Stefano sono riuscito ad avvicinare Steve Seasick per una breve conoscenza e lo scambio di qualche battuta. Con stupore Steve ha appreso che in Italia era stato già ben accolto dagli addetti ai lavori il suo primo disco Cheap (2006, una ristampa del 2001), ma inevitabilmente l'attenzione è andata sul nuovo album in uscita a fine settembre: Can U Cook?. Steve ha sottolineato che è un lavoro misto, solare e aperto. Il disco è stato inciso stranamente in una fabbrica di ghiaccio convertita nel Key West in Florida (che con diverse smorfie Steve lasciava intendere che conosceva bene) ed è molto fiero di quanto fatto. Oltre al fido Dan Magnusson, Steve mi ha riferito che nel disco suona Luther Dickison (e questo non è una novità vista la nota presenza nei suoi ultimi album). Steve mi ha confidato di volersi spostare in Mississippi per le prossime incisioni. Intanto ha sorseggiato volentieri del vino Toscano, elogiato senza mezzi termini - ne berrà una bottiglia intera durante la serata.

Il concerto con inizio alle ore 23.30 si è allungato oltre i 90 minuti con due rigorosi bis. Nonostante qualcuno avesse vociferato che ci fosse al basso John Paul Jones, la sorpresa è stata ugualmente garantita perché ad affiancare Steve e Dan c'era Luther Dickinson (North Mississippi All Stars). Giunti, dopo una data in Austria (Feldkirch), in un imponente bus con rimorchio per tutto l'armamentario rudimentale (chitarre e bassi ad una, due, quattro corde etc e soprattutto la batteria di Dan Magnusson) da trasportare, Steve Seasick e compagni non hanno disatteso. Repertorio aperto e alternato con brani acustici in un set nel suo insieme vigoroso e vivace. L'inizio è stato dedicato alla muscolare e trascinante Don't Know Why She Love Me but She Do per passare sui ritmi di Summertime Boy. In mezzo ai brani più tirati c'è stato lo spazio per Dan Magnusson di tirare il fiato e lasciare Steve in solitudine. È il momento per una love song come Walking Man, dove da rituale Steve ha invitato una ragazza a salire sul palco al suo fianco. Il set è stato perfetto, il trio ha macinato un blues dietro l'altro pescando nella cospicua produzione di Seasick. La voce rauca, calda e piena di Steve non ha mostrato mai segni di cedimento, accompagnata dal rullo percussivo di Dan e dalla pregevole assistenza di Luther, che si è alternato tra chitarre e bassi artigianali. Nel primo bis ci sono stati momenti acustici con in duo Steve e Luther. Infine si è arrivati ai saluti con un gran finale incandescente ed un secondo bis con You Can't Teach An Old Dog New Tricks e a seguire poi la esplosiva Thunderbird, dove Luther ha sfoderato un bel doppio manico basso e chitarra.

Tutti in piedi ad applaudire con la band a stringere mani in mezzo al pubblico. Gran concerto. Un grazie particolare a Angelo Liuzzi Sharp Shot Studio per aver fornito le foto di questo articolo.





 

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