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Delta Moon
Southern Georgia blues, intervista

I Delta Moon sono ormai un marchio di fabbrica. Da quell'incontro casuale tra Tom Grey e Mark Johnson in un negozio di musica ad Atlanta che ha dato il via al sodalizio tra i due artisti, sono passati oltre 15 anni e la loro incorruttibile creatura è sì rimasta fedele alla linea ma, al contempo, è cresciuta, è maturata, album dopo album, rappresentando oggi semplicemente un unicum nel panorama bluesy degli States. Due slide roventi che dialogano, si sfidano, si alternano e sovrappongono di continuo dando forma unica ai ritmi sinuosi e pulsanti del rock-blues di matrice sudista, da cui prende solida ispirazione l'intero progetto. La voce sporca e graffiante di Tom enfatizza poi tonalità e codici espressivi del roots-country, bilanciata dagli interventi di Mark e del bassista Franher Joseph e condotta dalla ritmica precisa ed essenziale della batteria di Vic Stafford. Grazie all'impegno profuso dal tour manager Enzo Tropepe, che si è occupato dei loro recenti concerti nel sud Italia, organizzati anche per presentare il loro ultimo disco (il settimo lavoro in studio) Cabbagetown, abbiamo avuto l'opportunità di fare una interessante conversazione con Tom, Mark e Franher (assente il batterista Vic Stafford, sostituito da Paolo Xeres). Splendidi artisti e splendidi individui, quel tipo di persone che hanno capito molto della vita e dei rapporti umani e che sanno ricoprire il loro ruolo con grande coerenza, professionalità, amorevole trasporto e lucida inventiva.
(Domenico Grio)

© Foto: Daniele Errico


L'intervista
a cura di Domenico Grio


In Italia ormai siete di casa, soprattutto al sud. Cosa vi piace così tanto della nostra nazione?

TOM GRAY - E' un posto magico. Ci piace la gente, ci piacciano i rapporti che si instaurano con le persone

Nel sud dell'Italia percepite lo stesso feeling che trovate nel sud degli States?

T.G. - Penso che il sud in ogni parte del mondo abbia qualcosa di diverso. Qui in Italia non credo sia esattamente la stessa cosa che negli USA ma … siete molto accoglienti e noi ci troviamo davvero a nostro agio

Avete una discografia davvero importante, di disco in disco migliorate e dal vivo siete fantastici, molto coinvolgenti. Avete tutto per diventare delle rockstar eppure non avete ancora raggiunto quel successo planetario. A me pare che nel vostro caso ci sia molto arrosto e poco fumo, il che potrebbe significare che dovreste migliorare sotto il profilo della comunicazione e del marketing. Cosa ne pensate?

T.G. - Probabilmente è vero;
MARK JOHNSON - Beh, forse si … ma cos'è il successo? Cosa intendi per successo?

Non intendo dire che non abbiate successo, mi riferisco piuttosto a quel tipo di fama che è riservata solo alle superstar, nonostante, come ho detto, abbiate davvero tutto per poterlo essere, ammesso che a voi interessi

T.G. - Non credo sia importante essere delle rockstar … credo che quel tempo sia passato! Noi non vogliamo essere delle rockstar, anche se ci piacerebbe guadagnare come delle rockstar;
M.J. - Noi facciamo la nostra musica perché la amiamo, non è nella nostra attitudine ambire ad essere delle rockstar. Abbiamo iniziato a suonare in piccoli posti in America ed il nostro obbiettivo non è mai stato quello di diventare "qualcuno" … Naturalmente oggi guadagniamo di più che in passato ma per noi andare con la nostra chitarra in giro per il mondo, conoscere tante persone è già un successo;
T.G. - Lo stesso vale per me. Anche se non sono così famoso sono contento della mia vita, vivo da musicista e questo mi basta, mi sta bene così …

Comunque non avevo dubbi che la cosa più importante per voi fosse suonare assieme e divertirvi, è solo che, secondo la mia opinione, con la giusta "spinta" potreste arrivare a vendere tantissimi dischi

M.J. - Si, penso che la fama sia una questione di fortuna ma anche di marketing (ridono);
T.G. - Noi lavoriamo duro, facciamo il meglio che possiamo ma pubblichiamo con la nostra stessa etichetta … non abbiamo mai lavorato per grandi case discografiche, quindi non abbiamo mai avuto dietro una macchina organizzativa, un team che lavorasse per noi;
M.J. - Potremmo usare un manager …
T.G. - Si, ma ci vogliono un sacco di soldi! (ridono)

La vostra musica è un bel mix di blues, swamp rock e southern ma non è solo puro divertimento. I testi non sono affatto banali, quindi con voi si balla e si pensa …

T.G. - Se riesci a fare entrambe le cose!

… Quando scrivete un brano, quanto è importante l'aspetto musicale e quanto la parte delle liriche? Come nascono le vostre canzoni? E' un lavoro collettivo?

T.G. - Penso siano importanti sia le parole che la musica. Io ho scritto una buona parte dei testi dell'ultimo album, in particolare le prime quattro canzoni ma il resto dei brani e la cover song (Death Letter di Son House - n.d.r.) le abbiamo scritte e arrangiate assieme, in studio. La parte musicale è stata un lavoro di gruppo. In effetti cerchiamo sempre di lavorare, per quanto possibile, insieme, come band

Partite prima dalla musica o dalle parole?

T.G. - Dipende, non c'è una regola precisa.
M.J. - Spesso iniziamo sviluppando a fondo un riff, da lì parte l'arrangiamento e poi, in studio, con l'impegno e le idee di tutti, vengono fuori i brani

Visto che l'aspetto live è predominate nella vostra musica. E' fondamentale per voi che i vostri brani funzionino soprattutto dal vivo?

T.G. - E' importante. Per quanto ci siano delle canzoni che abbiamo messo su disco e che non eseguiamo dal vivo ed altre che è comunque complicato fare dal vivo. Ad esempio, una delle nostre ultime registrazioni, il brano Refugee, è molto potente ma prevede una voce femminile … e noi non abbiamo una voce femminile che possa essere sempre presente nei concerti …

Si ma mi chiedevo se quando componente pensate già a come quel pezzo debba rendere dal vivo

T.G. - Si, per alcuni brani. Ma volevo dire che, ad esempio quella canzone in particolare, l'abbiamo composta in modo che, essendo noi quattro voci maschili, non è facile da eseguire live, sapendo già, in pratica, di non poterla proporre in ogni nostro concerto. Ma l'abbiamo registrata lo stesso;
M.J. - Più che altro cerchiamo di registrare molto dal vivo;
T.G. - Tornando a quel brano, io ho pensato che sarebbe stato bello da fare dal vivo e Mark ha detto andiamo in studio e cerchiamo di registrarla live assieme

Rispetto agli esordi, alle vostre esperienze prima dei Delta Moon, quanto è cambiata la vostra musica?

T.G. - Prima dei Delta Moon?
M.J. - Intendi dire stilisticamente? Come singoli musicisti?

Si, vorrei sapere che tipo di musica facevate prima dei Delta Moon?

M.J. - Faccio le stesse cose da sempre. Ho sempre suonato con il mio stile personale. Sono migliorato tecnicamente naturalmente ma senza allontanarmi dal mio stile. Per me questo è fondamentale
T.G. - Io ho iniziato suonando il rock'n'roll e non molto altro. Negli anni ottanta ho lavorato con gente come Cindy Lauper e con molti altri artisti per diversi anni. Ogni tanto scrivevo delle cose mie, gliele facevo ascoltare e loro rimanevano sorpresi, mi dicevano "Ah davvero?" e in tal modo mi sentivo incoraggiato (ride);
FRANHER JOSEPH - Per quanto mi riguarda, sono nuovo del Blues. Ho iniziato a suonare il Blues con i Delta Moon 10 anni fa. Sono cresciuto nella chiesa tradizionale, le mie radici sono caraibiche. Io sono di Haiti e quindi sono cresciuto con quella musica. Quando andavo a scuola suonavo il basso tuba. Quindi tutto questo è piuttosto nuovo per me. Ho imparato tanto collaborando con i Delta Moon

Ad ispirare la vostra musica sono soprattutto i padri del blues ed i gruppi southern ma c'è qualche altro genere che vi incuriosisce, qualche nuova band che apprezzate e che potrebbe darvi qualche spunto?

T.G. - Io sono ispirato da tutta la musica e ascolto molte cose, qualsiasi genere. Non ascolto quasi mai il tipo di musica che suoniamo noi;
M.J. - Africa occidentale, la musica del Mali

Tipo i Tinariwen?

T.G. - Si, certo!
M.J. - Ali Farka Tourè, Bombino. Ma anche Steve Reich. Parecchi generi

Voi siete georgiani di adozione (Tom è nato a Washington e Mark in Ohio). La Georgia è uno di quegli stati che ha contribuito all'elezione di Trump. Cosa ne pensate di questa situazione politica? Credete che il concetto di democrazia sia in crisi negli States come nel resto del mondo?

M.J. - Di certo non sta funzionando negli USA;
T.G. - Penso che in questa era ogni cosa, in ogni angolo del mondo sia cambiata: il business delle case discografiche si è trasformato, il business musicale è cambiato pure, ogni cosa è cambiata ed è cambiata anche la politica …
M.J. - Vuoi saper cosa non è cambiato? Il denaro

Ma cosa pensi di questa situazione?

M.J. - Peggio di così non si può. Ma spero che qualcosa di buono venga fuori nel tempo

Ma come è stato possibile?

T.G. - Non so;
M.J. - L'America oggi è nel fango. Dopo le elezioni siamo rimasti letteralmente scioccati. Nei giorni immediatamente successivi siamo andati avanti nella più profonda depressione;
F.J. - Ha vinto il voto popolare …
M.J. - No, non ha vinto il voto popolare, perché il sistema di voto non funziona negli USA. Perché abbiamo ancora il sistema maggioritario

Ma la situazione era peggiore con Obama?

M.J. - No;
T.G. - C'era molta gente arrabbiata per il fatto che Obama fosse presidente degli Usa, così ha votato per Trump …

Un pò quello che è successo in Italia con Berlusconi dopo tangentopoli?

T.G. - Si, esatto. Qualcosa di simile. Penso che la maggior parte della gente segua la propria "stradina". Le persone guardano le notizie positive e non quelle negative. Credo abbiano voglia di ascoltare quello che gli piace sentirsi dire e rifiutino ciò che non gli piace. Temo che ognuno ascolti solo chi la pensa come lui. La gente acquisisce informazioni su facebook, dove chiunque può scrivere ciò che vuole e "parlare" spesso senza alcuna cognizione …
M.J. - Io durante il periodo elettorale mi sono messo ad ascoltare ogni voce, da tutte le fonti di informazione, anche un sacco di cazzate. Se sei una persona intelligente cerchi di apprendere con ogni strumento a tua disposizione, in modo da formarti un'opinione davvero consapevole

Sempre a proposito di Georgia. I R.E.M. sono stata la band più famosa. Secondo voi quanto è stata importante l'esperienza del gruppo di Michael Stipe per tutte le altre band georgiane, Delta Moon inclusi?

T.G. - Noi non siamo stati influenzati dalla musica dei R.E.M. … Credo che su di noi abbiano avuto maggiore influenza musicisti come Otis Redding o James Brown piuttosto che quella band

Attualmente esiste una scena musicale di cui voi vi sentite parte? Ci sono delle band con cui avete intenzione di collaborare in un futuro prossimo?

T.G. - Si, assolutamente;
M.J. - Franher ha suonato il basso con Colonel Bruce Hampton che ha collaborato con jam band come Phish o Tedeski Trucks. E' stato come un padre per noi. E' morto pochi giorni fa sul palco, durante l'esecuzione dell'ultimo brano in scaletta. Lo stesso giorno in cui festeggiava il suo settantesimo compleanno. Una vera tragedia

Avete in programma delle collaborazioni con qualche artista georgiano?

M.J. - Abbiamo l'idea di lavorare assieme ad altri musicisti della Georgia ma in realtà noi suoniamo davvero con tutti …
F.J. - Mi piace ricordare Chuck Berry, anch'egli morto di recente. Sta per venire fuori un album, dovrebbe essere pubblicato a breve (n.d.r. - il titolo è semplicemente Chuck ed è stato da poco dato alle stampe) ed io suono nel video di uno dei brani del disco (n.d.r. - dovrebbe trattarsi di Big Boys)

Come lavorate in studio? Preferite registrare dal vivo o fate molto uso di overdubbing?

T.G. - Come ti ho già detto, cerchiamo di registrare per quanto possibile dal vivo. Generalmente le canzoni le rivediamo poi in studio tutti assieme

Chi si occupa del suono e della postproduzione?

T.G. - Sempre tutti quanti assieme. Lavoriamo così da un sacco di tempo. Non c'è un band leader o un ingegnere del suono che in qualche modo determini le sonorità;
M.J. - Siamo molto affiati, ognuno può dire la sua senza che qualcun'altro gli dica nulla. Jeff Bacos è un pò il quinto elemento della band, la sua presenza in studio per noi è molto importante, ci dà sicurezza. E se a qualcuno viene fuori un'idea che non funziona, lo diciamo tutti assieme, senza farci problemi e senza accusare nessuno.

(Un grazie per l'aiuto con la traduzione a Nelly Creazzo e Margherita Manno)


    



 

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