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BooksHighway   il rock'n'roll tra le parole
 a cura di Marco Denti

 

Miraggio del Norte

Alejandro Escovedo: The Crossing & The American Broken Promise

a cura di Marco Denti

foto: © Nancy Rankin Escovedo

Il miraggio del Norte e dell'America, che è il cuore di The Crossing di Alejandro Escovedo, è un'espressione singolare e insieme specifica dei nostri tempi. Arricchita da una variante, quella del rock'n'roll dream, che ci tocca da vicino, e non è per niente casuale qui, anzi. In sé, l'atto di migrare natura dalla necessità, dall'urgenza e dalla paura, e anni e anni di attraversamenti della frontiera non hanno soltanto confermato la durezza, la spietatezza e d'altra parte l'insistenza con cui vengono affrontati queste prove, ma hanno anche evidenziato come alla fonte ci sia comunque un sogno, una visione, una speranza. È tutto il bagaglio che serve per partire, luci e ombre comprese.

Come scrive Cormac McCarthy "l'immagine del mondo è l'unica cosa che gli uomini possiedono e quest'immagine del mondo è pericolosa. Ciò che era stato dato loro per aiutarli a farsi strada nel mondo è anche in grado di accecarli e non far più vedere loro dove sia la vera strada. La chiave per il paradiso ha il potere di aprire le porte dell'inferno. Il mondo che l'uomo immagina essere il ciborio ci tutte le cose divine si trasformerà davanti a lui in nient'altro che polvere. Perché il mondo possa sopravvivere, deve venire riempito quotidianamente. All'uomo di cui parliamo verrà imposto di ricominciare da capo, volente o nolente. Somos dolientes en la oscuridad. Todos nosotros. Me entiendes? Los que pueden ver, los que non pueden". Tra Stati Uniti e Messico c'è qualcosa di più: quasi un processo di osmosi che è andato avanti nei secoli, assecondando i travasi nel e per il confine. Le fabbriche esportate in Messico (anche la Fender, per restare in tema) per la mano d'opera a basso costo e senza diritti che si avvicenda nelle maquiladoras e i migranti in cerca di lavoro al Norte, il traffico della droga (soltanto il più grande, depresso ed eccitato mercato del mondo poteva alimentare Il potere del cane raccontato da Don Winslow) e di armi hanno disegnato un'area indefinita e abbagliante come un riflesso.

La vita lungo il confine, dove si affacciano le città gemelle (Calexico/Mexicali, Brownsville/Matamoros, El Paso/Ciudad Juárez, San Diego/Tijuana) è una terra di nessuno in cui lo spazio e il tempo collassamo, perché la "frontera", come scriveva Tom Miller in On The Border, citato da Alex Shoumatoff, "non aderisce agli standard economici, etici, politici e culturali di un paese né dell'altro". Se nelle mappe la destinazione appare definita, nella realtà governa l'ignoto perché i migranti se lo portano dietro nel loro esodo. Nello specifico contesto di The Crossing, che poi è la cicatrice tra i due subcontinenti americani, come scrive Federico Rahola, "più in generale, i latinos rappresentano un'esperienza sui generis che ha storicamente preconizzato, e continua a rappresentare una chance aperta e decisiva per i nuovi mondi migratori. Dalla particolare prossimità geografica che salda i due subcontinenti dell'emisfero occidentale, moltiplicata dall'esplosione globale della possibilità di comunicare e di spostarsi, di intraprendere viaggi non definitivi, andate e ritorni, scaturisce una dimensione averta di reversibilità, forme non definite di settlement, con conseguenze (almeno potenziali) altrettanto rivoluzionarie sui mondi culturali e politici di appartenenza".

Le linee di sangue, come le chiamava Terry Allen, sottolineano soltanto l'essenza dell'esilio, alla fine. Qualcosa di perde per sempre, qualcosa resta incastrato nella sabbia o rimane ai bordi dei nastri d'asfalto. La condizione è quella che Guillermo Gómez-Peña ha descritto in The New World Border: "Noi ci siamo de-messicanizzati per comprendere meglio il nostro essere-messicani, per messi-capirci, alcuni senza volerlo, altri con scopi precisi. E un giorno il confine è divenuto la nostra casa, il nostro laboratorio, il nostro ministero della cultura". Si comprende come i "passi nell'ombra" cantati da Alejandro Escovedo siano sono un estremo e spontaneo tentativo di sopravvivenza. Se la frontiera è ambivalente, ambigua, doppia e invisibile, la componente naturale è unica perché da una parte e dall'altra domina "l'autentico e incontrovertibile deserto", come lo chiamava Wallace Stegner. È nello stesso tempo l'ostacolo da superare e una proiezione, quasi un presagio del futuro, e allora forse aveva ragione un rabdomante mitteleuropeo, Charles Sealsfield quando disse: "Comincio a disperare della salvezza della mia amata America".

La "lìnea" che divide il Messico dagli Stati Uniti o il mare che separa l'Africa dall'Europa in realtà li uniscono come una ferita destinata a restare aperta, e per il viaggiatore italiano non è diverso dal compañero messicano. C'è un aspetto che vale per tutti i popoli in transito che Claudio Magris ha colto: "Gli uomini e le cose della loro vita, soprattutto i luoghi, si compenetrano e si conferiscono reciprocamente valore: certi luoghi bastano da soli a fare compagnia, perché contengono, come i cerchi nel tronco di un albero, l'esistenza che è stata vissuta in essi e le persone che l'hanno condivisa, contribuendo a darle senso e forma". è così che la frontiera non viene setacciata in cerca delle Silver City di Joe Ely ma diventa chiaro, come scriveva Sam Shepard, che comunque "abbiamo davanti la stessa fosca prospettiva, lo stesso naufragio".

Nel caso di The Crossing, l'aspetto salvifico, da una parte o dall'altra del border è rappresentato dal rock'n'roll, dalla sua energia che tiene in vita un sogno, che ormai è svanito, perché il viaggio è alimentato dai miti, ma come scrive James Anderson "il deserto, alla fine, si prende sempre quello che vuole". In modi più articolati lo spiegava anche Ruben Martinez in The Other Side: Fault Lines, Guerrilla Saints And The True Heart Of Rock'n'Roll, un libro con un titolo che sembra il riassunto della biografia di Alejandro Escovedo, ma volendo bastano le parole di Sandra Cisneros: "E non so come sia per gli altri, ma per me queste cose, quella canzone, quel tempo, quel luogo sono tutti legati insieme in un paese di cui sento la nostalgia e che non esiste più. Che non è mai esistito. Un paese che mi sono inventata. Come tutti gli emigranti tra qua e là".

:: Riferimenti e bibliografia

Sandra Cisneros, Caramelo
bookshighway.blogspot.com/2010/05/sandra-cisneros.html

Mike Davis, I latinos alla conquista degli Stati Uniti
bookshighway.blogspot.com/2017/04/mike-davis.html

Cormac McCarthy, Oltre il confine
bookshighway.blogspot.com/2012/11/cormac-mccarthy.html

Sam Shepard, Diario di lavorazione
bookshighway.blogspot.com/2016/04/sam-shepard.html

Alex Shoumatoff, Leggende del deserto americano
bookshighway.blogspot.com/2010/05/alex-shoumatoff.html

Don Winslow, Il potere del cane
bookshighway.blogspot.com/2010/06/don-winslow.html