:: Parole e rock'n'roll
 
Il blog di BooksHighway

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -


America 2.0 (Quarup)
un libro di Fabio Cerbone
<<entra nello speciale>>

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -


BooksHighway 176
Chris Offutt
Leon Ray Livingston
Tom Drury
Tim O'Brien


BooksHighway 175
Paul Hoover
"The War is Over: intervista"


BooksHighway 174
Patti Smith & Sam Shepard
"My Buddy & Patti Lee: un dialogo, due libri"


BooksHighway 173
Jules Evans
"Estasi: istruzioni per l'uso"


BooksHighway 172
Brian Panowich
"Come leoni"


BooksHighway 171
Sherman Alexie
"Danze di guerra"


BooksHighway 170
Paolo Mazzucchelli
"I vestiti della musica"


BooksHighway 169
Robert Palmer
"Deep Blues"


BooksHighway 168
Lawrence Ferlinghetti
"Scrivendo sulla strada"


BooksHighway 167
Massimo Pirotta, "Le radici del glicine"// Michele Anelli, "La scelta di Bianca"


BooksHighway 166
Tom Drury
"La fine dei vandalismi"


BooksHighway 165
Emanuele Giordana
"Viaggio all'Eden"


BooksHighway 164
Aliya Whiteley
"La bellezza"


BooksHighway 163
Levi Henriksen
"Norwegian Blues"


BooksHighway 162
Don Winslow
Brian Panowich
Ben Watt
Gianfranco Nissola
Nicola Gervasini
J.D. Vance

Archivio di BooksHighway

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Home page



BooksHighway   il rock'n'roll tra le parole
 a cura di Marco Denti

 

Un film visto due volte

Viet Thanh Nguyen, Il simpatizzante
[Neri Pozza, 515 pp.]

a cura di Marco Denti

Primo tempo: all'ombra della realtà (in bianco e nero)

È il giorno della caduta di Saigon, le immagini vertono attorno agli elicotteri che poi saranno celebrati nel crescendo wagneriano di Apocalypse Now, ma che nell'occasione sono ripresi in condizioni molto meno magniloquenti, sul tetto dell'ambasciata americana, con una lunga fila di fuggiaschi ad attenderli, o ribaltati nel mare dagli equipaggi delle portaerei per far posto ad altri velivoli in arrivo. Una ritirata organizzata con il nome Frequent Wind, "una gran cazzata, che ne presagiva altre", e con la colonna sonora di White Christmas cantata da Tennesse Ernie Ford perché l'addetto radiofonico non riusciva nemmeno a trovare il disco di Bing Crosby, designato come segnale ufficiale dell'operazione. Sono gli emblemi della clamorosa sconfitta dell'America in Vietnam, che Elliott Murphy ha immortalato per sempre nella malinconica melodia di The Fall Of Saigon. Comincia in questo turbinio, Il simpatizzante di Viet Thanh Nguyen, il cui protagonista è un capitano infiltrato da anni tra le fila dell'esercito sudvietnamita, fedele consigliere di uno dei suoi generali più temuti, il capo della polizia, e ha seguito tutte le pratiche suggerite dai consiglieri americani, in particolare dal suo amico e mentore Claude, per condurre gli interrogatori. Le istruzioni per l'uso comprendono una serie di privazioni, umiliazioni e violenze inaudite (stupro compreso), ma tra gli strumenti di tortura viene elencato anche l'ascolto ripetuto e a volume assurdo di Hey Good Lookin' di Hank Williams scelto perché, proprio secondo Il simpatizzante, "il country era il genere musicale più segregazionista, in un paese nel quale i bianchi suonavano tranquillamente il jazz e i neri diventavano cantanti d'opera. E non c'era niente che i razzisti bianchi avrebbero preferito come accompagnamento, per linciare e appendere a un albero le loro vittime di colore. Questo non significava necessariamente che il country dovesse ridursi a colonna sonora di ogni linciaggio, ma era impossibile immaginare un altro genere di musica che facesse meglio da accompagnamento".

Inevitabile immaginare i dolori, i turbamenti e i disturbi che il doppio gioco della spia implica. Resta nella sua posizione anche quando, una volta fuggito dal Vietnam, si ritrova di nuovo in California, dove era già stato studente inviato per comprendere gli odiati usi e consumi. La sua seconda vita in America è un alternarsi di cocktail con il sottofondo di Diana Ross (Do You Know Where You'Re Going To), Liza Minnelli (I'd Love You To Want Me) e dell'immancabile Nancy Sinatra di Bang Bang. Le canzoni diventano la colonna sonora di strette di mano, brindisi, allusioni, equivoci, intrighi che proliferano attorno alla personalità divisa che Il simpatizzante continua a portarsi dietro come un peso mortale. Il paradosso è gonfiato dalla natura stessa degli Stati Uniti dato che "benché molti sostengano che l'America è un welfare state, in realtà in questo paese sono sempre i sogni, a prevalere sul benessere". Il contrasto è fortissimo, alimentato dai ricordi della sua formazione e dall'ambiguità della sua condizione che viene elevata al massimo esponente quando è coinvolto come consulente nella produzione di un film dedicato alla guerra.

Le colline di Hollywood hanno gli occhi per vedere oltre e spingono Il simpatizzante in un delirio dove passato e presente, realtà e fiction, America e Vietnam si mescolano e si confondono. Nel romanzo si chiama Hamlet o Il villaggio, nella realtà, e non lo nasconde nemmeno Viet Thanh Nguyen (anzi), è Apocalypse Now. Sul set nelle Filippine (non è una coincidenza, e non è l'unica) la schizofrenia con cui Il simpatizzante deve convivere (compresa la responsabilità di un paio di omicidi) pare esplodere nei contorni surreali dell'elaborazione cinematografica. Nel sovrapporsi di immagini per Il simpatizzante si moltiplicano gli effetti nefasti che ha visto e vissuto da entrambe le parti in causa: lo stupro dei vietcong nel film richiama quello perpetrato dagli agenti istruiti da Claude, a cui ha assistito, restando fedele al suo ruolo, e quindi impassibile. Apocalypse Now ovvero Il villaggio è al centro del romanzo e nei pensieri di Viet Thanh Nguyen perché permea l'immaginario ibrido sorto nella collisione tra America e Vietnam che Il simpatizzante interpreta con un ruolo di allucinato protagonista.

Intervallo

"Pagsanjan, 8 settembre. Stamattina Francis si è alzato alle quattro e se n'è andato a scrivere nella sua stanza. Verso le sei è tornato in camera e mi ha svegliato. Era appena riuscito a capire perché finora non ha saputo trovare una conclusione per la sceneggiatura. Ormai è un anno che ci si tormenta sopra, e ha abbozzato diverse stesure del finale, cercando di imbroccare quella giusta. Mi ha detto di essersi appena reso conto che una soluzione semplice non esiste. Così come non esiste una semplice risposta giusta al perché eravamo andati in Vietnam. Ogni volta che ha cercato di portare la sceneggiatura in una direzione si è scontrato con una contraddizione di fondo, perché la guerra è una contraddizione. Un essere umano è pieno di contraddizioni. Soltanto se ammettiamo la verità su noi stessi, possiamo trovare un punto di equilibrio fra le contraddizioni, fra l'amore e l'odio, la pace e la violenza che coesistono dentro di noi". (Eleanor Coppola, Diario dall'apocalisse. Dietro le quinte del capolavoro di Francis Ford Coppola, minimum fax)

Secondo tempo: un'esplosione di dubbi (a colori)

Il punto di vista del capitano non è molto distante: "Travolgendo tutto quel che incontrava sul suo cammino, il film avanzava come una divisione di panzer verso lo scontro finale nella tana di King Kong, che sarebbe stato seguito dalla vaporizzazione della tana stessa a opera dell'aviazione americana". Il collasso è l'apoteosi del romanzo di Viet Than Nguyen: raggruppa in un mosaico psichedelico quasi tutte le visioni legate alla guerra del Vietnam e alle sue estensioni e, ancora di più, nel rimbalzo continuo di fonti di ispirazione, congetture, tributi impliciti ed espliciti ripercorre una "linea d'ombra" che da Graham Greene (Un americano tranquillo) a Denis Johnson (Albero di fumo), da Michael Herr (Dispacci) a Tim O'Brien (Inseguendo Cacciato), risale via via fino all'inevitabile corto circuito con Joseph Conrad. Il simpatizzante è un arduo lavoro di bricolage che, oltre alla letteratura, digerisce cinema, storia, musica (e qui rimandiamo per approfondire all'utilissimo Rolling Vietnam. Radio-grafia di una guerra di Nicola Gervasini) in una tragedia destinata a rimanere epocale e che ha trovato in Apocalypse Now o nella sua trasposizione, con Il villaggio, la sua ideale catarsi.

Per Il simpatizzante è anche uno snodo che introduce nell'ultima fase del romanzo, quando il capitano si trova a dover scegliere se restare in America continuando la sua missione da agente infiltrato tra gli esuli, come gli è stato ordinato, o tornare indietro. Nella scelta c'è in palio la vita dell'amico con cui è fuggito da Saigon e in nome dell'antico legame, e contravvenendo alle consegne, Il simpatizzante torna in Vietnam al seguito di una pattuglia di maldestri guerrieri destinati all'avanguardia di un'improbabile controrivoluzione. Al primo conflitto a fuoco, lui e l'amico vengono catturati e sottoposti a lunghi interrogatori per verificarne la fedeltà, visto, che come ammette lo stesso capitano, "a volte il modo di operare di un sovversivo è fondato sul calcolo, ma altre volte, devo confessarlo, è del tutto accidentale". La situazione diventa intricata, le maschere non sono più sufficienti, la "contaminazione" americana genera sospetto e Il simpatizzante deve rivivere sulla propria pelle gli stessi trattamenti che ha riservato ai suoi prigionieri. Nell'affrontare l'ordalia dei duri interrogatori che devono verificare la (residua ) fedeltà alla rivoluzione, Il simpatizzante si vede costretto a ripercorrere tutta la sua vita, figlio di un prete cattolico e di una vietnamita, e già spezzato in due, addestrato per scivolare sulla scintillante superficie dei miraggi americani e alla fine troppo coinvolto per essere ancora affidabile, e da una parte, e dall'altra, tanto è vero che deve sentirsi chiarire più volte la sua dimensione: "Hai provato a giocare in campo avverso, okay? Ma le regole la fanno loro, non tu. E questo significa che non hai la minima possibilità di cambiare le cose. Non dall'interno. Quando non hai niente, le cose puoi modificarle solo se ne resti fuori".

Non privo di colpi di scena (anche nel finale) Il simpatizzante si snoda sinuoso grazie alla scrittura effervescente di Viet Thanh Nguyen che, per quanto non priva di eccessi e spavalda nell'arte della citazione, riesce a mantenere in equilibrio una storia complessa, ma quanto mai efficace. Nel suo alternarsi di ruoli e identità, con Il simpatizzante il Vietnam del passato diventa il futuro dell'America, di nuovo in guerra, ancora alle prese con la brutalità delle torture e in cerca del suo "cuore di tenebra", come se fosse rimasta in missione a tempo indeterminato, come se quella sconfitta non fosse stata la fine, ma l'inizio di un caos che non lascia molte speranze. Almeno fino al prossimo colossal di Hollywood.

La recensione dal blog di BooksHighway:
bookshighway.blogspot.com/2018/08/viet-thanh-nguyen.html

L'approfondimento:
Nicola Gervasini, Rolling Vietnam
www.rootshighway.it/rolling.htm