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  Umberto Porcaro
Take Me Home
[Epops Music 2022]

Sulla rete: umbertoporcaro.it

File Under: soul blues


di Fabio Cerbone (13/12/2022)

Una carriera divisa fra l’Europa e gli Stati Uniti, soprattutto in California, dove si è costruito un nome nel circuito blues tra Los Angeles e San Francisco, il chitarrista e autore di origini siciliane Umberto Porcaro è certamente uno dei musicisti dal respiro più internazionale della scena di casa nostra, potendo vantare diverse collaborazioni importanti (di recente anche al fianco di Tony Coleman e Henry Carpaneto nel loro Live European Tour 2019), alcune delle quali si fanno notare anche in questo nuovo lavoro, Take Me Home. Arriva a quasi dieci anni dal precedente Pleasure in My Business (2013) ed è il quarto capitolo di una carriera solista avviata nel 2002 con l’esordio You Belong To Me e proseguita con Burn The Day Away (2005), passando per festival nazionali e internazionali di primo piano, raccogliendo premi e consensi (un Blues Music Aweard come “ambasciatore” del blues made in Italy).

Dedicato alla memoria del padre, scomparso nel 2019, il nuovo album registra le partecipazioni di Lurrie Bell (chitarra e seconda voce in It’s My Pleasure to Play the Blues) e Anson Funderburgh (chitarra in Cool World), ospiti di riguardo insieme all’armonica di Marco Pandolfi (presente nell’ottima e limacciosa Rollin Down Below), mentre la band di Porcaro gira a occhi chiusi sulla ritmica formata da Staley Sergeant (basso) e Federico Patarnello (batteria), ma soprattutto grazie al contributo di Gulio Campagnolo all’organo Hammond, il cui suono vintage aggiunge le note più speziate dell’intero Take Me Home. Un disco che conferma l’eleganza e la professionalità di Porcaro nell’attraversare i linguaggi del blues elettrico moderno, smussando quando occorre gli spigoli per offrire eleganti colorazioni soul e jazzy, e altrettanto pronto a pungere con la sua chitarra in sprazzi di classica scuola Chicago.

Undici brani che si segnalano innanzi tutto per la cura sonora, che non ha nulla da invidiare a una qualsiasi produzione americana, ma anche per il non indifferente dettaglio di essere tutti originali (al bando dunque le cover scontate e la riletture sentite troppe volte), dall’apertura da manuale del genere con Run Into My World passando per le vibrazioni funky di Out of My World e Don’t Push Me, fino a quelle più levigate dalla tradizione gospel e soul di Bring Me Down e della stessa title track. Certo, ci muoviamo sul lato più “morbido” e consolidato del blues urbano, poco propenso a “sporcarsi” con quello che molti appassionati, noi per primi su queste pagine, apprezzano delle profonde radici mississippiane di questa musica, ma la scelta stilistica è anche sintomo di una impeccabile conoscenza della materia e di una tecnica indiscutibile dei musicisti, fino a giungere alla chiusura strumentale di Mountain Cheese (l’unica traccia non firmata da Porcaro, bensì dall’organista Campagnolo), piena di swing e note jazzy che rimandano dritte ai suoni Blue Note del grande Jimmy Smith.