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Hat in the Garret
Songs from the Garret
[Trulletto records 2020]

Sulla rete: facebook.com/HaTintheGarretOfficial

File Under: roots tracks


di Fabio Cerbone (25/08/2020)

Quarantenne chitarrista e autore pugliese, esperienze anche nel teatro, Giuseppe Piazzolla in arte Hat in the Garret raccoglie le sue canzoni dalla “soffitta” ideale della sua vita, rovistando fra ricordi e affetti che in ambito musicale si traducono in uno stile eclettico, sebbene tenacemente legato alle radici dell’american music lungo tutto il percorso del suo album di esordio. Songs from the Garret colpisce positivamente soprattutto per questa attitudine a non farsi imbrigliare in uno schema prefissato, nonostante Piazzolla provenga da una chiara educazione blues, primo amore quando da ragazzino si approcciò al genere, grazie alla passione trasmessagli dal padre.

L’inganno potrebbe arrivare dall’apertura con Walking Down the Road, ruvido shuffle che sembra giustificare il nomignolo “JimyRay” che spesso accompagna il nome di Giuseppe: voce grintosa seppure imprecisa, suono rigorosamente sporcato di vintage, energia piuttosto che originalità. Le sorprese tuttavia giungono dopo e in particolare in ambito acustico, la dimensione che pare più congeniale all’espressività di Hat in the Garret, che a partire dalla indolente atmosfera roots per armonica e slide (Sebastiano Lillo) di episodi come Wings e Feel sembra viaggiare in una direzione più consona alle figure classiche degli storyteller, nell’anima la malinconia di Neil Young che di tanto in tanto si affaccia. Al netto di qualche spigolo da smussare nell’intepretazione e di innocenti ingenuità di un esordio solista, Songs from the Garret si fa in questi passaggi interessante nei suoi toni confessionali, da autentico songwriter che sa domare e intrecciare i linguaggi del folk, del country e del blues, così come si incontrano spesso sulle strade più secondarie e polverose di un’America immaginata.

Le storie e i sentimenti però appartengono tutti a Hat in the Garret, e non potrebbe essere altrimenti per via di quella soffitta di cui sopra: il picking dal passo rurale di I’m at Home ce lo ricorda e nel finale Hold Me Tonight trova il trasporto giusto per imbastire la migliore ballata elettrica del disco, con una venatura soul che non dispiace affatto. Piazzolla, una carriera parallela come leader dei Rainbow Bridge in ambito più rock e psichedelico, lascia comunque affiorare la spinta elettrica delle sue composizioni in I Go Over It in My Mind, roots rock dal battito stradaiolo generato dalla band (completata dal contrabbasso di Carletto Petrosillo e dalla batteria di Paolo Mele) e dal garage blues infervorato di Isn’t It Blues, che ricorda personaggi di culto della scena sudista come Jimbo Mathus.

Brani che contribuiscono a modo loro a mettere in piacevole contrasto il sound diviso fra campagna e città, fra radici e modernità, di Songs from the Garret: otto canzoni semplici, crediamo volutamente incise senza troppe levigature, un punto a favore della genuinità della proposta.