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Rusties
Queste Tracce...Live
Rare & Lost Recordings 2008-2018
[Rusties/ Hard Dreamers 2018]

facebook.com/rustiesband

File Under: story of a band

di Fabio Cerbone (16/07/2018)

Niente male per vent'anni di "non carriera", come ironicamente definiscono il loro ostinato e contrario percorso artistico i Rusties. A celebrarne il viaggio, con una costante voglia di mettersi in discussione, passando in qualche modo dalla forma di "band tributo" a originale quintetto che ha affrontato persino il cambio dalla lingua inglese all'italiano, giunge questo doppio Queste Tracce… Live, allargato nel sottotitolo a Rare & Lost Recordings 2008-2018, in parte catturato dal vivo, in parte impreziosito da inediti, demo, duetti e collaborazioni sparsi nel tempo. Per chi avesse già seguito le gesta del gruppo bergamasco, spesso segnalato anche su queste pagine, non dovrebbe risuonare sconosciuto il loro amore verso la musica di Neil Young, da cui tutto ha avuto inizio. Concerti e dischi in omaggio al "cavallo pazzo" canadese, con grande affetto e preparazione strumentale (anche il recente spettacolo fra teatro e musica 'Waterface', da incorniciare), prima di tentare una riuscita evoluzione in chiave folk rock in lingua inglese, fino alla svolta improvvisa con un album di cover tradotte in italiano, Dalla polvere e dal fuoco, e il vero e proprio salto di Dove osano i rapaci.

Coraggioso, magari ancora imperfetto in alcuni passaggi, come ci era capitato di sottolineare, ma incamminato nella direzione giusta, coerente con l'educazione musicale dei Rusties e il loro background. Queste Tracce apre proprio sulle ali di quel cambiamento, proponendo nel primo dei due dischi l'esibizione che il gruppo tenne al club Druso di Ranica (Bg) nel maggio del 2016, allor quando Dove osano i rapaci era ancora in corso di registrazione. Dunque una prova del nove dal vivo, con canzoni inedite per il pubblico e il tentativo sacrosanto di testare il materiale nella dimensione del concerto: scoglio superato, pare di poter dire, con vibrazioni che torneranno intatte anche nelle versioni di studio di Eclissi, Questa rabbia, Non lontano molto tempo fa e la stessa Dove osano i rapaci. Il temperamento musicale è quello evidenziato sempre nella vicenda dei Rusties: le inevitabili trame younghiane delle chitarre e della voce di Marco Grompi, l'amore incondizionato per certa west coast d'annata, ma anche elementi più arcigni di rock blues nel canto aggressivo di Osvaldo Ardenghi (Pezzo di carta) e qualche eco progressive che guarda alla stagione più fervida del rock italiano dei settanta.

Nel mezzo della scaletta un spazio irrinunciabile per l'ispiratore e nume tutelare del gruppo, con riedizioni di Powderfinger e Love and Only Love, una finestra sulla produzione in inglese dei Rusties (Wild Dogs apprezzabilissima) e l'intensa e politica If I Had a Rocket Launcher di Bruce Cockburn, qui tradotta in Se solo avessi un lanciarazzi. La formazione protagonista del live del 2016 è l'ultima in ordine di tempo, con gli ingressi di Fulvio Monieri al basso e Filippo Acquaviva alla batteria, al fianco della coppia storica Marco Grompi-Osvaldo Ardenghi e del tastierista Massimo Piccinelli, mentre il secondo disco raccoglie materiale precedente, in un arco che va dal 2008 al 2012, con le presenze di Dario Filippi e Paolo Guerini alla sezione ritmica. Ed è qui che si scovano forse le rarità più preziose del doppio album, le più interessanti per chi già avesse assaggiato i brani in italiano di Dove osano i rapaci o per coloro che non conoscessero affatto il tragitto dei Rusties (anche ripescando dal passato tracce quali Move Along e Wintersong).

Episodi acustici ed elettrici, jam catturate in studio o dal vivo in Italia e all'estero, improvvisazioni con la comparsa di amici musicisti e anime gemelle, potremmo così definire. Spiccano nel mucchio l'irlandese Mary Coughlan nella bella versione di Baby Please Come Home a firma John Martyn, così come Cristina Donà in duetto con Marco Grompi per la Sweet Thing di Van Morrison e Veronica Sbergia nell'acustica riproposizione dell'originale Soldier of Fortune. È in fondo una mappa molto precisa per ottenere un'immagine dei Rusties e delle loro passioni, che ritornano all'amata California con Find the Cost of Freedom (Stephen stills), presenti la chitarra e la voce di Robi Zonca, e naturalmente approdano al solito Neil Young, con una stranita versione, un po' funkeggiante, di Down by the River, una più consona Words e l'agrodolce Helpless.