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The ACC
Beautiful, at Night
[The ACC 2018]

facebook.com/TheACCband

File Under: rust never sleeps

di Fabio Cerbone (11/10/2018)

The ACC, ovvero sia "The Abbiati Cantarelli Conspiracy", propugna un'idea di rock'n'roll band che complotta per un ritorno alla sostanza più grezza di questa musica, senza fare mistero nell'incisione della sua sporca attitudine lo-fi , come sottolineato dal gruppo stesso sul retro copertina dell'album di esordio, Beautiful, at Night. È l'incontro fra due degli autori più interessanti di quella generazione di casa nostra che ha assimilato la lezione dell'alternative country e del rock americano di provincia, traducendolo in un percorso bello e irregolare, sempre interessato più all'espressione di un songwriting personale e ben poco a inseguire gusti e mode del momento.

Beautiful, at Night in tal senso è ancora più provocatorio nella concezione e nello sviluppo, dieci episodi di livido rock notturno e saturo di chitarre e feedback, che The ACC gettano nella mischia senza curarsi degli spigoli, delle ferite aperte, degli stridori che possono generare ad un ascolto distratto. Ci sono parole e suoni spietati e diretti dentro queste canzoni, e la loro sfida è proprio nel non cercare mai l'aggancio facile, semmai un'atmosfera cupa e romantica al tempo stesso che reclama la voce più sotterranea del rock'n'roll, quella che dagli Stooges passa per il Neil Young più impenitente. Ce n'è in abbondanza fra le note aspre di Dog beat the Devil, della stessa title track e Never Gave Up, un trittico che non lascia respiro e delinea l'orizzonte dell'intera operazione The ACC, completata dalla sezione ritmica di Joe Barreca (basso, membro dei Mandolin Brothers) e Antonio Perugini alla batteria, nonché allargata dalle presenze di assodati collaboratori di Edward Abbiati nei Lowlands e in altri recenti progetti (The Dirty Devils), come le tastiere di Chris Cacavas (Green on red, Dream Syndicate) e l'armonica di Richard Hunter, quest'ultimo con un piccolo cameo in Beautiful, At Night.

Proprio la voce e la scrittura di Abbiati sono quelle che sorprenderanno di più in confronto al percorso con i Lowlands, nonostante non fosssero mai mancati passaggi bluastri e di forte violenza elettrica nella loro produzione (penso ad un lavoro come Beyond). Qui tuttavia, trascinato dagli strali della slide guitar di Stiv Cantarelli (già avvezzo ad un linguaggio garage, grazie ai lavori in combutta con The Silent Strangers) e dall'intreccio lirico, essenziale, fornito in sottofondo da Cacavas alle tastiere, il suo approccio si fa più "spietato", ombre, insoddisfazioni, crude ammissioni che attraversano questa sequenza di garage blues e ballate rugginose, raccontandoci di un Saturday Night convulso, di minacciose Muddy Night, tra una CrabTree che fotografa il suono alt-country più torbido nell'abraccio con la lezione del Paisley Underground, mentre episodi quali I Want You to Like Me e One Life Ain't Enough, o ancora il finale di Old Satan Revisited (sconvolta traduzione in chiave punk noir di un inedito dell'amato Townes Van Zandt) riportano persino a dimenticate operazioni come quelle dei Buick MacKane di Alejandro Escovedo.

Beautiful, at Night è un lavoro fuori del coro, senza uno straccio di distrubuzione, senza etichette (un paio pare abbiano mostrato riluttanza e indecisione nel pubblicarlo), eppure trasuda una necessità di espressione da ogni primitivo assalto. White noise.