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  Luca Milani
Warriors Grow Up and Die
[Fragile Dischi 2021]

Sulla rete: luca-milani.com

File Under: growin' up


di Fabio Cerbone (02/11/2021)

Lungo un percorso che ha alternato fuochi elettrici e soste acustiche, fulminei scatti rock’n’roll e nostalgiche ballate folk, l’anima musicale di Luca Milani non ha mai davvero cambiato la sua essenza. Ed è un bene, perché oggi senz’altro più maturo, nel songwriting e nell’interpretazione, continua a essere rapito da canzoni che parlano del tempo che passa, delle responsabilità della crescita, dei desideri e dei rimpianti accumulati negli anni, mantenendo intatto quel naturale trasporto per melodie e accordi che risuonano di un romanticismo da heartland rock.

Warriors Grow Up and Die
, a partire dal titolo stesso, così sincero e “spietato”, rappresenta un po’ la sintesi di questo viaggio, cominciato molto tempo fa con il post grunge dei File, trio che lo aveva rivelato sul panorama del rock italiano, e proseguito poi con un’interessante e coraggiosa carriera solista da outsider, dove personalmente le tappe di Sin Train e Fireworks for Lonely Hearts continuano ad essere tra le cose migliori uscite dalla sua penna. Messe da parte le geometrie variabili delle rock’n’roll band con cui si è spesso accompagnato, dai Glorious Homeless ai più recenti Helmm, Luca Milani ha cambiato team di produzione e collaboratori, avviando un lavoro lungo un anno con la Fragile Dischi, che lo ha messo a confronto con i suoni più rarefatti delle tastiere e del piano di Fidel Fogaroli, coinvolgendo anche il basso di Evasio Muraro e soprattutto la produzione di Daniele Denti, entrambi ex Settore Out e portatori di una sensibilità in grado di spostare il cuore di Warriors Grow Up and Die su battiti più lenti.

Un album dalla natura fondamentalmente acustica, intima, anche quando nella stanza entrano le ombre del rock e dei passaggi più elettrici (la stessa title track, una bluastra Empty Wound dai riflessi quasi new wave, l’epica di Inside My Bones, strattonata fra organo Hammond e chitarra), che restano però distanti (da sentire il lavoro sulla batteria di Giacomo Comincini), avvolgendo il canto di Milani. La voce è proprio una delle protagoniste, più densa e coinvolta, con tonalità che inseguono a volte solchi più profondi, rendendo giustizia al carattere crepuscolare di ballate quali Dirty Hearts, This Knight e Sorry Mom, episodi che potrebbero in fondo accompagnarsi al recente Ryan Adams di Wednesdays; quella stessa voce che si rende spoglia, come la tradizione dei folksinger richiede, in Boys Still Burn e Voices e diventa persino “nascosta” nella ricercata bassa fedeltà d’esecuzione della conclusiva Fixed Heart, con la seconda chitarra di Daniele Denti.

Il nucleo dell’intero Warriors Grow Up and Die, un disco persino non immediato nel suo raccoglimento sonoro e certamente molto personale nelle tematiche, sembra però racchiuso nella traccia centrale, Dear Scott: la lettera musicale di Luca Milani è spedita a Scott Weinland, lo scomparso leader degli Stone Temple Pilots, ma potrebbe essere rivolta a tutti i “guerrieri” del rock’n’roll là fuori, con un arrangiamento carico della necessaria drammaticità e una melodia che non passa di certo inosservata.