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  Michele Anelli
Sotto il cielo di Memphis
[Delta Records & Promotion 2021]

Sulla rete: micheleanelli.org

File Under: Memphis in the meantime


di Nicola Gervasini (29/07/2021)

Qualche giorno fa sui suoi social Michele Anelli ha scritto “L’altra sera ho sentito il corpo desideroso di scaraventare fuori tutta l'energia possibile, come se avessi dentro i Clash a sostenere le mie braccia. Sentire che gli anni passati a suonare e cantare con i Groovers e gli Thee Stolen Cars siano stati così importanti e propedeutici a essere quello che sono.”. Sta in questa frase l’essenza della sua più recente carriera discografica, dove gli anni del rock da strada in inglese appaiono lontani dalle canzoni presenti in album come Divertente Importante del 2018 o Michele Anelli & Chemako del 2013, ma l’energia che scorre nel sangue è sempre la stessa.

Stavolta Anelli però ha voluto fare le cose in grande, andando a registrare il nuovo Sotto il Cielo di Memphis letteralmente sotto quel cielo. Anzi, in quel tempio di gran parte della musica che amiamo e che sono i Muscle Shoals, dove Anelli ha immerso le sue canzoni nei suoni degli studi, col vantaggio di poter anche usufruire della collaborazione di qualche storico session-man della zona come il bassista Bob Wray (l’elenco delle sue collaborazioni fa girare la testa, da Al Green a Ray Charles) e Justin Holder, oltre alla produzione del suono di John Gifford III, uno che ha lavorato, per esempio, anche all’ultima fatica di Gregg Allman prima di lasciarci. Con queste premesse il suono del disco lo potete immaginare, anche se poi la sua band, i Goosebumps Bros (Cesare Nolli, Paolo Legramandi e Nik Taccori, con l’aggiunta di Andrea Lentullo e Elia Anelli), ha registrato in Italia.

Quello che rende particolare il disco però è il fatto che se il sound cerca l’omaggio e l’effetto retrò, la scrittura resta quella sua più recente, molto vicina a un cantautorato italiano classico, quasi alla Ivan Graziani, sottolineato dalla voce di Anelli, sempre più pulita e usata su toni alti. Anzi, l’iniziale Appunti ricorda addirittura l’Amarsi un Po' di Lucio Battisti, mentre Quello che Ho è un bel duetto melodico con la voce di Elisa Begni dei Bluedaze. E dopo Tenerezza, caratterizzata da un bel crescendo finale, arriva Fino all’Ultimo Respiro, un brano decisamente Finardi-style anche nel testo, caratterizzato però da un bell’organo vintage alla Booker T Jones. La seconda parte è dedicata a brani più riflessivi, come Ballata Arida, quasi un lento da beat italiano degli anni 60, e È solo un Gioco, mentre Spalo Nuvole ha un’atmosfera più da Black Music anni 70, per finire con la sofferta dichiarazione di Sono Chi Sono.

La "Memphis Pack edition" del disco (LP, CD e 45 giri) contiene demo inediti che aggiungono sale ad un piatto già ricco: Anelli dimostra infatti con questo album che anni di esperienza sulla strada e sui palchi cominciano a pesare anche in fase produttiva, perché Sotto il Cielo di Memphis è qualcosa di più di un semplice omaggio alla musica che l’ha ispirato, un disco molto maturo e personale, semplicemente immerso nel Mississippi esattamente come il Manzoni risciacquò nell’ Arno i suoi Promessi Sposi. E sebbene il disco sia al 100% italiano nello stile di canto e scrittura, a Memphis credo abbiano approvato con stima.