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Enrico Cipollini & The Skyhorses
Crossing


Settore Out
fANTASMI


Veronica Sbergia Quartet
Don't Knock!!!


Il resto della ciurma:

Stefano Barigazzi
Sitting Singin' Old Songs

Joseph Martone; Jurenito

Alessandro Rocca; Ubba Bond; Samsa Dilemma; Country Feedback

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Sunday Morning; Ruben Minuto; Alberto De Gara; Daniele Marini

Cheap Wine
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6

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Pitchtorch
Pitchtorch

Edward Abbiati
Beat the Night

Massimiliano Larocca; Alberto Mancinelli; Daniele Faraotti; Mr. Wob and The Canes

Gospel Book Revisited
Morning Songs & Midnight Lullabies

Francesco Piu
Crossing

Charlie Cinelli; Jack Adamant; Andrea Zanza Zingoni; Massimo Valli

Flavio Oreglio; Ernesto Bassignano; Luca Bonaffini; Emanuele Andreani

Andrea Cassese; Emanuele De Francesco; Ben Slavin; The High Jackers

Half Blood; Belly Hole Freak; The Blues Against Youth; LOMB

Dany Franchi
Problem Child

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Alessandro Lepore
The Long Silence

Diego Potron
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Autori Vari
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The ACC
Beautiful, at Night

Jesus on a Tortilla
Tonite is the Night

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Two, Geography

Luca Rovini & Companeros
Cuori fuorilegge

Artisti Vari
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Dave Muldoon
Smoke Steel and Hope

Francesco Piu
The Cann O' Now Sessions

Terlingo Sacchi Blues Quintet
Sophomore

Dead Cat in a Bag
Sad Dolls and Furious Flowers

Lowlands
The Collection 2008-2018

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Made in Italy   cose di casa nostra

     


Fabrizio Poggi
For You
[Appaloosa/ IRD 2020]


File Under: gospel blues

chickenmambo.com

di Fabio Cerbone

Dopo la prestigiosa candidatura ai Grammy Awards ottenuta grazie al lavoro in coppia con Guy Davis (Sonny & Brownie's Last Train) e il viaggio compiuto nella musica texana con l’album collaborativo Texas Blues Voices, è tempo per l’autore e armonicista Fabrizio Poggi di tornare a un disco in proprio, tra i più distanti dal linguaggio strettamente blues realizzati in carriera. For You, dedica speciale alla forza coesiva dell’amore, che assume oggi un significato più che mai attuale, è difatti un album che pur conservando il legame con il gospel, la lezione degli spiritual e delle work songs, che hanno sempre alimentato la passione di Poggi, offre un sound e arrangiamenti a caccia di un'atmosfera. Un mood elegante e confidenziale (anche accentuato dai registri pacati della voce del protagonista, limitata per il fervore del blues più rurale), nel quale giocano un ruolo importante, oltre alla stessa armonica di Poggi, il piano e l’organo del produttore Stefano Spina e di Pee Wee Durante, gli interventi del sax di Tullio Ricci (subito protagonista in Keep on Walkin’), alcuni tappeti di archi creati dalle tastiere. Il tepore della registrazione si fa così quasi jazzato, in alcuni momenti dal passo di colonna sonora, brani più e meno riusciti nel loro incedere a tratti un po’ affettato. Le citazioni del traditional gospel Ain’t No Grave in Keep These Wings, le rielaborazioni di Wayfaring Stranger (che qui si trasforma in I’m Goin’ There), indicano il cammino dal quale ha attinto Poggi per l’ispirazione quasi religiosa di For You, mentre la title track è una ballata che occhieggia persino a Randy Newman. La corale My Name is earth, con la tromba di Luca Calabrese, e It’s Not Too Late, con la partecipazione del musicista del Togo Arsene Duevi (voce e chitarra), sono preghiere per un mondo ferito, sempre attraversate da uno stile più sofisticato, sospeso fra soul, languori jazz e melodie dal tono agrodolce.


 


Roberto Formignani
Roberto Formignani
[AMF 2020]


File Under: blues rock

robertoformignani.it

di Fabio Cerbone

Una storia di dedizione e insegnamento quella di Roberto Formignani, chitarrista ferrarese che approda al primo disco solista a proprio nome nel 2020, forte però di una produzione passata con la formazione The Bluesmen e molte collaborazioni internazionali (tra cui vale la pena ricordare quella con Dirk Hamilton, un disco registrato insieme agli stessi Bluesmen, e ancora Andy J. Forest e la partecipazione al progetto The Liberation Project di Phil Manzanera). L’omonimo album alterna brani originali di Formignani, cantati e strumentali, e una sola cover che attinge alla più classica tradizione blues (Rumblin’ on My Mind di Robert Johnson), spina dorsale di uno stile sullo strumento che in verità attinge a più sfumature dell’american music, fra pastosità country, folk rock e ricerca melodica (Free Man), passando per il rock blues più arcigno di matrice british. La partenza è all’insegna proprio di un'attitudine elettrica e vibrante con la dedica di Muddy Waters e il rock’n’roll stradaiolo di Play for the Revolution, nel mezzo la tessitura elettro-acustica di una Now We Are Them che potrebbe ricordare lo stile di Mark Knopfler. Formignani, tecnica fluida e impeccabile (da sentire all’acustica in Dirty and Rude), ha inciso il disco con un trio di base, Alessandro Lapia al basso e Roberto Morsiani alla batteria, aggiungendo di volta in volta qualche dettaglio alla scenografia (piano, flauto), sempre molto pulita e di impronta classica nell’approccio al genere: convince negli strumentali Painting the Note e White Rose, sebbene una patina di maniera nella composizione affiori, mentre più convenzionale appare l’idea da orizzonti western di The Cowboy’s Dream e il galoppante country rock di Black Rabbit. Gusto e preparazione non sono certo in discussione, ma il rischio di una scrittura un po' standard è dietro l'angolo.


     


Luca Rovini
10 Canzoni per dipingere il cielo
[Compañero Records 2020]


File Under: folk fuorilegge

lucarovini.com

di Fabio Cerbone

Dieci ballate dal passo acustico, asciutte e ridotte ai minimi termini, sono l’ultimo raccolto che ci offre il cantautore pisano Luca Rovini. Un disco imprevisto, fatto in casa - chitarra, voce e armonica e il solo Paolo Ercoli ad accompagnarlo con dobro e mandolino - schietto come era capitato di sottolineare anche in occasione delle sue opere precedenti, ma in questo caso ancora più essenziale perché concepito durante il periodo di isolamento che ci ha coinvolti tutti, musicisti in prima linea, in questa dura primavera del 2020. In attesa di imbracciare nuovamente le elettriche insieme ai suoi Companeros, e tornare alle vibrazioni country rock evidenziate in Cuori fuorilegge, Rovini offre Dieci canzoni per dipingere il cielo, ballate che sono il riflesso dalla sua scrittura a metà strada fra la poetica vagabonda dell’eterna strada americana (il Dylan giovanile al quale si ispira 176esimosogno, titolo che non mente) e la tradizione folk d’autore italiana, un incontro simboleggiato dalla bella traduzione di Sonora Death Row, racconto di frontiera firmato dal misconosciuto Blackie Farrell. È uno degli episodi migliori di un album che alterna canzoni in grado di reggersi sulle loro gambe con una certa fierezza (Dove il cielo bacia il mare, il dolce racconto biografico di Dipingere il cielo, il finale in chiaroscuro blues di Quando è notte) e altre che appaiono come bozzetti da completare con un lavoro più articolato in fase di arrangiamento, magari proprio con la spinta dei Companeros, una band che aveva fornito a Rovini la chiave giusta per esaltare il tono zingaresco e sincero dei suoi versi. La voce conserva i suoi tratti “imprecisi” e istintivi, ma è meno ruvida del previsto, e ne guadagna un poco il tono generale del racconto musicale.


 


Enrico Scerra
Acoustic Journey
[Enrico Scerra 2020]


File Under: acoustic guitar sketches

facebook.com/enrico.scerra.6

di Fabio Cerbone

Coraggiosa la scelta di proporsi, da perfetti sconosciuti, con un album interamente strumentale, che torni alla ricerca sul folk da più angolazioni. Trentenne chitarrista calabrese, Enrico Scerra affronta il suo Acoustic Journey, opera d’esordio, con nove composizioni originali pensate, giust'appunto, per lo strumento acustico, sul quale applica la fine tecnica fingerstyle con idee e impressioni dal potenziale in parte ancora in via di sviluppo. Avvinghiato alla chitarra fin da bambino, si apre per lui un mondo di possibilità sulla tastiera quando incontra musicalmente la figura di Steve Howe (Yes), dirigendosi quindi verso seri studi jazzistici e il ricco mondo dei cosiddetti workshop di chitarra. In questo Acoustic Journey ne possiamo trovare numerosi riflessi, con una fusione delle suddette ispirazioni folk, le quali sembrano attingere tanto dalla tradizione anglosassone (interessante anche l’utilizzo in diversi brani di accordature non standard, cosiddette “aperte”, prontamente segnalate nel libretto del disco, per suggerire all’ascoltatore il percorso seguito da Scerra) quanto da certe naturali inclinazioni mediterranee, soprattutto evocate nella tessitura melodica. Inciso tra il 2016 e il 2018 nel corso di tre sedute di registrazione in solitaria, con i suoi fedeli strumenti (Bozo, Martin e Mossman i preziosi modelli di chitarra utilizzati), Acoustic Journey offre suggestioni affascinanti e alcuni passaggi che sembrano avere ancora bisogno di una meta precisa: impegnato nei giochi armonici di Animo Mite e Leggerezza, Scerra alterna le carezze old style di M. Martino con l’incedere più nervoso ed incalzante di Rotta di collisione, scovando una tenera epifania proprio nel finale di Zusammen. Sarebbe curioso mettere alla prova alcuni di questi bozzetti in armonia con altri strumenti acustici, ad arricchirne le atmosfere e gli arrangiamenti.

per info: enrico_scerra@virgilio.it