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An Early Bird
Diviner
[Greywood Record 2021]


File Under: indie folk, pop

facebook.com/anearlybirdmusic

di Nicola Gervasini

Terzo appuntamento sulle nostre pagine in poco più di tre anni con la musica di Stefano de Stefano, alias An Early Bird, segnalato a suo tempo con i precedenti Of Ghosts & Marvels nel 2018 e Echoes Of Unspoken Words del 2020. Questo nuovo Diviner però esce per l’etichetta tedesca Greywood Record, segno tangibile di quanto sia maturata la scena indipendente anglofona italiana, ma anche di quanto il mercato nostrano sempre meno sembra ricettivo a questo tipo di artista (di fatto il grande salto di popolarità avuto da molti musicisti dei bassifondi indipendenti italiani ha richiesto una proposta nella nostra lingua). Il singolo Under My Skin contiene già tutti gli elementi della sua musica, con riflessioni sull’amore cantati in puro stile da indie-folker e con aperture melodiche e pop nel finale, elementi che era ancora più nel primo singolo fatto uscire ad anticipare l’album Holding Onto Hope. Particolare anche la cura nella realizzazione dei video, con il primo che omaggia Il Piccolo principe e il secondo che vede protagonista un bellissimo gatto bianco. An Early Bird comunque gioca spesso con l’alternarsi di aperture scarne e acustiche, con successiva esplosione di tastiere e percussioni (Help Me Shine, Fishes In The Ocean, Mullholland Drive e Prayers In The Temple partono con chitarra acustica, Angela o Bad Timing come una piano-song). Molto belle anche One Week e Go All Out, sempre sorrette da un bel pianoforte, che confermano anche quanto spesso il suo modo di cantare e arrangiare oggi ricordi molto i dischi del mai dimenticato Tom McRae dei primi anni 2000.


 


Dinelli
Tiny Seeds
[Inconsapevole Records / Duff Records 2021]


File Under: indie folk

facebook.com/dinellimusic

di Nicola Gervasini

Chissà quante volte vi abbiamo raccontato (e chissà quante volte ancora vi racconteremo) la storia di un componente di una band proveniente dal mondo del metal o del punk che si stacca dal gruppo per elaborare una personale proposta, basata su un sound prettamente acustico e folk-oriented. È questo il percorso anche del toscano Dinelli, già attivo come voce dei Seed’N’Feed, band devota dei Bad Religion che ha animato la sempre fervente scena hardcore-punk italiana dalla fine degli anni 90 fino al 2011, ma che con questo Tiny Seeds si propone come nuova voce dell’affollato e pur sempre attuale mondo dell’indie-folk internazionale. Lorenzo (questo il suo nome di battesimo), che già aveva esordito nel 2016 cantando in italiano con l’album Liberi per sempre, ha prodotto questi 13 brani in solitaria, suonando gran parte degli strumenti (ma sul suono ha buon peso il violoncello di Michele Menchini), e sottoponendo a un trattamento da studio di registrazione solo la cover acustica di All My Life dell’Evan Dando solista di Baby I'm Bored. Il suono è molto pieno e la sua voce decisamente evocativa, e le canzoni da una parte continuano a parlare della sua visione del mondo sociale con la stessa rabbia lirica dei pezzi scritti in passato, ma dall’altra si concentrano molto sulla sua condizione di artista ormai maturo e nel pieno di cambi di vita relativi a famiglia e lavoro, che dovrebbero essere normali, ma che il mondo di oggi rende fortemente problematici sotto tutti i punti di vista. Ci sono tanti momenti introspettivi (Roselin, Forgiven, Endless), come anche variazioni elettriche e più “rock” (Killed a Man, Back Into, Summerdays), il tutto confezionato con un buon gusto decisamente anni Novanta.


     


De Francesco
Tra le righe
[Rivertale productions 2021]


File Under: indie rock

facebook.com/defrancescomusica

di Nicola Gervasini

Quando nel 1957 Ray Bradbury pubblica L’estate Incantata è ormai uno scrittore affermato nel mondo della fantascienza grazie ai due romanzi precedenti (Cronache Marziane e Fahrenheit 451) e alle sceneggiature scritte per il cinema. Può così permettersi un romanzo di formazione molto più personale e intimista, che ovviamente non ottiene lo stesso successo (ma ne pubblicò un seguito nel 2006 pochi anni prima di lasciarci), ma che oggi è l’ispirazione per il singolo dell’album di esordio di De Francesco. Una scelta coraggiosa quella di questo cantautore, che testimonia come il vezzo di pubblicare un album dove ogni singolo brano prende l’ispirazione da un romanzo, non sia una questione di permettere a chi non lo conosce di avere dei riferimenti in cui trovarsi subito, semmai scaturisce da un vero amore per le storie raccontate da altri autori. Inevitabile quindi il gioco di riconoscere la fonte di ogni brano, ma nelle parole di Di Francesco troverete poi tutta la sua anima e il suo mondo, per cui brani come Aska (impreziosito dal sax di Dario Acerboni), La Donna Di Pietra (con la voce di Kika Negroni) o Evelyn Tango (qui interviene alla voce la bresciana Ottavia Brown) e una La Strada inizialmente immersa in effetti elettronici, sono comunque racconti personali. Album che si esprime con un suono indie-rock molto moderno, prodotto da David Mahony (qualcuno lo ricorderà come chitarrista dei Pitch), e suonato da una band ben rodata sui palchi, formata da Michele Coratella alla chitarra, Matteo Rossetti alle tastiere e Simone Helgast Cavagnini alla batteria, con l’aggiunta di Kimmy Amelia alla voce (particolarmente in evidenza in Padania Blue).


 


Sirio
Cronache siderali
[Rivertale productions 2021]


File Under: folker

facebook.com/siriomusica

di Nicola Gervasini

Antonio Gilioli, in arte semplicemente Sirio, è un giovane cantautore bresciano (classe 1995) che da qualche anno propone una formula da folker one-man-band nei concerti della sua zona. Cronache Siderali è il suo primo album, selezione dei brani migliori tra i tanti scritti in questi anni di formazione, e, per l’occasione, nonostante il suono non abbandoni di base la sua abituale formula da combat-folker da strada, si è fatto aiutare da una vera e propria band formata dal batterista Stefano Doninelli (che suona anche il cajòn, la particolare percussione peruviana usata da molti artisti di strada) e il bassista Bruno Bonarrigo (abitualmente al seguito di Cisco), più la voce di Miriam Mori in brani come Son nel mezzo e nella veemente Ho scelto la luce. Per il resto è lui che tiene sulle spalle il tutto, con canzoni molto interessanti che gettano un ponte tra la tradizione dei cantautori italiani classici (Postumi di civiltà, Utensili spirituali o Canzone per un Amico) e ispirazioni più recenti (Lo scherzo della Morte piacerebbe a Vasco Brondi, ma anche Annegherò insieme a te o Destino biologico). Si fa notare come prova d’autore anche Da Qui, con la sua armonica dylaniana e un timido piano, mentre Son Nel Mezzo ha un “appeal” radiofonico non indifferente, che fa capire che con questa voce e questo tipo di canzoni Sirio potrebbe anche tentare fortune più ampie, ora che il mercato è particolarmente ricettivo a questo tipo di canzone in italiano. E potrebbe anche accadere senza dover per forza rinunciare ad una certa tendenza al testo ermetico, di quelli che non sempre si colgono al primo colpo, con libertà poetiche che potrebbero diventare dei riconoscibili marchi di fabbrica in un futuro.