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Lowlands
The Collection 2008 2018
[Route 61 2018]

lowlandsband.com

File Under: travelin' band

di Fabio Cerbone (20/04/2018)

Una storia artistica lunga dieci anni si chiude e nel contempo si celebra in questa generosa doppia antologia dei Lowlands. Il periodo di vita del gruppo, dal 2008 al 2018, con il saluto finale tenutosi proprio nelle scorse settimane in una sorta di "Last Waltz" personale allo Spazio teatro 89 di Milano, coincide in qualche modo con l'esplosione della scena rock di Pavia, una piccola Austin di casa nostra. Da una strana alchimia musicale, un amore incondizionato per i suoni dell'America roots e rock'n'roll, dalle radici folk e da tanti altri spunti d'autore nascono infatti i percorsi umani che hanno fatto incontrare le canzoni di Edward Abbiati, madrelingua inglese, con musicisti locali e non solo (compariranno a un certo punto anche Chris Cacavas dai Green on Red e Mike 'Slo Mo' Brenner dai Marah). In quella scena pavese, che in queste stagioni ha fornito molti altri protagonisti alla causa del rock delle radici suonato in Italia, i Lowlands hanno sicuramente incarnato un ruolo da protagonisti, non fosse altro per la produzione costante, l'impronta internazionale (spesso con tour in terra anglosassone) e non ultima l'idea di uscire dal perimestro della band per coinvolgere altre persone in progetti tributo e semplici collaborazioni.

The Collection 2008-2018 riepiloga questo viaggio nella maniera più esaustiva possibile, scegliendo quasi quaranta canzoni dai dischi ufficiali dei Lowlands (Studio Cuts, il primo dei due dischi) e una sterminata messe di cover, demo, versioni acustiche e primizie da ep (Bits & Pieces, il secondo disco). Emerge il talento di Edward Abbiati - che siamo sicuri proseguirà l'avventura del suo songwriting anche al di fuori del perimetro dei Lowlands - nel tenere insieme, anche "sfruttare" in modo positivo, tutti gli impulsi che i singoli membri della formazione hanno offerto alle sue composizioni. Lui resta il fulcro della vicenda Lowlands, ma è innegabile che nella ventina e oltre di musicisti passati per queste strade, ci siano stati legami forti e partecipazioni per nulla secondarie nel tratteggiare il suono della band: dalle chitarre di Roberto Diana all'accordion di Francesco Bonfiglio al violino di Chiara Giacobbe, soltanto per citarne alcuni. I continui cambi di rotta potrebbero essere letti come uno svantaggio, e forse qualcosa avrà anche giocato a sfavore dei Lowlands per la loro definitiva imposizione, ma nella visione d'insieme che offre The Collection 2008-2018, la sensazione è che si sia trattato solo di una sequenza di scommesse, di una crescita comune che di volta in volta ha spostato il barcentro del gruppo, influenzando il sound in maniera positiva.

Non si può dire che i brani di Abbiati non abbiano personalità, uno sguardo irrequieto eppure romantico che guarda spesso al lato nascosto della strada, ai margini. La maturità era già presente agli esordi, con The Last Call, raccontato dai primi quattro episodi della raccolta, quelli che potemmo già definire "piccoli classici" dei Lowlands, fino all'ultimo colonne portanti dei loro concerti, tra cui Ghost in This Town o In the End. Immaginiamo dunque che sia stato gioco facile, nonostante tutte le giravolte nella line up, seguire il condottiero nei passi successivi, qui bene riassunti da Only Rain e dall'omonima title track del secondo lavoro Gipsy Child, personalmente quello che ritengo uno dei passaggi essenziali della discografia dei Lowlands. Questi ultimi avrebbero poi intrapreso una svolta più rock e urbana con l'ingresso della sezione ritmica dei Rocking Chairs in Beyond, album non a caso tenuto in buona considerazione dallo stesso gruppo, se ne vengono estratti ben cinque episodi, salvo sterzare nuovamente con Love Etc…, il loro disco più dichiatamente folk e corale. Ripercorrere la produzione ufficiale, fino all'inedita Trick of Love e compresa la Pancho & Lefty che faceva bella mostra nel tributo a Townes Van Zandt, significa intuire il calderone di ispirazioni che hanno segnato il roots rock appassionato dei Lowlands, quella malinconia folk figlia dell'Irlanda dei Waterboys e quell'attitude fra mainstream rock e asprezza punk che lega insieme Bruce Springsteen e Replacements, Steve Earle e Soul Asylum.

Alcuni nomi non sono citati alla rinfusa, e basterebbe il secondo tempo di questo The Collection 2008-2018 per comprenderlo: nelle rarità e registrazioni sparse che i Lowlands hanno riunito in un solo colpo d'occhio ci sono Soul Driver e Stolen Car del citato Springsteen, una Left of the Dial (The Replacements) incisa in Galles nella pausa di un tour, e ancora Dead Flowers (Rolling Stones) in versione folk stracciona, Fisherman's Blues (Waterboys) in coppia con gli amici inglesi Lucky Strikes, I Still Miss Someone di Johnny Cash e San Diego Serenade di Tom Waits, persino una sorprendente In My Life dei Beatles, che potrebbero apparire quanto di più lontano dal linguaggio del gruppo. Cover disparate che aiutano a delineare un orizzonte aperto, poi riversato nei brani originali dei Lowlands, che qui appaiono anche in varianti acustiche (Only Rain tra le più interessanti), risalendo infine alla nascita vera e propria della band, al nome stesso, quella Lowlands dei misconosiuti texani The Gourds, demo incisa nel 2005 e primo vagito di questi dieci anni così scrupolasamente testimoniati da questo doppio album.