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An Early Bird
Echoes Of Unspoken Words
[Artist First/Mightytunes 2020]


File Under: echi d'amore

facebook.com/anearlybirdmusic

di Nicola Gervasini

Avevamo già incontrato An Early Bird, nickname di Stefano de Stefano, con il bel disco d'esordio Of Ghosts & Marvels nel 2018, album che confermava la raggiunta maturità della scena indie-folk nostrana, e dopo due anni eccolo con l'atteso seguito, intitolato Echoes Of Unspoken Words. Quasi seguendo un percorso ormai obbligato nel genere (alla Bon Iver, mi viene da dire), per cui dagli scarni suoni acustici di partenza, si passa pian piano ad un folk-pop appoggiato ad eteree tastiere e interventi di elettronica, anche An Early Bird decide di arricchire la sua proposta con nuove sonorità e qualche sperimentazione in più rispetto al rigore mostrato due anni fa. Se l'interlocutorio inizio di Declaration Of Life serve a ribadire l'intenzione di affrontare temi ancora più personali, Talk To Strangers, brano che vede la partecipazione di Old Fashioned Lover Boy, è una dolce ballad finemente arrangiata anche negli impasti vocali, che introduce alla guerra tra cuori descritta da una Racing Hearts, che stilisticamente si colloca ancora negli antichi steccati dell'indie-folk più classico (come anche Fire Escape, “Ryan Adams che prende un caffè con William Fitzsimmons“ secondo la presentazione del suo stesso autore). Il disco si mantiene quindi sui toni sussurrati della sua voce (che spesso sembra quasi essere femminile) e su atmosfere evocative. One Kiss Broke The Promise parte infatti come una piano-ballad poi contrappuntata da una drum machine, State of Play simula con i synth un dialogo tra chitarra acustica e sezione d’archi, mentre The Magic Of Things ha una cadenza più da brit-pop. Registrato con l’aiuto di Lucantonio Fusaro, Claudio Piperissa e Luca Ferrari, l’album è sicuramente molto curato e complesso, e raramente si lavora di sottrazione come nell’acustica Stay, mentre molta attenzione è stata messa nei testi, attente e sofferte riflessioni sulla natura dell’amore, a volte prigione più o meno volontaria (The Prisoner), a volte luogo dove l’istinto e la passione non possono rispondere alle normali regole etiche del giusto e dello sbagliato (Mermaid Song). Disco molto interessante, che conferma la crescita di un autore italiano tranquillamente esportabile nel mondo.


 


James Meadow
A Scarecrow Sight
[James Meadow/ IRD 2020]


File Under: eleganze folk rock

jamesmeadow.com

di Fabio Cerbone

Giovane chitarrista e autore di raffinata educazione folk, ma aperto alle contaminazioni di un suono più moderno, Davide Falcone in arte James Meadow (il nome ispirato alla famosa antropologa americana Margaret Mead) approda al debutto con una qualità musicale e di scrittura che appare già solida nelle tessiture degli arrangiamenti e delle melodie. Il merito è da condividere con Luca Perciballi, che cura con meticolosità il morbido sound elettro-acustico di A Scarecrow Sight, intervenendo in fase di produzione con le sue chitarre elettriche, le tastiere e piccoli abbellimenti di elettronica. Frutto di due anni di raccolto, con canzoni scritte fra il 2017 e il 2018, registrato in trio, la formazione completata dalla batteria di Riccardo Vandelli, l’album alterna un’elegenza folk d’autore che si rifà esplicitamente, anche per ammissione dello stesso Falcone, a personaggi come Bruce Cockburn (dall’apertura di If You Keep on Walking alla dolce solitudine acustica di Mother), al quale personalmente affiancherei anche lontani echi west coast del più leggiadro David Crosby (Heavy Sky of Home), fino ad incontrare un sapore indie folk e pop più attuale (Freedom of Tools, Turbolence). La porta di James Meadow dunque resta idealmente aperta, e circondata, come suggerito dalla bella copertina, dal mondo esterno, uno sguardo su ciò che ha formato le sue esperienze (musicista in viaggio, con tappe in Europa e Canada), non solo musicali. Laureato anch’egli in antropologia, con una evidente sensibilità poetica che si riflette nei testi, attraversati dalle ombre di un’umanità ferita (il rapporto con la guerra, i rifugiati e l’immigrazione che si palesa in Legacy e Holding the Future, oltre che nella citata Mother), James Meadow sembra voler trasfigurare i suoi studi e la sua visione del mondo in musica. A Scarecrow Sight riesce nell’intento anche con una certa leggerezza (Entangled in Love) e un impasto dolciastro ed emotivo nelle melodie (We Met in a Glance), al quale servirebbe soltanto una maggiore convinzione e padronanza nella voce, qualche volta ancora troppo timida o impacciata nel dominare le canzoni. Il bel lavoro di cesellatura dei suoni per adesso aiuta a sorreggerlo.