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David Olney
Evermore + Nevermore
The Final Live in Holland Session I & II

[Strictly Country 2022]

Sulla rete: davidolney.com

File Under: For the sake of the song

di Gianfranco Callieri (27/06/2022)


Il cuore di David Olney, cantautore del New England diventato una piccola celebrità soprattutto tra colleghi della heartland quali Emmylou Harris e Steve Earle, Kevin Welch e Steve Young (tutti impegnati a rivisitarne il repertorio, emerso in prima battuta all’inizio degli ’80, con una certa assiduità), ha smesso di battere due anni or sono, quando un infarto ne ha isolato le funzioni durante un concerto (il nostro, che in anticipo sul fatale decesso ha trovato la forza di scusarsi con gli spettatori, si trovava in Florida). Non ha invece smesso di battere, per lui, il cuore di chi ne ha seguito e apprezzato le gesta se non dagli esordi tra pop e radici dei “costelliani” (nel senso dell’Elvis McManus) X-Rays, perlomeno a partire dal rigoroso percorso solista, intrapreso nel 1986 di Eye Of The Storm all’insegna di una canzone d’autore dai risvolti filosofici, condita da centinaia di riferimenti letterari, articolata tramite intense ballate e ruvide asprezze country-folk, non a caso molto lodata (in un processo di ammirazione reciproca più volte ribadito) dal texano Townes Van Zandt.

Tra questi estimatori, è quasi impossibile non citare il nome di Pieter Groenveld, fondatore dell’etichetta olandese Strictly Country sotto la cui egida sono usciti, dal 1994, ben sei album dal vivo accreditati al musicista, ciascuno di essi registrato in diverse località dei Paesi Bassi. Evermore e Nevermore, composti da incisioni live risalenti al 2016 e al 2018, rappresentano quindi il settimo e l’ottavo capitolo della serie, e grazie ai loro brani essenziali e incisivi (a esibirsi col titolare c’è soltanto il basso del fidato Daniel Seymour), allergici a ogni forma di estetismo e proprio per questo capaci di aprirsi a un’inaspettata, toccante universalità di emozioni e sentimenti, mitigano il dispiacere di chi, come lo scrivente, si era rammaricato del fatto che l’ultimo disco pubblicato in vita da Olney fosse stato Whispers And Sighs, firmato a sei mani con la cantante di origine europea Anana Kaye e suo marito Irakj Gabriel nel 2021, un lavoro certo non brutto sebbene un po’ appesantito dal caliginoso e decadente calligrafismo della cupezza nel quale l’artista, di tanto in tanto, amava indugiare.

È invece molto più ampia, paradossalmente (data la frugalità dell’assetto strumentale) ma non troppo, la varietà degli umori, dei colori e delle suggestioni attraversate dalle scalette di Evermore e Nevermore, opere complementari e parallele, entrambe costituite da 15 tracce e tutte e due testimonianza di un modo di interpretare la realtà e la scrittura dei brani da qualche parte tra il blues, la scuola degli autori texani e rimandi nostalgici alla cultura popolare del dopoguerra. Il primo emerge tramite il linguaggio secco, accigliato e a tratti cavernoso delle varie Train Wreck, Crack In The Wall, Border Town o Caterpillar, canzoni misteriose e affascinanti, circondate dallo stesso fatalismo e dalla stessa intensità di cui disponevano, più di un secolo fa, le antiche ballate su omicidi, calamità, disastri ferroviari e leggende della montagna. La seconda, invece, risplende nei sentiti omaggi al mai dimenticato Townes Van Zandt, del quale vengono interpretate Rex’s Blues e For The Sake Of The Song, e nella laconica bravura con cui Olney s’impossessa di strofe provenienti dal catalogo di gemelli in spirito quali John Prine (Speed Of The Sound Of Loneliness), Johnny Cash (I Still Miss Someone) o addirittura Buddy Holly (Everyday). I terzi, infine, aleggiano sulle divertite parafrasi di titoli del tutto inattesi, dagli Zombies di She’s Not There ai Bee Gees di New York Mining Disaster 1941 (da cui i New Trolls ricavarono la loro Una Miniera), qui commemorati con abbondanza di malinconie e sfumature tradizionaliste.

Difficile, a questo punto, consigliare un titolo a scapito dell’altro: Evermore e Nevermore, destinati a non suscitare il benché minimo interesse in chi ignori le precedenti attività del loro artefice, sono due traguardi ugualmente attendibili, e ugualmente riusciti, nella carriera (in questo caso postuma) di un uomo che del suo essere fuori tempo, fuori moda e fuori tutto ha sempre fatto bandiera. Conquistandoci integralmente allora e riuscendo a farlo, di nuovo, ancora oggi.


    

 

 

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