:: Pneumonia menù
 


Ultime recensioni:


Autori Vari
Live Forever: A Tribute to Billy Joe Shaver


Seth Avett
Seth Avett Sings Greg Brown


Steve Earle & The Dukes
Jerry Jeff

Cose recenti:

David Olney
Evermore + Nevermore
The Final Live in Holland

Eli Paperboy Reed
Down Every Road

Eric Bibb
Live from the Archives vol.2

Larry Campbell & Teresa Williams
Live from the Archives vol.1

Edgar Winter
Brother Johnny

Bob Weir & Wolf Bros
Live in Colorado

Cowboy Junkies
Songs of the Recollection

Tony Coleman &
Henry Carpaneto

Live European Tour 2019

Cat Power
Covers

Lucinda Williams
You Are Cordially Invited...A Tribute to The Rolling Stones

The The
The Comeback Special

Autori Vari
Highway Butterfly: The Songs of
Neal Casal

Jason Isbell & The 400 Unit
Georgia Blue

The Ronnie Wood Band
Mr. Luck. A Tribute to Jimmy Reed

AA. VV.
I'll Be Your Mirror. A Tribute to the Velvet Underground & Nico

Muddy Waters
The Montreaux Years

Lucinda Williams
Southern Soul

Mike Cooley; Patterson Hood & Jason Isbell
Live at The Shoals Theatre

Nina Simone
The Montreaux Years

Shannon McNally
The Waylon Sessions

Autori Vari
Songs from the Fans
Chris Cacavas 60

Mick Fleetwood & Friends
Celebrate the music of Peter Green

Lucinda Williams
Runnin Down a Dream. A Tribute to Tom Petty

New Moon Jelly Roll Freedom Rockers
Vol.1/Vol2

Joan as Police Woman
Live

A.J. Croce
By Request

David Grissom
Trio Live 2020

Belle and Sebastian
What to Look for in Summer

Steve Earle & The Dukes
J.T.

Margo Price
Perfectly Imperfect at The Ryman

Kenny Wayne Shepherd band
Straight to You Live

The War on Drugs
Live Drugs

Autori Vari
Back to Paradise. A Tulsa Tribute to Okie Music

Emma Swift
Blonde on the Tracks

Hannah Aldridge
Live in Black and White

Daniel Romano's Outfit
Okay Wow

Rich Hopkins & Luminarios
Live at El Lokal

Artisti vari
Too Late to Pray. Defiant Chicago Roots

Artisti vari
Buscadero Americana

Artisti vari
If You're Going to the City. A Tribute to Mose Allison

Big Band of Brothers
A Jazz Celebration of the Allman Brothers Band

Artisti Vari
Come On Up the House:
Women Sing Waits

The Mavericks
Play the Hits

Giant Sand
Recounting the Ballads of
Thin Line Man

Jesse Dayton
Mixtape vol.1

Hans Theessink
70 Birthday Bash

Sam Baker
Horses and Stars

Mrs. Henry
Presents The Last Waltz

Rickie Lee Jones
Kicks

Steve Earle
Guy

Tommy Castro
Killin' It Live

The Bangles; The Dream Syndicate; Rain Parade; The Three O'Clock
3x4

Mavis Staples
Live in London

Mercury Rev
Bobbie Gentry's The Delta Sweete Revisited

The Kentucky Headhunters
Live at The Ramblin' Main Fair

John Mellencamp
Other People's Stuff

JW Jones
Live

Bob Malone
Mojo Live. Live at the Grand Annex

Son of the Velvet Rat
The Late Show

Autori Vari
Epilogue. A tribute to John Duffey

Autori Vari
When The Wind Blows. The Songs of Townes Van Zandt

Bettye Lavette
Things Have Changed

Joan Osborne
Songs of Bob Dylan

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Pneumonia   tributi, cover e dischi dal vivo
Condividi

 
 

Sam Bush
Radio John: Songs of John Hartford
[Smithsonian Folkways 2022]

Sulla rete: sambush.com

File Under: Lengthy sentimental interlude


di Gianfranco Callieri (29/11/2022)

Radio John era un disco inedito del grande John Hartford, in teoria un ritorno alle radici più secche della propria ispirazione tradizionalista, con arrangiamenti minimali e senza alcuna sovraincisione dopo la sbornia di fiati e archi dei precedenti John Hartford (1969) e Iron Mountain Depot (1970). Alla fine, però, il musicista — stupefacente virtuoso di banjo e violino nonché uno degli artisti più dotati, irriverenti e originali in tutta la storia del folk americano — scelse di non pubblicarlo, preferendo dare alle stampe il leggendario Aero-Plain (1971), tra le sue opere più funamboliche, e per ascoltarlo avremmo dovuto aspettarne la definitiva sconfitta nella pluridecennale battaglia contro il cancro (cui si arrese nel 2001, all’età di 63 anni), in seguito alla quale la Camden/BMG avrebbe ristampato, su due diversi CD, ben sei dei suoi titoli storici, recuperando per l’occasione anche quello perduto di cui sopra.

Ma «Radio John» era anche il soprannome di Hartford nella prima metà dei ’60, quando costui, trasmettendo dalle frequenze della KSTL di St. Louis, Missouri (sua città d’origine), inondava l’etere non solo di qualsiasi proposta riformatrice venisse, in ambito bluegrass, old-time o folk, impressa su vinile, bensì di una serie apparentemente interminabile di storie e aneddoti riguardanti Mark Twain, il fiume Mississippi e la fabbricazione dei battelli navali, tre passioni che l’avrebbero accompagnato per tutta la vita. Dismessi i panni del conduttore radiofonico, «Radio John» indossò quelli dell’autore proprietario, senza smettere però di consumare musica altrui in quantità industriali. Fu a tal punto folgorato dall’omonimo esordio, targato 1972, dei New Grass Revival di Sam Bush (altro virtuoso, originario del Kentucky, di qualsiasi strumento a corda della tradizione, ma con leggera predilezione per il mandolino), dalla loro inaudita contaminazione (molto influenzata dagli esperimenti hartfordiani) tra suoni centenari e ingredienti ricavati dalle melodie di pop e reggae, da volergli scrivere uno strampalato “poema” (lo trovate sul retrocopertina del disco) e da stringere con il condottiero del gruppo una duratura amicizia.

Hartford, successivamente a un altro mezzo capolavoro come Morning Bugle (1972), si sarebbe preso una pausa di qualche anno per dedicarsi, da commodoro!, all’amata navigazione fluviale; nel momento di tornare in studio, l’avrebbe fatto sotto l’egida della Flying Fish di Chicago perché quella era, ai tempi, la casa discografica in cui militava Bush (e i due si sarebbero infatti divertiti, per anni, a collaborare suonando e incidendo assieme, scambiandosi pezzi e consigli, accompagnandosi in tour). Non solo, perché la coppia si sarebbe ritrovata anche nell’organico della colonna sonora di Fratello, Dove Sei? (O Brother, Where Art Thou?), diretto nel 2000 dai fratelli Coen, partecipando così alla più fortunata resurrezione mediatica vissuta dal repertorio old-timey degli ultimi anni.

foto: © Jeff Fasano, Smithsonian Folkways  

A sei stagioni di distanza dall’ultimo (e splendido) Storyman (2016), Bush ha voluto rimettersi in pista per confezionare un omaggio, decantato nel tempo, all’amico scomparso: Radio John: Songs Of John Hartford comprende infatti nove rivisitazioni (più l’inedita title-track, scritta a quattro mani dal titolare e da John Pennell) di brani appartenuti al polistrumentista del Missouri, la maggior parte dei quali proveniente da lavori dei ’70 a cui Bush aveva a vario titolo già partecipato in diretta. Nondimeno, siccome il tempo cambia molte cose, non solo dal punto di vista della neurobiologia ma proprio in termini di emozioni e sensazioni, ecco che gli sfrenati istrionismi di allora, le sperticate macellerie strumentali e gli spericolati esempi di acrobazia esecutiva rallentano, in parte si pacificano, si dischiudono per accogliere nuovi orizzonti di pensiero e sentimento. Così, se il vortice terroristico dell’antica California Earthquake poteva essere, allora, una marziale presa in giro del piagnucolio dei brani realizzati tra Nashville e dintorni, oggi, nelle mani di Bush, pur senza perdere grinta virtuosistica, diventa una magistrale riflessione sull’epoca in cui la musica — tutta la musica — voleva fermare un pezzo di mondo, o almeno del proprio mondo, in ghirlande di note e composizioni di strumenti.

Ben quattro brani arrivano dall’indimenticato (anche da Bush, a quanto pare) Nobody Knows What You Do (1976), e sono l’umoristica Granny Wontcha Smoke Some Marijuana, in parte addolcita rispetto al mulinare di corde del prototipo ma sempre travolgente, e la più melanconica Down, l’incantevole ritratto rurale di In Tall Buildings e la piena genuflessione di John McLaughlin, quest’ultima evocazione intricatissima di quando Bush e Hartford si perdevano tra le suggestioni della Mahavishnu Orchestra di Birds Of Fire (1973). Bush fa più o meno sempre tutto da solo, anche in veri e propri affreschi acustici quali I’m Still Here o nelle sottili elettrificazioni del basso che percorrono No End Of Love e A Simple Thing As Love (deliziosa); il suo gruppo viene schierato al completo solo nell’ultima Radio John, eppure il tono complessivo della traccia resta nostalgico, come se il quintetto evocasse il country-rock dei Byrds di Sweetheart Of The Rodeo (1968), dove Hartford non a caso compariva, accentuandone le trame folk e bluegrass.

Per John Hartford la tradizione rappresentava un possibile elemento di trasgressione, che Bush avrebbe poi contaminato col rock e con altri linguaggi (Tony Rice, per dire, avrebbe fatto lo stesso col jazz), da rivendicare, come spazio di libertà, all’interno di quella che negli anni ’70 già reputava essere l’omologazione dilagante di suoni e prospettive. Per il Sam Bush di Radio John: Songs Of John Hartford, quell’antico spazio è invece diventato un feticcio cui guardare con un filo di tristezza e qualche rimpianto. Naturale, quindi, scorgere nella sua cerimonia dei ricordi qualche scampolo di maniera: ma finché la maniera sarà espressa con tanta grazia e tale partecipazione, non solo ce la faremo bastare ma la celebreremo come testimonianza del cuore puro di una generazione che ha voluto, prima di tutto, restare umana.


    


 

 

info@rootshighway.it