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Autori Vari
Chicago Plays The Stones
[Chicago Blues Experience 2017]

chicagoplaysthestones.com

File Under: Stones in blues

di Paolo Baiotti (25/01/2018)

Larry Skoller, produttore e proprietario della Raisin' Music Records è stato incaricato di produrre Chicago Plays The Stones in concomitanza con l'arrivo in città della mostra itinerante "Exibitionism, The Rolling Stones". Mentre stava organizzando le registrazioni è uscito Blue And Lonesome, il disco di blues pubblicato dalla band britannica, per cui questo album è diventata una sorta di risposta al progetto degli Stones, un omaggio alla band sottolineandone le radici blues. Nelle note del cd, arricchito da un ricco booklet in formato poster con esaustive note bibliografiche sui protagonisti, Larry ricorda quanto il blues di Chicago sia il fulcro del suono dei Rolling Stones, nonché l'importanza del legame per entrambe le parti. Se da un lato è indiscutibile l'essenzialità di Muddy Waters e di altri bluesmen nella formazione della band, dall'altro gli Stones e le altre band della "British Invasion" hanno avuto un ruolo fondamentale nel rilanciare il blues presso il pubblico americano, riconoscendo sempre le loro radici e manifestando l'ammirazione verso gli "originali" che li avevano influenzati.

La scommessa di Skoller e di Vincent Bucher, armonicista, coproduttore e arrangiatore del disco, era quella di riproporre i brani degli Stones in una nuova veste, quella del Chicago Blues, cercando di rispettarne l'identità. Una scommessa vinta, in quanto Chicago Plays The Stones ci presenta dodici brani eseguiti da bluesmen di tre generazioni scelti per le loro doti vocali, che mettono in luce la vitalità musicale della città, riaffermando nel contempo la forza e la brillantezza della scrittura di Jagger & Richards. Gli artisti sono accompagnati da The Living History Band, considerata la migliore formazione locale di supporto, comprendente nomi di primo piano come Bob Margolin (chitarra), il già citato Bucher, Johnny Iguana (piano), Felton Crews (basso) e Kenny "Beedy-Eyes" Smith (batteria), che si dimostrano fondamentali per la riuscita del progetto.

Tra i musicisti coinvolti è giusto partire da Buddy Guy, uno dei grandi vecchi del blues, classe '36, ancora energico in una Doo Doo Doo Doo Doo (Heartbreaker) trasformata in un mid-tempo illuminato dalla sua chitarra, con un cameo di Mick Jagger alla voce e armonica. Billy Boy Arnold (Chicago '35) ridisegna Play With Fire in un up-tempo insinuante, evidenziando una voce ancora notevole, appena sporcata, aiutato dagli assoli di Margolin e Bucher. Appena più giovani John Primer e Jimmy Burns sono tra i più convincenti del gruppo, entrambi protagonisti in due brani. Primer, già chitarrista di Muddy Waters e Willie Dixon, solista con una carriera in crescita avviata dal '95, esegue una bruciante Let It Bleed e una Angie trasformata in uno slow blues affascinante. Da parte sua Burns converte Dead Flowers in un blues sporco e umido e Beast Of Burden in un blues scanzonato e trascinante, trattamento analogo a quello riservato dal giovane Omar Coleman a I Go Wild e da Carlos Johnson ad Out Of Control.

Billy Branch, armonicista di Willie Dixon, uno dei migliori nel suo ruolo, rilegge Sympathy For The Devil con l'aiuto di una slide rabbiosa, utilizzando l'armonica al posto della chitarra nelle parti soliste, mentre Ronnie Baker Brooks, figlio di Lonnie Brooks, affronta Satisfaction senza timore, trasformandola in un soul blues sorprendente. Meno convincente Mick Avery, vocalist dalle inflessioni soul, in una Miss You mancante di fluidità. Unica voce femminile è la cantante gospel Leanne Faine: al suo timbro potente è affidata una Gimme Shelter velocizzata ed incisiva.

Un disco meritorio, prodotto con cura e passione, pubblicato sul sito sopra indicato con il 50% del ricavato destinato a progetti benefici.


    

 

 

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