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Jason Isbell & The 400 Unit
Georgia Blue
[Southeastern 2021]

Sulla rete: jasonisbell.com

File Under: Georgia on my mind


di Fabio Cerbone (15/10/2021)

Nasce da una strana promessa l’ottavo album di studio, e il primo di sole cover, di Jason Isbell insieme ai suoi fedeli 400 unit: quella di celebrare la storica vittoria elettorale di Joe Biden alle ultime elezioni presidenziali in Georgia, rivelatosi uno degli stati chiave per il suo sorpasso ai danni di Donald Trump. Georgia Blue acquista così lo stesso colore del Partito Democratico e mostra una presa di posizione netta, niente affatto inusuale per molti artisti americani, dei quali siamo abituati a sottolineare lo schieramento e la convinzione delle proprie idee. Sgombrato il campo dalla “questione” politica, che a qualcuno era sembrata persino una provocazione, ma che Isbell ha onorato fino in fondo, l’album esprime comunque un suo valore artistico, se considerato come uno dei tanti inevitabili passaggi nella carriera discografica di un musicista di successo.

Più o meno tutti affrontano prima o poi un disco di sole cover, perché dunque negarlo a Jason Isbell e alla sua band, in netta ascesa di consensi e ormai punta di diamante di quel mondo rock d’autore che incontra le tradizioni dell’Americana. Tanto più che i proventi dell’intera iniziativa andranno a favore di alcune associazioni benefiche, Black Voters Matter, Fair Fight e Georgia Stand-Up, in larga parte impegnate nell’estensione del diritto di voto agli afro-americani e alle minoranze all’interno del complesso sistema elettorale americano.

Album dalla natura assai corale e partecipata, con diversi ospiti che si alternano alla voce solista, Georgia Blue mette in fila tredici brani e dodici artisti (ai Rem l’onore di un doppio omaggio) provenienti geograficamente da quella regione, affine peraltro all’Alabama dello stesso Isbell, nato e cresciuto fra Green Hill e Florence. È la culla della southern music, del meticciato fra country, soul e rock’n’roll, l’anima di un’America piena di contraddizioni eppure vitale nel costruire l’ossatura del linguaggio musicale che l’ha resa così affascinante. L’operazione di Isbell e compagni convince soprattutto per l’eclettica prospettiva, l’idea cioè di non fermarsi alle scelte più “scontate” e consone allo stile della band (Honeysuckle Blue dei Drivin’ N’ Cryin’ cantata dal chitarrista Sadler Vaden, una feroce Sometimes Salvation dei Black Crowes, con Steve Gorman seduto dietro la batteria, il più classico Otis Redding di I've Been Loving You Too Long, i dodici minuti jammati dell’immortale In Memory of Elizabeth Reed targata Allman Brothers) ma di aprirsi anche al mondo del rock indipendente e di autori più contemporanei (Cross Bones Style di Cat Power, Reverse dei misconociuti Now It’s Overhead), dentro un percorso che faccia emergere i numerosi contributi della terra della Georgia alla causa dell’american music.

Luci e ombre invece si alternano negli esiti delle varie versioni, qualche volta troppo “perfette” e contenute per far dimenticare gli originali, altre invece guidate da un sincero trasporto emotivo e anche da qualche invenzione. È il caso quest’ultimo della singolare apertura con Nightswimming, la dolcissima ballad pianistica contenuta in Automatic for the People dei Rem e qui adagiata nel tepore country folk di chitarre e banjo, che bene si accoppia con l’altro gioiello ritrovato della band di Athens, una Driver 8 (da Fables of Reconstructions) che Isbell canta in coppia con John Paul White, oppure ancora di una tutto sommato convincente intepretazione di I’m Through, brano di Vic Chesnutt difficile da domare nella sua intensa drammaticità. In generale The 400 Unit approcciano il materiale con molto rispetto, ma anche con quel grado di affettazione ed eleganza che strada facendo è emerso nei loro più recenti lavori, rendendo la musica di Isbell un po’ meno rustica rispetto agli esordi: nel gioco rientrano le voci femminili della compagna Amanda Shires (alle prese con la citata Cross Bones Style), di Adia Victoria (una non memorabile The Truth di Precious Bryant) di Julien Baker e Brandi Carlile (ospiti in Kid Fears delle Indigo Girls, dalla resa un po’ enfatica) e del giovane talento Brittney Spencer, scoperta dopo un passaparola sul web e voluta dallo stesso Isbell in apertura di alcune sue date, alla quale vengono affidati i classici soul It's a Man's Man's Man's World (James Brown) e Midnight Train to Georgia (Gladys Knight).

A suo modo un compendio perfetto, sebbene tutt’altro che essenziale, delle disparate influenze che muovono lo stesso songwriting di Jason Isbell & The 400 Unit, tappa di passaggio in una discografia sempre di maggior peso sul proscenio Americana, Georgia Blue sembra a volte esaurire il suo interesse più nell’iniziativa politica/benefica che non nel reale godimento delle versioni proposte.


    

 

 

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