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Gregg Allman
Laid Back

[Capricorn 1973]
[Mercury/ UMG, Deluxe edition 2019]

greggallman.com

File Under: southern songwriter

di Paolo Baiotti (31/01/2020)

Chiamato dal fratello Duane nel marzo del ’69 per cantare e suonare le tastiere nella nascente Allman Brothers Band, Gregg Allman aveva momentaneamente accantonato le sue ambizioni soliste, la passione per il soul e la scrittura cantautorale. Ma dopo lo shock causato dalla morte di Duane, in un momento di confusione e di tensione all’interno della band, priva di un leader e di direzione, incapace di reggere le pressioni e il crescente successo, il cantante inizia a registrare nei primi mesi del ’72 dei demos acustici di brani che non sembravano adatti al suono chitarristico del gruppo. Durante le prime sessioni di Brothers & Sisters presenta ai colleghi la canzone Queen Of Hearts che viene rifiutata.

In realtà Gregg non è molto lucido in quel periodo: intorpidito dai superalcolici e dagli stupefacenti, non è in grado di spingere il brano nel modo giusto e forse non ne ha neanche voglia. Ha bisogno di uno spazio solista, si sposta negli studi della Capricorn per registrare altri brani e trova una spalla nell’amico Johnny Sandlin, che si offre come produttore, lo stesso ruolo che stava ricoprendo nel nascente disco della band. Gregg gli affida il compito di trovare i musicisti e Johnny lo svolge egregiamente chiamando il giovane Chuck Leavell alle tastiere (già con Dr. John), i chitarristi Scott Boyer e Tommy Talton della band Cowboy, il batterista Bill Stewart e il bassista Charlie Hayward (sostituito in alcune tracce dallo stesso Sandlin). Le sessioni di Laid Back iniziano nel marzo del ’73, quando Brothers & Sisters è già pronto (verrà pubblicato nell’agosto del ’73 e resterà per cinque settimane al n. 1 negli Stati Uniti) e vi partecipano saltuariamente anche i colleghi Jaimoe e Butch Trucks.

Il disco ricalca lo stile cantautorale voluto da Allman, diviso tra brani originali e covers che sottolineano la splendida voce soul dell’artista e la sua vena dolente e malinconica, evidenziando le differenze dal suono della band di provenienza già nell’opener Midnight Rider, pubblicata originariamente sull'album Idlewild South, qui con un piano elettrico rhythm and blues, la slide di Talton e degli archi avvolgenti. Ascoltando Queen Of Hearts non si capisce come i colleghi non l’abbiano voluta incidere: è una ballata soul sontuosa, interpretata magnificamente, con il sax jazzato di David Newman (Ray Charles, Herbie Mann) e il piano di Leavell. Please Call Home, anch’essa tratta da Idlewild South, si trasforma con un coro gospel e i fiati, seguita dalla mossa Don’t Mess Up A Good Thing, un errebi dei primi anni sessanta colorato da venature di New Orleans.

Il secondo lato si apre con la intima e accorata These Days, un brano di Jackson Browne (che Gregg aveva conosciuto in California prima di entrare nella Allman Brothers Band) già inciso nel ’67 da Nico, prosegue con la melodica e sofferta Multi-Colored Lady e con la raffinata cover di All My Friends di Scott Boyer in cui spiccano il dual guitar sound e le influenze gospel, chiudendosi con il tradizionale Will The Circle Be Unbroken, speziato di sapori sudisti, in cui Gregg è affiancato dal coro di una chiesa di Macon. Otto brani per trentasei minuti senza un secondo di troppo e senza un attimo sprecato, che ridanno fiducia al musicista. Un disco rilassato (come recita il titolo) e riflessivo che, pubblicato nell’ottobre del 1973, sale al n. 13 in Usa, superando il mezzo milione di copie di pochi mesi.

La recente deluxe edition doppia aggiunge ben 26 brani di cui 16 inediti, gli altri già pubblicati sulla magnifica raccolta One More Try del ’97, purtroppo ritirata dal mercato su richiesta di Gregg a causa di problemi di natura legale con l’ex manager Phil Walden. Non sono tutti indispensabili (gli early mix aggiungono poco), ma hanno il pregio di dare un quadro completo delle registrazioni, con i primi demos acustici e altri full band senza gli archi. Di particolare interesse alcune outtakes come la dolente Never Knew How Much che verrà ripresa alcuni anni dopo dalla riformata Allman Brothers Band su Brothers Of The Road, la splendida God Rest His Soul dedicata a Martin Luther King, già incisa nel ’68 con il fratello Duane, qui sia in versione acustica che con la band, il blues minimale Rollin’Stone, l’acustica Shadow Dream Song di Jackson Browne, una These Days con la pedal-steel, un’ottima Midnight Rider dalle prove del tour con il piano di Leavell in evidenza e una pregevole versione di Wasted Words del ’72 con Johnny Winter alla slide, Buddy Miles alla batteria e Berry Oakley al basso.


    

 

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