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Scott H. Biram
Sold Out To The Devil: A Collection Of Gospel Cuts By The Rev. Scott H. Biram

[Bloodshot 2019]

scotthbiram.com

File Under: Preachin’ the (one-man-band) punk-blues

di Gianfranco Callieri (16/01/2020)

Mentre la sua discografia si appresta a raggiungere il capitolo numero dieci (previsto per la prossima stagione), arriva anche per Scott H. Biram il momento di essere coinvolto nei festeggiamenti per il venticinquesimo compleanno della Bloodshot (sua etichetta dal lontano 2006), decisa a celebrare il proprio assistito non tramite una semplice antologia ma con una raccolta di suoi pezzi a carattere, diciamo così, religioso. Trattandosi tuttavia del repertorio dell’artista texano, e quindi di un musicista abituato a frantumare le proprie schegge di follia in un ossessivo, brutale compendio di marciume country e bluesacci sgretolati (entrambi riconducibili all’estetica del punk, se a questa attribuiamo uno scarso o nullo interesse per la calligrafia «di genere»), si può ben capire quanto la componente sacra di Sold Out To The Devil: A Collection Of Gospel Cuts By The Rev. Scott H. Biram sia da prendersi con le pinze, le molle e, aggiungerei, pure un bel paio di guanti in materiale isolante, così da non ritrovarsi le mani escoriate a causa d’una pioggia di scosse elettrostatiche.

E difatti, in queste dieci canzoni, due ripescate dal secondo e introvabile album di Biram (l’autoprodotto Preachin’ And Hollerin’ del 2002), sette provenienti dai cinque dischi realizzati tra il 2006 e il 2017, una interpretata per l’occasione (si tratta di una furiosa rilettura, in apparenza registrata presso uno sfasciacarrozze, della Broadminded con cui i Louvin Brothers, nel 1952, spiegarono al loro pubblico come l’essere «di larghe vedute» fosse sinonimo di «peccato»), religione, fobie, incubi e possessioni si identificano fino a dissolversi le une nelle altre, tutte confluenti in un unico, ininterrotto rantolo primordiale dove non è facile distinguere il confine tra la bestialità dell’animo umano e il suo tendere alla vita eterna.

C’è da supporre, però, che le intenzioni dell’autore siano sempre state, in fondo, proprio queste, e cioè mostrare di quali lacrime e di quale sangue (nonché di quali sclere arrossate, volti incupiti, animi a pezzi, grida, rabbie, irrazionalità assortite) grondi lo scettro dell’Altissimo, o meglio, la nostra pretesa terrena di avvicinarlo e afferrarne il mistero. Il risultato è a tratti sorprendente, in senso buono (soprattutto nei dintorni di Been Down Too Long, in cui l’intreccio tra latrati e distorsioni chitarristiche finisce per somigliare a una versione metal di Elmore James), e a tratti sconcertante, in senso altrettanto buono, per carità, sebbene di quando in quando il sospetto d’un tentativo di spiazzare l’ascoltatore con qualche trucco a buon mercato si faccia sentire (la sudicia slide di John The Revelator, per quanto deformata, l’avremo già sentita un milione di volte, e così pure gli sgangherati effetti vocali di Gotta Get To Heaven).

Eppure, Biram dimostra di sapersela cavare anche rallentando e asciugando un po’ la sua feroce batteria di schiamazzi (valga a titolo d’esempio la malinconica parafrasi, dimessa e quasi «ambient», della tradizionale Amazing Grace): se questo accade, lo si deve alla serietà assoluta del suo dettato sonoro, grezzo e dirompente nel linguaggio ma, a ben vedere, mai dissacrante, né demistificante o irridente come lo fu, per dire, quello del conterraneo Reverend Horton Heat (parlandone, in termini artistici, da vivo); scorticato e minaccioso ma non certo scettico nei confronti della materia trattata; allucinato, punkeggiante e deragliato ma mai derisorio verso il culto e i suoi praticanti. Per questo di Sold Out To The Devil: A Collection Of Gospel Cuts By The Rev. Scott H. Biram si potrebbero elencare a lungo gli ovvi difetti — la ripetitività, il limite espressivo costituito da una fisionomia strumentale a dir poco scheletrica, la tendenza a sacrificare la profondità del discorso sull’altare dell’efferatezza grafica etc. Anche se, davanti alle sue traiettorie, incandescenti soprattutto per gli eventuali neofiti cui il progetto si rivolge, sarebbe assurdo negarne la forza e il trasporto, la carica esplosiva e i gesti mozzafiato.