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Peter Rowan
Texican Badman

[Appaloosa/ IRD 2017]

facebook.com/appaloosarecordsitalia

File Under: progressive country

di Fabio Cerbone (15/03/2017)

Anni fertili quelli in cui il rock americano scopriva le radici e viceversa, incrociando le strade che dalla California portavano a Nashville, dalle trame progressive e psichedeliche volgevano lo sguardo alla strumentazione tradizionale e ai linguaggi in apparenza lontani del bluegrass e del country rurale. Tutto il decennio dei Settanta rappresentò una fioritura di questo fenomeno e in quel guazzabuglio di musicisti e battitori liberi, un ruolo importante lo ha ricoperto senz'altro Peter Rowan. Chitarrista, mandolinista e autore, originario di Boston, Rowan ha lasciato le sue impronte su alcuni dei progetti di maggiore culto di quella strana alchimia sonora definita come newgrass o per altri 'country progressivo', nient'altro che nuove generazioni cresciute con il rock'n'roll e disposte a contaminare la musica dei padri. La gavetta nei leggendari Bluegrass Boys del maestro Bill Monroe, quindi le incursioni nel suddetto genere con Seatrain, Earth Opera e soprattutto Old and in the Way, idealizzata creatura dell'old time music rivisitata, insieme a David Grisman, Vassar Clements e Jerry Garcia. Come dire l'intellighezia di quel matrimonio fra antico e moderno di cui sopra, scuola che insegna tutto a Rowan, poi divenuto negli anni un session man richiestissimo.

Tra le tante collaborazioni più o meno estemporanee e le formazioni frequentate in quella lontana stagione, c'è anche il tempo per un'eclettica carriera solista, produzione significativa seppure defilata della quale fa parte anche il qui presente Texican Badman, ufficialmente secondo lavoro a suo nome, pubblicato nel 1980 dall'italiana Appaloosa fondata da Franco Ratti (produttore esecutivo del progetto) e oggi ripescata dalla stessa etichetta. L'occasione è curiosa per riscoprire quella parte del cammino del rock delle radici, anche se un lavoro brillante di rimasterizzazione e una cura maggiore del prodotto (qualche nota in più non avrebbe stonato) poteva rendere più appetibile l'album. Qui resta soltanto la qualità della musica e certamente l'attenzione che potrebbe suscitare il disco per le presenze accreditate insieme a Peter Rowan: inciso in parte in studio e in parte dal vivo, in un periodo lungo che va dall'aprile del 1974 al marzo del 1979, Texican Badman mette in fila personaggi come i citati Jerry Garcia (chitarre e pedal steel) e David Grisman (inconfondibile il suo mandolino) e ancora Flaco Jimenez (campione dell'accordion tex mex), la batteria di Bill Kreutzmann (Grateful Dead) e gli stessi fratelli di Peter Rowan alle armonie vocali.

Tutti al servizio di una musica che miscela country rock dai forti sapori del South West americano in Sweet Melinda e On the Blue Horizon, episodi che in fondo non cadono lontani da ciò che gli stessi Grateful Dead scoprirono anni prima in opere come 'American Beauty' (e che oggi sono riflessi nei dischi di band come Railroad Earth o String Cheese Incident), per spostarsi quindi su un terreno più strettamente tradizionalista, qui ben simboleggiato dalla cover del classico di Hank Williams I Can't Help It (If I'm Still in Love With You), versione rivista in salsa messicana con l'ospite Flaco Jimenez, che sfuma e si collega alla successiva Squeeze Box Man, intreccio fra blues e godereccio tex-mex. Chi fa davvero la parte del leone però nel marcare il repertorio è Terry Allen: del cantautore texano Rowan sceglie ben quattro brani, tra i quali la stessa title track, What of Alicia e l'accoppiata acustica di Four Corners e A Vacant Sea. Queste ultime due arrivano da un'incisione al mitico Armadillo World Headquarters di Austin, tempio di cowboy e hippie negli anni Settanta e delle famose adunate di Willie Nelson.

Quel clima è riflesso in parte anche in Texican Badman, seppure il disco resti discontinuo e un po' naif nella sua concezione, senz'altro non al livello di altre opere fondamentali di quell'epoca (lo stesso Terry Allen toccherà altre vette con le sue canzoni). Rowan sembra semmai lasciarsi guidare da un puro sentimento di comunione artistica con i suoi collaboratori, un senso comunitario che traspare da queste registrazioni un poco datate e non sempre in grado di reggere il confronto con quelli che sono stati i frutti più maturi di quella stagione musicale.