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Waylon Jennings
Singer of Sad Songs; The Taker/ Tulsa; Good Hearted Woman; Ladies Love Outlaws
[Morello/ Cherry Red 2021]

Sulla rete: cherryred.co.uk

File Under: before the outlaws revolution

di Fabio Cerbone (17/07/2021)

A Nashville la storia la conoscono tutti: nel 1972 il texano Waylon Jennings spedisce una cartolina con tanti saluti a quell'industria discografica che per un decennio lo aveva costretto in una formula musicale a lui poco congeniale; assume un nuovo manager, Neil Reschen, che farà la sua fortuna, rinegoziando il contratto con la temibile RCA; si porta in studio la sua band personale, The Waylors; infine si mette alla testa del rinnovamento dell’Outlaw country, diventandone il musicista più rappresentativo per immagine e suono. È andata più o meno così, anche se i dettagli spesso si confondono con la leggenda, ricamandoci intorno quel tanto che basta per creare il senso di una rottura generazionale. Che una una rivoluzione fosse in atto all’alba del decennio è innegabile: in città erano apparsi “nuovi cowboy”, autori dalla sensibilità letteraria come Kris Kristofferson o il misconosciuto Mickey Newbury, e persino Bob Dylan era passato da quelle parti lasciando l’impronta sullo skyline di Nashville. Il mondo della country music era costretto a fare i conti con il vento del cambiamento e della controcultura. Le lusinghe pop delle produzioni di Chet Atkins e Billy Sherill, che avevano dominato il mercato per tutti gli anni Sessanta, lasciavano adesso il campo aperto a un sound più brusco, elettrificato e in rotta di collisione con il folk rock.

L’operazione di recupero del marchio Morello/ Cherry Red (sezione di ristampe dedicata in modo particolare a dischi dimenticati di area country), già in azione di recente con il catalogo di Lefty Frizell, si inoltra proprio in quel periodo di mezzo vissuto da Waylon Jennings nel passaggio fra i due decenni, in uscita dal recinto del cosiddetto "Nashville sound", e in procinto di indossare gli abiti da “fuorilegge”. Nella collaudata proposta del doppio cd che riunisce ben quattro album originali, la ristampa in questione chiarisce una volta per tutte come Jennings non sia diventato l’eroe outlaw all’improvviso, sbucando dal nulla, semmai portando a maturazione un’idea che aveva già sondato con piccole, grandi intuizioni proprio in questi dischi: Singer of Sad Songs del 1970, lo splendido The Taker/ Tulsa del 1971, l’accoppiata di Good Hearted Woman e Ladies Love Outlaws del 1972. Nello sguardo d’insieme restano episodi niente affatto minori, per qualità del repertorio affrontato, per forza interpretativa (la voce di Jennings è una delle più potenti e miracolose del genere, da sempre) e anche per alcune illuminazioni musicali negli arrangiamenti.

Spesso dimenticati, quando non esplicitamente rinnegati, anche dallo stesso Jennings, i quattro episodi discografici oggetto di questa ristampa meritano invece nuova luce, in diversi momenti testimonianze di quel mondo country, per nulla conservatore, che cercava piuttosto con intelligenza di ibridarsi con il gusto folk rock e pop dell’epoca. Jennings, un veterano che inseguiva il colpo di fortuna sin dalla fine dei Cinquanta, quando si ritrovò a suonare il basso nella band di Buddy Holly, era già reduce dai tentativi di Brown Eyed Handsome Man, fortunata cover di Chuck Berry, e soprattutto di McArthur Park, brano del grande autore pop Jimmy Webb. Quando il pigmalione alla RCA, Chet Atkins, che aveva fatto il bello e il cattivo tempo sulla carriera altalenante di Jennings, molla la presa e apre alla presenza di un personaggio come Lee Hazlewood, chiamato alla produzione di Singer of Sad Songs, le cose cominciano a muoversi in un’altra direzione. Waylon non ha ancora la libertà di utilizzare i suoi musicisti, ma il tocco eccentrico di Hazlewood e la scelta dei brani, che dal mondo tradizionale si spostano verso l’imperante regno dei songwriters (No Regret di Tom Rush, il classico If I Were a Carpenter di Tim Hardin, la stessa She Comes Running firmata da Hazlewood) e del rock (una curiosa rivisitazione di Honky Tonk Woman degli Stones), indicano che una nuova strada è stata imboccata.

Jennings è un uomo al crocevia: volto tirato, anni di abusi con le anfetamine, dividendo camere di motel con l’amico Johnny Cash, e un paio di matrimoni falliti alle spalle, lo hanno reso un uomo più duro e spietato, anche se qui sembra prendere le misure, aggrappandosi comunque alle certezze di Ragged But Right (George Jones) o del tradizionale Rock, Salt and Nails. La sola title track, che vede ancora al timone Danny Davis come produttore, otterrà un timido successo come singolo, mentre il resto del materiale, inciso per la prima volta in California, utilizza tre diversi chitarristi, asciuga il suono con un tocco country folk più contemporaneo e prova ad avventurarsi in un mondo sconosciuto.

Meglio ancora farà il successivo The Taker/ Tulsa, l’autentico gioiello da riscoprire all’interno di questa doppia ristampa, che riporta Jennings dalle colline di Hollywood a Nashville, con il nuovo produttore Ronny Light ad affiancare l’esperto Davis e soprattutto una scaletta che saccheggia letteralmente il materiale del nuovo astro nascente in città, Kris Kristofferson. La differenza non è da poco: album breve, dieci brani e neppure mezz’ora di durata, tutto il suo fascino è costruito intorno all’omonimo brano The Taker, che lo stesso Kristofferson inciderà soltanto l’estate successiva in occasione del suo secondo album. Waylon intuisce il nuovo slancio poetico di queste composizioni, lontane dai luoghi comuni del genere, e prende in prestito dall’amico Kris anche il dramma di Casey’s Last Ride (vocalmente un capolavoro), la romantica Lovin’ Her Was Easier (Than Anything I’ll Ever Do Again) e la ben nota Sunday Morning Coming Down, sulla quale aveva messo gli occhi anche Johnny Cash. Il resto mantiene le promesse di un cambiamento in atto, con un sound più affilato che emerge negli altri singoli, una risonante Missisippi Woman e il crescendo emozionale di (Don't Let the Sun Set on You) Tulsa. Seppure manchi ancora all’appello lo stretto rapporto con la band, che scolpirà nella pietra il successo di Jennings negli anni seguenti, è il tono della sua voce a esprimere una diversa convinzione.

La stessa che traspare in parte nel successivo Good Hearted Woman, album del 1972 che soffre un poco la girandola di produttori coinvolti e il collage di incisioni che sono utilizzate per tenere insieme le due facciate. Il suono però è irrimediabilmente mutato, Jennings ha compreso il suo pecorso eche da lì non tornerà indietro. La sola Good Hearted Woman si farà largo in classifica, sebbene il disco contenga comunque altre curiosità che pescano a piene mani tra i nuovi autori in ascesa in quel periodo, saltando dal Gordon Lightfoot di The Same Old Lover Man al Tony Joe White di Willie and Laura Mae Jones (ideale per le tonalità dense di Waylon), così come non mancano di fare la loro apparizione gli amici Willie Nelson, di cui Jennings riprende It Should Be Easier Now, e il solito Kristofferson con To Beat the Devil. L’iconica copertina a tema western di Ladies Love Outlaws chiude questo viaggio di iniziazione verso l’insorgenza di un “outlaw”, giustamente rappresentato dall’omonima canzone che ne diventerà uno dei primi, gloriosi simboli. Il brano è firmato dallo sconosciuto ed emergente Lee Clayton, uno dei cantori minori e dimenticati di quell’epoca: Jennings amplifica con la sua intepretazione l’aura un poco compiaciuta e “machista” della composizione, che apre ad un’altra serie di incisioni, molte sotto forma di semplici demo, poi completate con il lavoro di studio del produttore Ronny Light e di una squadra di musicisti di prima categoria. Siamo ancora nel novero dei turnisti di Nashville, ma appare già la pedal steel dell’inseparabile Ralph Mooney, che dona la sua Crazy Arms, e il resto del materiale scorre spedito sulle ali di un honky tonk sanguigno inframmezzato da oasi country folk e qualche coro femminile dai profumi sudisti. Svettano Delta Dawn e la dolcissima Frisco Depot di Mickey Newbury, di tanto in tanto sostenute da qualche inevitabile riempitivo.

Eppure la liberazione definitiva dalle catene di Nashville è dietro la curva: suono e attitudine sono già presenti, Jennings dovrà solo trovare la chiave definitiva per scardinare le ultime regole del passato, e tutto ciò emergerà l’anno successivo con il manifesto di Honky Tonk Heroes e l’incontro con un altro texano testardo e dalla pella dura, Billy Joe Shaver. Da lì in poi sarà la gloria.