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Lee Fardon & Band
Mayday. The Live Recording
[New Shot 2024]

Sulla rete: newshotrecords.com

File Under: beautiful losers


di Fabio Cerbone (24/04/2024)

È dalle backstreets di Londra che emerge la voce di Lee Fardon, autore inglese con una carriera sfortunata e piena zeppa di occasioni mancate, forse anche “colpa” di un destino da outsider che non lo ha mai davvero aiutato a imporsi per la qualità incontestabile delle sue canzoni, specialmente quelle appartenute alla prima parte della sua quarantennale storia artistica. Nome di culto che ha sempre avuto il sostegno della stampa specializzata, dato inversamente proporzionale al successo di pubblico, e un’attenzione particolare proprio in Italia, Fardon è stato per una breve stagione, tra le fine dei 70 e l’alba degli 80, uno dei possibili nomi nuovi di quella canzone folk rock che attingeva alla lezione dei maestri (Bob Dylan e Van Morrison le stelle polari del nostro protagonista) e la innervava con l’energia inedita del punk, lui che proveniva dalla scena londinese del pub rock e aveva stretto amicizia anche con un giovane Mark Knopfler (Fardon avrà occasione anche di andare in tour come spalla dei Dire Straits).

Album quali l’esordio Stories of Adventure e il successivo The God Given Right, forse il vertice personale dell'autore, all’epoca pubblicati per l’indipendente Aura records, dopo che Fardon era stato bellamente scaricato dalla più solida Arista, rappresentavano una sorta di declinazione inglese di quello che musicisti come Elliott Murphy, Willie Nile, Steve Forbert, e naturalmente il più fortunato e conosciuto Bruce Sprinsgteen, stavano offrendo alla scena americana. Il suono di Fardon era livido e romantico, aveva un’anima dylaniana e un beat che si nutriva a distanza della nuova onda punk rock, pur mantenendo un’impostazione da songwriter classico, cresciuto dopo la rivoluzione dei sixties. Tutto questo non bastò a farne una stella, semmai un irregolare che negli anni avrebbe purtroppo diradato le sue uscite discografiche, ritrovandosi spesso senza etichetta, oppure tornando a più riprese con album poco pubblicizzati, fino sostanzialmente a eclissarsi.

Curioso dunque che il primo live ufficiale di Fardon, se non abbiamo fatto male i conti, arrivi proprio da una registrazione italiana, una delle tante recuperate dall’interessante catalogo dalla New Shot, etichetta specializzata in questa ricca offerta di concerti inediti. Mayday. The Live Recording, come sempre approvato dall’artista stesso, il quale scrive anche due note appassionate di ricordo del tour italiano all’interno del libretto (il resto dello scritto è opera di Renato Bottani della stessa New Shot), presenta diciasette brani proposti da Lee Fardon con la band nel maggio del 2008, di passaggio sul palco dell’Auditorium di Bergamo, una delle numerose iniziative organizzate dall’associazione Soffia nel Vento, molto sensibile nel dare spazio ai “margini” del rock d’autore (personalmente ricordo, tra gli altri, Willie Nile, Dirk Hamilton, Chris Cacavas, Jack Hardy…).

Una scaletta abbondante e una buona resa sonora, che mostrano il desiderio di Fardon di dare spazio soprattutto alle composizioni più recenti, in particolare quelle contenute nell’ultimo arrivato Compassion, comeback album dei primi anni Duemila dal quale sono ripescate ben sette tracce, alternate al materiale storico proveniente dai suoi primi e più celebrati lavori. Accompagnato da un quartetto in cui spiccano la chitarra solista di Tony Wilson e le tastiere di Charlie Hamblin, mentre la sezione ritmica è nelle mani del fratello Colin Fardon (basso) e di Robert Reeve (batteria), Lee Fardon (anche chitarra ritmica) sembra inseguire un baricentro, combattuto fra l’impostazione più nervosa e rock del suo passato, da cui spuntano Sleepwalking, Together In Heat, If I Can't Have You, la stessa The God Given Right, e quella più intima, anche percorsa da venutare bluesy, del presente.

Qualche volta ne fa le spese l’intensità dell’interprete, con una voce un po’ zoppiccante in diversi passaggi, sebbene la band provi a tenere il drive serrato in più di un’occasione, dando spazio quando serve alla solista di Wilson, ma soprattutto cercando di arricchire la parte melodica con gli spunti del piano di Hamblin, forse l’elemento più brillante in seno al gruppo. Ci sono piacevoli e dimenticati recuperi dal repertorio che Fardon ha seminato negli anni, anche in opere poco fortunate, come testimoniano Broadway, Saturday Night e Anger And The Rest, mentre gli episodi del citato Compassion offrono alti e bassi, ma con una nota di merito, anche da un punto di vista lirico, per Jesus Song e Sons Of Plunder.

Se il contenuto di Mayday. The Live Recording può incuriosire soprattutto chi ha sempre riservato un posto speciale alla musica di un autentico “beautiful loser” come Lee Fardon, per tutti gli altri potrebbe essere quanto meno la molla per mettersi sulle tracce dei suoi primi lp, dispersi tra gli splendidi “forati” del rock’n’roll.