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Shemekia Copeland
America's Child
[Alligator/ IRD 2018]

shemekiacopeland.com

File Under: bluesy americana

di Fabio Cerbone (10/09/2018)

Esordiente a diciotto anni, figlia d'arte con l'ombra del padre, lo scomparso chitarrista Johnny Copeland, a proteggerla, Shemekia è stata per molto tempo una promessa della scena blues, poi divenuta realtà con i numerosi premi che le hanno assegnato riviste e festival di settore. Eppure non aveva mai raggiunto la maturità di un disco come America's Child, forse il suo lavoro più ambizioso e riuscito, perché navigando in parte fuori dalle acque conosciute della tradizione cerca di unire le robuste radici dell'artista con un suono rock e anche qualche incursione nell'Americana. Prodotto a Nashville da Will Kimbrough, la cui chitarra marchia a fuoco ogni singolo episodio, impreziosito dalle collaborazioni di musicisti come Al Perkins (storica pedal steel in città), Steve Cropper (chitarre) e J.D. Wilkes (armonica), America's Child sceglie una manciata di brani che portano la firma, tra gli altri, di Mary Gauthier (Americans), John Prine (in duetto nella sua Great Rain), John Kahn (anche produttore esecutivo dell'intero progetto), oltre che del padre Johnny (Promised Myself) e di Ray Davies dei Kinks (con il classico rivisitato I'm Not Like Everybody Else).

Il repertorio fa la differenza, come si dice in questi casi, e al resto ci pensa l'interpretazione energica e potente della voce di Shemekia, che non possiede forse le sfumature di altre protagoniste del genere, ma ha l'autorevolezza di una sacerdotezza del blues per convertire ogni singolo ascoltatore. Una marcia in più è anche racchiusa dalle tematiche che alcuni episodi di America's Child sprigionano: la ricerca di un equilibrio, di una speranza in un mondo sempre più controverso e in conflitto. "Non abbiamo tempo per odiare" canta Shemekia Copeland in Ain't Got Time for Hate, apertura che non lascia dubbi sul messaggio che vuole trasmettere con il suo canto: il brano serpeggia fra chitarre rock blues paludose, mentre un cast stellare di coriste (Mary Gauthier, Emmylou Harris, Gretchen Peters….) sostiene i desideri pacifisti di Shemekia.

La nascita di un figlio nel 2016 è la chiave per comprendere questo disco e l'idea di America e di americani che ha in mente l'artista: proprio Americans, il citato brano della Gauthier, sembra proporre un'immagine multiculturale e aperta di società in netto contrasto con l'attuale ideologia dell'amministrazione Trump. Il sound viaggia verso New Orleans con un lavorio della steel guitar di Paul Franklin, prima di virare verso un classico slow blues elettrico con Would You Take My Blood? L'alternanza di momenti più canonici e rispettosi dell'educazione gospel blues di Shemekia con influenze di inclinazione Americana è la scelta vincente dell'album a livello musicale: sul primo versante si distinguono il brano del padre Promised Myself, Such A Pretty Flame e la già citata I'm Not Like Everybody Else di Ray Davies, trasformata in un trascinante episodio di southern rock blues, sul secondo invece emergono la rootsy Smoked Ham And Peaches, con la partecipazione di Rhiannon Giddens al banjo, e il movimentato rock'n'roll The Wrong Idea, che pare sprigionare l'energia di un classico dei Blasters. La chiusura è affidata al traditional Go To Sleepy Little Baby, per sole chitarra acustica e voce, dolce filastrocca, immaginiamo dedicata al figlio, che sembra volerlo proteggere auspicando un mondo più fraterno.