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Taj Mahal Keb' Mo'
TajMo
[Concord 2017]

tajmo.com

File Under: soul- blues caraibico

di Paolo Baiotti (03/07/2017)

Henry Saint Clair Fredericks (New York 1942), per tutti Taj Mahal, considerato uno dei principali protagonisti della contaminazione del country-blues con elementi di world music (dai Caraibi all'Africa e all'Oceania) e Kevin Roosevelt Moore (Los Angels 1951), per tutti Keb' Mo', cantante e chitarrista, artista di riferimento nell'ambito del blues moderno, ovvero di un genere che ha incorporato nel blues elementi di folk, rock, jazz e pop, hanno episodicamente collaborato in passato (Taj ha anche avuto un ruolo nel primo contratto discografico ottenuto da Keb'), ma per la prima volta hanno deciso di incidere insieme in studio in un progetto organico paritario che prende il nome da entrambi e che li porterÓ in giro per il mondo a partire dal mese di giugno.

Accumunati dalla capacitÓ e dal gusto di contaminare, da una forte personalitÓ e da due voci riconoscibili (pi¨ roca quella di Taj, pulita e melodica quella di Keb') hanno registrato il disco a Nashville nel corso di un paio d'anni componendo gran parte del materiale. Il risultato Ŕ un album raffinato, solare, melodico, forse un po' troppo levigato nel suono, leggero e radiofonico, che riflette il carattere dei protagonisti e le loro intenzioni. Il blues e il rhythm and blues sono la base, fortemente contaminati da sapori caraibici, elementi africani, deviazioni pop, con un corposo uso dei fiati, principalmente in ritmica. Gli episodi pi¨ vicini al blues canonico sono l'iniziale Don't Leave Me Here, un up-tempo irrorato dai fiati e dalla suadente armonica di Billy Branch, la cover di She Knows How To Rock Me in equilibrio tra blues e rock and roll e il classico di John Estes Diving Duck Blues (giÓ inciso da Mahal nel '68) in una versione acustica nella quale spicca la slide di Keb'.

L'influenza di Taj Ŕ evidente in All Around The World, un errebi spruzzato di reggae, allegro e coinvolgente, nella ritmata Shake Me In Your Arms (con la chitarra pungente di Joe Walsh) e nella corale Soul, dominata dalle percussioni (c'Ŕ anche Sheila E.) e dal profumo di caraibi, con un mosso break jammato con i fiati in primo piano e il flauto di Nestor Torres. Pi¨ vicine alla sensibilitÓ di Keb' Mo' la ballata Om Sweet Om (un po' zuccherosa) con la voce di Lizz Wright e il soul venato di pop Ain't Nobody Talkin' con un'accennata cadenza latina e l'intervento calibrato della solista di Keb'. Sorprendono la cover di Squeeze Box di Pete Townshend (da Who By Numbers) che assume un colorito solare tra zydeco e caraibi e una morbida ripresa di Waiting For The World To Change di John Mayer con Bonnie Raitt ai cori che si tinge di tonalitÓ gospel.

Un disco complessivamente riuscito, vivace, da ascoltare (se si pu˛) sul bordo di una piscina sorseggiando un Mojito o un Daiquiri.