Luciano Federighi - On
The Streets Of Lonelyville
[Pus(H)in Records 2010]
Gianluca Salvadori & Friends
- Due
Passanti [Pus(H)in
Records 2010]
In un suo libro del 1996 intitolato Cielo di terremoto (edito da Pacini, editore
anche della collana Fanclub sponsorizzata da Rootshighway) Luciano Federighi
(storica firma della rivista Musica Jazz) inscenava una sorta di road story per
gli Stati Uniti a base di jazz e blues, dove la storia finiva quasi per essere
un pretesto per raccontare una terra dove società e musica finiscono sempre per
coincidere. Lui d'altronde al blues e al jazz ha dedicato molti saggi e anche
alcuni dischi, (15
Minutes & 30 years è passato anche sulle nostre pagine), il primo dei
quali (In A Blizzard Of Blue ) fu edito nel 1989 dalla mitica etichetta varesotta
Splasc'h. E proprio la storica casa di tanti grandi dischi del jazz italiano si
è recentemente sdoppiata in una co-marca chiamata Pus(H)in Records, dedita a sperimentare
territori al di fuori del jazz. On The Streets Of Lonelyville infatti
è l'ultima opera di Federighi, un disco nato per essere blues, ma che finisce
per impantanarsi presto nel fango del Mississippi, garantendogli a questo punto
il titolo di Dr. John italiano vista la somiglianza della voce. Ma Lonelyville
è quasi un luogo della mente, dove s'incontrano tutte le culture musicali americane,
citato indifferentemente da Frank Sinatra, Porter Wagoner o Georgie Jones come
si apprende dal retro-copertina, ma è anche il luogo di queste 14 canzoni autografe
(a parte la jazzata From 12:30 To Forever),
che tra blues (Too Much Of A Good Thing),
New Orleans funky (la frizzante Unlock The Door To Baltimore)
e tanto del Dr John più innamorato del jazz, ci porta in un viaggio lungo (55
minuti) nella musica d'oltreoceano, attraverso la lezione di un professore in
materia e di uno stuolo di ottimi musicisti italiani. Didattico, ma con passione.
(
7) (Nicola
Gervasini)
www.pushin-records.com
Visto che su queste pagine parliamo spesso e volentieri di un ex pilota di elicotteri
militari (Kris Kristofferson), perché non volgere lo sguardo anche sulla musica
nostrana e scoprire così le canzoni di Gianluca Salvadori, un vecchio pilota
di aerei di caccia del nostro esercito. Fiorentino, classe 1948, Salvadori è uno
strano caso di pensionato che invece di passare gli anni di riposo imbesuendosi
davanti alla tv, ha deciso di dare corpo ad una mai sopita (e mai sviluppata)
passione musicale. Se Musica e Sudore del 2009 era un timido approccio al mondo
discografico, Due Passanti, prova a buttarsi nella mischia con più
convinzione e una buona produzione che unisce in un mix affascinante musicisti
di estrazione jazz e folk. I riferimenti sono quelli da Premio Tenco, con una
Quei Famosi Cinque Ottavi che sembra un brano
del primissimo Capossela, qualche ritmo sudamericano che non manca mai in queste
occasioni (Una Notte Surreale, quasi in zona
Fabio Concato), ma soprattutto una decisa influenza della scuola genovese di Fossati
(Tempo di Passaggio) e De Andrè (Sogno
Clandestino). Salvadori si destreggia bene con i versi, ha una vocalità
da cantautore classico che usa in maniera ligia ai dettami del genere, e quando
affronta il tema del volo a lui caro (La Musica dell'Aeroplano,
impreziosita da un bell'arrangiamento d'archi) finisce anche per diventare originale.
Nell'economia del cd manca forse qualche stacco ritmato che movimenti lo scorrere
dei testi, nonostante Tre Parole abbia i toni
della commedia non solo nel testo (la storia: un impiegato di banca si scatena
in un tango con una sudamericana in una magica notte latina, ma rovina il tutto
con un sonoro peto sul più bello…), e Notte Turca ironizza
molto su una avventura erotica sul Bosforo. Due Passanti è un disco fatto di poesia,
delicatezza e ironia, e naturalmente qual vago tocco jazz che rappresenta da sempre
il bollino D.O.C. del cantautorato nostrano. (
6.5) (Nicola
Gervasini)
www.gianlucasalvadori.it |