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Americana di
Fabio Cerbone (09/11/2012)
Squadra
che vince non si cambia, pare sia questo il luogo comune. Quindi, dopo una fresca
nomination ai Grammy nel 2011 con il precedente Reason and
Rhyme, la coppia Jim Lauderdale - Robert Hunter si rimette subito al lavoro,
dando seguito alla fortunata collaborazione con il quarto capitolo della serie,
Caroline Moonrise. La dicitura in calce al titolo parla chiaro:
Bluegrass songs by Robert Hunter and Jim Lauderdale. Dunque sapete cosa
aspettarvi: tradizione country americana e suoni acustici nel solco del passato,
però con un'inedito sguardo d'autore verso questo genere nobile della folk music.
Anche perché è chiaro fin dal principio che la provenienza di entrambi non è esattamente
limitata a tale linguagio musicale: Hunter resta il paroliere per eccellenza dei
Grateful Dead, grande amico e complice di Jerry Garcia; Lauderdale un songwriter
tra i più interessanti del circuito Americana, una sorta di antesignano del genere
fin dai primi anni Novanta, con decine di canzoni finite nelle mani di star di
Nashville e un corpus discografico molto ricco che soltanto adesso sta rivelando
la sua importanza.
Insieme offrono uno scorcio del bluegrass che esce
dal genere fine a sé stesso, intrecciando country, old time, Americana,
canzone d'autore pur mantenendo le coordinate e i profumi di questo stile inconfondibile.
Prodotto da Randy Kohrs, straodinario musicista (al dobro e alle armonie vocali)
che rimpolpa le collaborazioni di Carolina Moorise (Scott Vestal al banjo, Tim
Crouch al fiddle, Aaron Ramsey al mandolino sono alcuni dei migliori sulla piazza
di Nashville, non c'è dubbio), la raccolta si apre sulle note scatenate di Iodine
e Triple Crossroad Blues e prosegue alternando
danze bluegrass e dolcissimi walzer (splendida Anybody's
Guess, Happiness un honky tonk in forma acustica, On
the Level una ballata degna di George Jones e via di questo passo),
confermando lo stato di grazia dei due protagonisti e soprattutto quello di Jim
Lauderdale come interprete.
La ricca produzione a tema bluegrass della
coppia, cominciata ufficialmente con Headed for the Hills nel 2004 e proseguita
attraverso interessanti lavori quali Patchwork
River, in realtà arriva da più lontano: non vanno dimenticati infatti
gli album fianco a fianco con la leggenda Ralph Stanley (I Feel Like Singing Today
e Lost in the Lonesome Pines) che in qualche modo hanno indicato la via nello
scorso decennio. Insieme ad Hunter, Lauderdale sembra avere fatto tesoro degli
insegnamenti del maestro Stanley, svecchiando il genere senza per questo tradirlo,
dandogli un taglio contemporaneo e allo stesso tempo mantenendo i piedi ben saldi
nella tradizione. La purezza dei suoni acustici, il gioco strumentale, gli accenti
sudisti, le armonie vocali che offrono brani quali Troublemaker,
Don't Back Down, Fiddler's Heaven sono
esattamente la sintesi di questo approccio. Tra antico e moderno l'esito finale
è quello di suonare senza tempo.