Bellwether
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Late
Rust Belt 2001   1/2
Trattiamo con colpevole ritardo la nuova fatica dei Bellwether, disco
dagli umori assai poco concilianti con la stagione primaverile alle porte. Sono
una delle formazioni più longeve ed ispirate del circuito alternative-country,
soprattutto una delle poche band del genere ancora in grado di affascinare e conquistare
l'ascoltatore con scarne e crepuscolari ballate roots, senza apparire per nulla
derivativi. Infatti, se nel passato i punti di riferimento imprescindibili per
il loro melodico roots-rock erano i Jayhawks degli esordi o gli Wilco più
rurali, Home Late, pur mantenendo quelle inconfindibili atmosfere
malinconiche rivelate nei precedenti lavori (davvero notevole l'omonimo
disco del 2000), accentua a dismisura le tonalità invernali, quasi ispide
delle ballate di Eric Luoma, artefice principale del progetto Bellwether.
E' un disco intensamente dominato dalle chitarre acustiche, dal violino, da una
batteria flebile appena acennata (il nuovo arrivato Mick Wirtz) e dalla
pedal steel del bravo Eric Heywood (già con Son Volt e Richard Buckner),
che si posiziona idealmente al fianco degli Uncle Tupelo più incupiti e
dei Son Volt più depressi (quelli del secondo disco Straightaways). La
ballata pigra e ciondolante regna incontrastata e la voce melodiosa di Luoma va
a nozze: radici folk appalachiane, il Neil Young più assonnato, che si
incrociano con il consolidato verbo alternative-country per dare vita a piccoli
gioielli quali Dim light, Afterthoughts e Sugar moon, un
trittico iniziale che ti scalda l'anima come una soffice coperta. Assolutamente
omogeneo nelle atmosfere, fin quasi intransigente, Home Late non è di sicuro
un disco per tutte le stagioni e per tutti gli umori: occorre predisporsi ad un
breve ed intensa pausa malinconica, solo allora Crooked heart o la letargica
The lake potrebbero non mollare più la presa dal vostro cuore.
(Fabio Cerbone)
www.bellwethertheband.com
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