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Jimbo Mathus & Andrew Bird
These 13
[Wegawam music/ Goodfellas 2021]

Sulla rete: andrewbird.net

File Under: folk brothers


di Matteo Fratti (02/03/2021)

Erano gli Squirrel Nut Zippers, negli anni Novanta, ma il fervido ingegno di Jimbo Mathus, dalla Carolina del Nord si è spostato come un moderno hobo delle geografie musicali, in contesti e progetti che hanno sempre trovato il plauso di chi mai avesse finito per incrociarlo. Andrew Bird, col suo violino, aveva finito per collaborare con quella stessa band profondamente consapevole delle molteplici radici della musica americana, e come due veterani di vecchia data si ritrovano ora, declinando al futuro dell’anno ventuno del ventunesimo secolo una musica che potrebbe benissimo essere di cent’anni prima. America prebellica, che non sapeva dove sarebbe andata a finire, ma come avrebbe cantato ancora Woody Guthrie: “questo treno non porta giocatori d’azzardo/ bugiardi, ladri e prostitute/ questo treno va verso la gloria/ questo treno”!

L’atmosfera di questo disco è perciò ancora quella, piena di speranza e una punta di malinconia, di quel traditional degli anni venti, This Train Is Bound For Glory, raccolto sul campo dagli etnomusicologi Lomax padre e figlio, che Woody narra di condividerne ancora una volta il cantato sul primo treno su cui lo ritroviamo, nell’incipit alla sua biografia Questa terra è la mia terra (in originale Bound For Glory, 1943, appunto). Brani come di una registrazione dai campi, canzoni folk come da un canzoniere popolare che fu dei Lomax per lo Smithsonian Institution, ma potrebbe essere anche dalla leggendaria Anthology of American Folk Music di Harry Smith: sono questi gli umori dell’album di Mathus e Bird, le cui tracce sparse nella rete ce li propongono spesso en plain air, come due pittori impressionisti musicali, a dipingere scenari bucolici evocati dai loro pezzi, in contrasto cromatico coi tempi bui che stiamo attraversando: ma non era così anche per quelle musiche raccolte dai campi di lavoro, quand’anche da forzati in catene al penitenziario di Parchman, MS? Tempi duri ovunque e cani alle calcagna, vigilantes come cerberi dall’inferno e il primo merci in corsa verso la libertà, come nella moderna odissea di “Fratello, dove sei?”.

Le canzoni allora, come cronaca di una fuga o manifesto di libertà, non fosse altro che il ritaglio di uno scorcio evocativo di bellezza, luce nel buio come quella del Midnight Special per cui, la cantava anche Leadbelly, se il carcerato vedrà il fascio di luce del treno di mezzanotte, egli sarà libero. Raccolgono proprio da questo patrimonio stilistico, i due di These 13, e in beffa a qualsivoglia superstizione, ne piazzano giust’appunto tredici nella medesima vena artistica, apertura con la collaudata Poor Lost Souls che di Jimbo era già nell'album White Buffalo, coi Tri State Coalition del 2013; sicché via di fila, incalzanti come lo sbuffare di una locomotiva, tanto veloce un tempo quanto incantevole oggi. La cura nel preservare le canzoni da una probabile perdita di spessore dell’era digitale poi, metaforica o no, i due pards la affidano al terzo uomo dietro il microfono, Mike Viola, confluendo su nastri analogici attraverso un vecchio RCA 44.

Sofismi o meno, il risultato è un altro colpo vincente dei compari che, non solo quando Jack’O Diamonds rievoca davvero il fantasma di Tom Joad, basti il pizzicato di violino, chitarra e duetto vocale ed è un tuffo al cuore, messaggio ai posteri dell’Agenda ‘21.


    



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