Sons of Bill
Sirens
[
Blue Rose  
2012]

www.sonsofbill.com
www.bluerose-records.de


File Under: roots rock, Americana

di Fabio Cerbone (20/04/2012)

Facile pensare che questi ragazzi abbiano qualche santo in paradiso a proteggerli: è innegabile, infatti, che ad ogni nuova uscita i Sons of Bill facciano di tutto per risultare credibili, trovando non si sa come i migliori musicisti e produttori sulla piazza. Dopo l'esordio in casa Blue Rose con One Town Away, che annoverava nientemenoche Jim Scott (dai Wilco a Neal Casal a Tom Petty, il suo è un curriculum di prima classe) e Greg Leisz tra i collaboratori, oggi la band della Virginia è rimasta dalle sue parti, registrando negli studi di Richmond il nuovo Sirens, con la supervisione di David Lowery e Johnny Hickman, ovvero l'anima indiscussa dei Cracker, una delle più importanti realtà del college rock americano degli ultimi vent'anni.

Insomma, non si bada a spese in casa Wilson: perché dovete sapere che il nome molto banale è proprio il frutto dell'unione dei tre fratelli James, Sam e Abe (rispettivamente chitarre i primi due e tastiere il terzo), tutti figli di un musicista locale (Bill, per l'appunto) con un passato nel circuito bluegrass e country. Ne abbiamo seguito le gesta fin dall'esordio indipendente A Far Cry From Freedom, intuendo alcune qualità che nel tempo si sono rivelate azzeccate, nonostante i Sons of Bill abbiano deciso di restare una di quelle formazioni di seconda fascia dell'Americana, sulle tracce di gente come Drive-By Truckers o Lucero, ma senza la forza del loro repertorio. La citazione non è campata per aria: si tratta di due rock'n'roll band che potrebbero avvicinare il suono epico e a tratti anche muscoloso di questo Sirens all'ala più elettrica del movimento. I Sons of Bill, grazie all'impasto melodico di chitarre, voci e organo del singolo Santa Ana Winds, di Find My way Back Home e Sirens Songs, trittico iniziale, si collocano esattamente lungo questo crinale, a metà strada fra la tradizione stradaiola di un John Mellencamp, il nuovo verbo sourthern rock e una certa somiglianza con i gruppi dell'area texana cosiddetta Red Dirt (soprattutto i Reckless Kelly) anche per via di un certo piglio radiofonico negli arrangiamenti.

Non hanno mai posseduto grandi numeri da sfoggiare, ma senza dubbio la produzione di Lowery riesce finalmente a smussare le ingenuità: oggi i Sons of Bill sono una rock'n'roll band matura e con un sound che riflette la loro attitudine live, mettendo in risalto alla scrittura classica dei fratelli, dalla nostalgiche Angry Eyes e Radio Can't Rewind alla lunga cavalcata Turn It Up, a dire il vero un po' furbetta e con finale solistico abbondante e inutile, fino al cristallino pop rock di This Losing Fight, che ricorda i vecchi BoDeans. Certo, constatare che alcuni dei migliori episodi, Life in Shambles e Last Call at the Eschaton, nascono dalla partecipazione dello stesso Lowery insieme allo sparring partner musicale Hickman, non è un punto a favore della formazione della Virginia, la quale forse va in cerca di queste personalità proprio per coprire alcune mancanze compositive. Una mossa tutto sommato intelligente e anche parecchio onesta, come il loro medio mainstream rock americano.


   


<Credits>