Dave Evans
The Words in Between

[Earth recordings 2018]

earthrecordlabel.com

File Under: brit-folk

di Fabio Cerbone (06/09/2018)

Ascoltando The Words in Between, album d'esordio del 1971 del misconosciuto Dave Evans, riemergono i profumi di un'Inghilterra rapita dalle trame acustiche delle chitarre e dalla tradizione folk locale, la stessa che incontrava il linguaggio del blues americano. La generazione è quella irripetibile che prendeva le mosse dal pioniere Davy Graham e passava per le corde di Bert Jansch e John Renbourn, magica coppia poi coalizzatasi nel progetto Pentangle, ma anche quella di Nick Drake e del suo canto malinconico, che spesso risuona nella voce gentile e riservata di Evans. Quest'ultimo rappresenta l'amico dimenticato, il musicista che non ha avuto la fortuna, e per qualcuno anche il talento, per riuscire ad emergere in un momento così propizio, eppure troppo affollato di folksinger.

Che Evans non avesse i numeri per imporsi al grande pubblico del brit folk di quegli anni è questione da discutere all'infinito: una chitarra impeccabile la sua, un picking sullo strumento (costruito con le sue mani) incredibile per brillantezza, un maestro riconosciuto poi con lo stato di culto negli anni successivi (ne parla di recente l'allievo Steve Gunn). Ciò che gli viene spesso imputato era di non avere altrettanta efficacia nel canto e nella scrittura: che giudizio ingeneroso e fuori bersaglio, aggiungerei, ascoltando le dieci perle di The Words in Between. Nel recensire la vecchia edizione del disco - oggi riproposto nella sua scaletta originale dalla ristampa della Earth recordings - persino la famosa enciclopedia online Allmusic gli riserva parole sbrigative, soffermandosi soltanto sulla tecnica chitarristica. Uno sbaglio imperdonabile di fronte a queste vignette di vita quotidiana, cantate, e qui risiede proprio il loro fascino, con la timidezza di un osservatore appartato, scene e piccole visioni che attraversano lo sguardo di Dave Evans dalla sua camera. La stessa probabilmente dove The Words in Between fu registrato, in totale indipendenza, con l'aiuto dei discografici Ian A. Anderson e John Turner, fondatori dell'etichetta Village Thing (ispirata palesemente al Village di New York) nella periferia di Manchester di fine anni sessanta.

Sono loro a scoprire le doti di Dave Evans, mettendolo di fronte ad un registratore Revox con la sola chitarra e giusto qualche grazioso "orpello" di armonica e della seconda voce femminile di Adrienne Webber. Il disco è presto fatto, non serve altro ad alimentare la magia della title track e di una Rosie che danza leggiadra sui passaggi intricati di Evans alla sei corde acustica. Stile lirico ed eleborato al tempo stesso il suo, certo imparentato con i contemporanei Jansch e Renbourn, per altri paragonabile in padronanza tecnica ai celebrati John Fahey e Robbie Basho, ma in fondo del tutto peculiare, un'isola a sé che lambisce le fondamenta del blues e le strutture del folk autoctono costruendo gli armonici di Magic Man, le dolcezze circolari di Now It's Time, il fingerpicking intrecciato e tenue di Doorway e Circular Line fino a scoprire un sapore rurale, antico nella conclusiva Sailor.

Non ci sono trucchi, è il caso di dirlo per The Words in Between, se non le intuizioni e le piccole epifanie di Evans alla chitarra, uno strumento che diventerà il suo unico modo di cominicare, lui che si ritirerà negli anni ottanta in Belgio, trasformandosi in apprezzato liutaio. Per un breve momento però - e si tramanda addirittura con l'ammirazione di Lou Reed, rapito dalla sua esibizione all'Old Grey Whistle Test - Dave Evans è stato un frutto maturo di una stagione eccezionale di cantori dall'animo acustico.


    



<Credits>