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The
Byrds
Live at Royal Albert Hall 1971
[Sundazed 2008]
Non è che voglio fare il rompiballe a tutti i costi anche in occasione
dell'uscita di un disco come questo Live at Royal Albert Hall 1971 dei
Byrds, il quale rappresenta per tutti una vera manna dal cielo, ma prima di fare
i complimenti del caso, lasciatemi sollevare qualche dubbio su quanto dichiarato
da Roger McGuinn per l'occasione. A sentire la sua storia, raccontata nel
suo blog personale dalla moglie Camilla, un bel giorno il prode Roger è sceso
in garage e ha deciso di sistemare un angolino di roba accatasta da tempo, e voilà,
eccoti che da scatoloni sopravvissuti a tanti traslochi salta fuori magicamente
una cassettina con registrato un live che il mondo attende da quasi quarant'anni.
La cassetta era in perfetto stato, pare grazie al garage climatizzato e al fatto
che il nastro fosse riposto in box apposito, un po' troppi buoni accorgimenti
per il mantenimento di cianfrusaglie che si vuole far credere essere rimaste inesplorate
dal 1971 (il che mi assolve per il fatto di non avere idea di ciò che contengono
alcune scatole relegate in cantina dall'ultimo trasloco del 2005…). Fatto ancor
più sospetto è che stiamo parlando di un artista che ha pubblicato un solo disco
di nuove canzoni negli ultimi trent'anni (e pure non memorabile), e che da tempo
vive grazie agli introiti dei suoi tempi di gloria (e non certo per gli album
di traditionals fatti in casa e venduti solo on-line). Ma bando alle
mie inutili ironie: parliamo invece di queste benedette registrazioni, importantissime,
senza dubbio, perché nella discografia dei Byrds mancava un live ufficiale,
vuoi perché i tempi d'oro della band si sono consumati in un epoca in cui di dischi
dal vivo se ne pubblicavano pochi (e quelli che ci provavano si dovevano scontrare
con qualità sonore spesso riprovevoli), vuoi perché, al momento buono di farlo,
i signori del marketing di casa Columbia decisero di appiccicare un disco live
al nuovo lp in studio del 1970, quell'Untitled chè rappresenta il miglior
titolo dei Byrds targati McGuinn. Ed effettivamente la scaletta di questo concerto
comprende anche quanto già presente in altre versioni nel primo vinile di quell'album
(manca solo Positively 4th Street), vale a dire la chilometrica e acida release
di Eight Miles High, qui tirata fino a diciotto
minuti, la Lover Of The Bayou tanto cara a
Roger (e anche a Tom Petty, da quanto abbiamo appreso recentemente), lo strumentale
Nashville West, momento di gloria concesso
al chitarrista Clarence White, e i successi più rodati come
Mr. Spaceman, So You Want To Be Rock'n Roll
Star e Mr. Tambourine Man.
Il
cd riporta fedelmente il concerto del 13 maggio 1971, uno degli ultimi a supporto
di Untitled, un disco che fu commercialmente un disastro, mentre un mese dopo
sarebbe uscito il sovra-prodotto Byrdmaniax, (di cui qui si anticipava la non
esaltante I Trust e la cover di Jamaica
Say You Will di Jackson Browne), probabilmente il disco meno amato
della band, a causa di un suono edulcorato e la ricerca di brani di facile impatto
melodico, maldestro tentativo di cavalcare l'onda del country-rock più radiofonico
dei primi anni '70. Ma dal vivo la band era ancora un vero spettacolo, con un
McGuinn deciso a dimostrare di non essere da meno dei tanti illustri comprimari
licenziati nel corso degli anni (Gene Clark, David Crosby, Gram Parsons, Chris
Hillman…), e i numeri dello spettacolare chitarrista Clarence White, un nome che
da solo non bastava a riempire un teatro, ma che dopo essere entrato in azione
rendeva poi difficile svuotarlo. Completavano la formazione il batterista Gene
Parsons e il bassista Skip Battin, più o meno la stessa formazione
dell'unico altro live postumo ufficiale disponibile della band (Live At The
Fillmore West, February 1969, con John York al posto di Battin, pubblicato
dalla Columbia nel 2000), ma con molto più affiatamento tra i membri e più convinzione
nei propri mezzi. E questo cd dimostra quanto i Byrds abbiano insegnato
a tutti a suonare il rock americano come lo intendiamo oggi, non solo inventadoselo
il giorno che ai ragazzi balenò in testa di elettrificare la musica folk, ma continuando
anche nei primi anni settanta ad offrire la migliore interpretazione "rock" di
quella country-music che le radio nazionali avevano sdoganato anche per il grande
pubblico. Qui dunque abbiamo una country-rock-band stellare e al massimo delle
proprie possibilità, pronta a dimostrare sul palco quanto non riusciva a catturare
al meglio in studio, con versioni di brani come Chestnut
Mare, Take a Whiff On Me o la mitizzata
Truck Stop Girl dei Little Feat che brillano,
nonostante la qualità della registrazione non sia sempre perfetta (ogni tanto
la chitarra di White si perde un po' nei meandri del soundboard, ma in generale
il livello è comunque discreto, frutto del know-how tecnico di Bob Irwin
della Sundazed). Non stiamo a raccontarvi tutta la scaletta (ben 19 brani), che
riesce comunque a rappresentare bene tutte le varie edizioni della band (manca
giusto una rappresentanza da The Notorious Byrd Brother), ma almeno vanno notati
il bel finale con una Roll Over Beethoven
di Chuck Berry restituita al mondo hillbilly e la versione a cappella di Amazing
Grace che chiudeva il set, tutte rarità già note ai collezionisti comunque.
A meno che le prossime pulizie di primavera in casa di David Crosby
non facciano scoprire mirabolanti nastri antecedenti il 1969, questo Live
at Royal Albert Hall 1971 vanta di diritto il titolo di live ufficiale
della band, e dice una parola definitiva tra i tanti bootleg esistenti del periodo
69-71 dei Byrds, anni in cui la perdita del genio degli esordi veniva compensata
da concerti perfetti e molto favoleggiati nel tempo. E che ora possiamo tutti
finalmente appurare come essere realmente esistiti. (Nicola Gervasini) www.sundazed.com |