Rich
Hopkins Tinitus
Blue Rose 2002   
Quest'uomo sa come far parlare una chitarra: nel caso aveste qualche dubbio,
i quindici brani compresi in Tinitus sono l'ennesima variazione
sul tema che Rich Hopkins propone da vent'anni a questa parte. Personaggio
a ragione mitizzato e ritenuto un'icona della scena di Tucson nell'Arizona, il
nostro protagonista sguazza nei bassifondi dell'underground da troppo tempo ormai
per non rendersi conto che il suo treno fortunato gli è sfrecciato davanti
e non tonerà più indietro. Anche per questo continua ostinatamente
a proporre un rock'n'roll vitale e periferico che farà la gioia di chi
apprezza l'elettricità frenetica dei Crazy Horse, i feedback e le sventagliate
psicheliche, gli echi mai sopiti del Paisley Undergorund (Dream Syndicate e compagnia
al seguito). Altri si sarebbero arresi da tempo, lui invece continua a sfornare
con regolarità impressionante (a volte un po' eccessiva) dischi fatti con
pochi mezzi e molto amore. Dopo Sidewinders e Sand Rubies, i Luminarios
sono la sua ultima incarnazione in ordine di tempo, quella che gli è riuscita
meglio, a dire tutta la verità. Inizialmente disponibile solo mailorder
e durante i suoi frequenti tour in terra tedesca, Tinitus approda ad una distribuzione
più capillare: il sapore è quello di un disco informale, non molto
unitario, infarcito di stacchi strumentali (Americana, Solyet Burger) e
frequenze disturbate (Oma, Prayer of Thanksgiving) un poco fuori
luogo, ma con all'interno alcune gemme che rischiarano il cupo cielo invernale.
Per esempio la cruda versione di Eight Miles High dei Byrds, rivelatrice
delle sue indelebili influenze sixties, la travolgente cavalcata lisergica di
Mumbly Peg, un'ode alla chitarra Younghiana, gli orizzonti desertici di
Poker Face e Signed D.C., il rock squadrato di Looked Away
e via di questo passo, fino al finale acustico ed allucinato di Weed Runner Blues.
Fosse stato costruito con più pazienza, Tinitus avrebbe potuto persino
assomigliare ad un piccolo gioiello. Ci accontentiamo della norma. (Fabio
Cerbone) www.sanjacintorecords.com
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