Scott
McClatchy Redemption
Lib recordings 2002
  1/2
Riaffiorano vecchi amori mai sopiti tra le note di Redemption,
secondo episodio solista di Scott McClatchy, outsider per vocazione e piccolo
rocker di razza originario di Phiiladelfia, ma da qualche anno in pianta stabile
a New York. Fattosi le ossa con una band locale, The Stand, ha cercato fortuna
nella grande mela agli inzi degli anni '90, entrando a far parte di quel circuito
rock di songwriters dalla chitarra facile, che proprio in questo Redemption offrono
il loro caloroso supporto. Scoviamo infatti tra il cast di supporto i nomi di
Scott Kempner, indimenticabile, almeno per il sottoscritto, leader dei
Del Lords, mirabile rock'n'roll band newyorkese di una quindicina d'anni
fa, oltre a Willie Nile e addirittura un'icona come Dion,
i quali danno spessore ad una riuscittima (e non era affatto facile) cover dell'immortale
The Weight (Robbie Robertson della Band, e chi se no). Aldilà di
queste illustri presenze, comunque illuminanti sul background musicale del personaggio,
Scott è un chiaro esempio di blue-collar hero in un epoca in cui chitarre
e songwriting sembrano una rarità assoluta. Gli accordi saranno sempre
gli stessi, ma la spinta elettrica di Radio o l'impasto di chitarre ed
organo in I'll Follow You possiedono un'innocenza che mette di buon umore.
Per nulla inpantanato in uno schema risaputo, McClatchy asseconda le diverse facce
della sua scrittura, vestendo spesso i panni del folk singer, con risultati lusinghieri
in Come sunrise e The Legend. La title-track sfodera uno
scintillante jingle jangle di byrdsiana memoria; Late night rodeo e Original
sin non sono nient'altro che rock'n'roll puro e crudo, che si colora nel secondo
caso di tinte sudiste con l'aggiunta della slide. Chiude una cover rivelatrice
dei citati Del Lords: Heaven è uno vivace inno blue-collar che ci
eravamo dimenticati. (Fabio Cerbone) www.scottm.com
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