Beaver
Nelson Legends
of The Super Heroes
Freedom 2002
  1/2
Nativo di Houston ma trasferitosi in tempi non sospetti ad Austin, Beaver
Nelson è uno dei più quotati songwriters texani. Amico del desaparecido Will
T. Massey, meteora apparsa agli inizi dei novanta (il suo unico disco, datato
1991, vedeva la presenza di Mike Campbell, Jim Keltner e Roy Bittan, tutto per
la produzione di Thom Panunzio. Un nuovo Springsteen? Sembrava proprio di si),
Beaver si è fatto largo sgomitando per serate in locali e con demo casalinghi
ad alto contenuto cantautorale. Ed è proprio la componente lirica, forgiata sui
modelli di Dylan, Guthrie e Van Zandt, che ha permesso a The Last Hurrah,
disco d'esordio del 1998, di ricavare all'autore un ruolo di rilievo all'interno
del panorama musicale texano e non solo. Legends Of The Super Heroes,
quarto disco in cinque anni, rimarca quanto detto ed avvicina sempre più la musica
a standards acustici dalle sfaccettature pop: non che Beaver sia da considerare
un apostata della Roots Music o dell'Americana, anche perché la presenza del fido
Scrubby Jud Newcomb (ex Loose Diamonds) garantisce sempre moderna tradizione.
Nel complesso l'album si sviluppa su motivi scanzonati (Digging A Well,
brano con un feedback elettrico ad accompagnare il cinguettio d'usignoli, e Chameleon
Brain, traccia pianistica, sofferta ma ritmata), farciti di mandolino (Clean
It Up, Government-Sanctione Hayride), di ottoni semplici ed allegri,
come per Baloney Bay, e di chitarre acustiche a go-go. Che il bridge di
Anything Easy Left assomigli all'Elvis Costello d'annata non sminuisce
un lavoro basato su simboli espliciti, solo chitarra e mainstream, del calibro
di Sleep (No Rest), Mile Markers e Some Day Just Like Today.
Le percussioni sembrano passare in secondo piano, com'è giusto che sia per un
album dall'altissimo contenuto cantautorale. "Every time I Feel bad, I Think
Of Something Good In The World And It Makes Me Feel Good In Time", dice Beaver.
(Carlo Lancini) www.beavernelson.com
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