Corey
Harris
Downhome
Sophisticate
Rounder 2002
  1/2
Grazie ad un recupero
intenso e colto delle radici rurali del Delta (ad esempio in un disco
quale Green From The Garden) è riuscito ad attirare su di
se le dovute attenzioni: blues dai sapori antichi, ma al tempo stesso
originale e staccato dai rigidi schemi del semplice revival, rivelatore
di un talento puro e coraggioso, che in Downhome Sophisticate
sbaraglia ogni previsione e spiazza per intelligenza compositiva, mettendo
a segno un'opera complessa di ricomposizione della cultura musicale afroamericana.
Viaggiando senza timori dal voodoo di New Orleans alle ritmiche tribali
di "Mama Africa", Corey Harris alza la posta in gioco,
mischiando suoni ed umori che attraversano i continenti e vanno alla ricerca
dell'anima più ancestrale del blues, il tutto conservando arrangiamenti
e sonorità al passo coi tempi. Apparentemente slegato e contraddittorio
al suo interno, Downhome Sophisticate non è assolutamente un disco
di facile assimilazione, ma svela le sue connessioni dopo ripeturi ascolti:
l'inizio è un poco ingannatore, si mantengono i piedi saldi nel
Sud, con il soul arrembante di Frankie Doris e la sua calda sezione
di fiati, poi si finisce nelle paludi del Mississippi con la slide infuocata
di Money on My Mind e i traditionals elettrificati di Don't
Let the Devil Ride e Keep Your Lamp Trimmed and Burning, ma
di li a poco arrivano le sorprese. Talkin' e strumentali di raccordo tra
le diverse anime del disco (bellissima l'acustica Capitaine) aprono
alle suggestioni afro-soul di Santoro, al delta-blues ammodernato
da ritmiche funky della title-track, ai ritmi caraibici di Sista Rose
e Money Eye, alla malinconica Black Maria, con evidenti
influssi cubani incastrati nella melodia del piano, per tornare nuovamente,
in una sorta di affascinante ciclo musicale, allo spirito rurale di Where
The Yellow Cross The Dog. Black music totale.
(Fabio Cerbone)
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