The
Guthries The
Guthries
Haysale 2002
  
L'omonimo secondo episodio dei Guthries prova a scrollarsi di dosso
i facili accostamenti con le icone del suono alternative-country: come intelligentemente
suggeriscono le stesse note biografiche della band, le suggestioni richiamate
dalla loro musica sono assai più variopinte. The Guthries
si avventura in una commistione di radici country&western ed arrangiamenti
solari, divagazioni pop, echi beatlesiani, con l'aggiunta di un'intera sezione
d'archi in appoggio e qualche fiato a spingere in direzioni nuove. Li hanno tacciati
come cloni dei primi Jayhawks, e l'influenza è palese nell'apertura di
Terrible Thing, ma scorre ben altro nella testa di Dale Murray e
Ruth Minnikin, principali autori del quintetto. Il primo cala le vere carte
vincenti, mostrando il volto più fantasioso della formazione, che si palesa
in deliziose ballate in bilico tra tradizione roots e sapori pop (The Ballad
of Buck Steel, We Know What We're Doing, The Melodies You Bring).
Chitarre cristalline, richiami sixties ed arrangaimenti eleganti si impastano
in un sound scintillante e
leggero (Lost You in The Fog). Per contro la pigra vocalità della
Minnikin si adatta a ballate sornione quali Careful Love e la roots oriented
I Will Forget, con una menzione speciale per la splendida Leave Me in
Montgomery, che sposta il baricentro verso sonorità vicine alle intuizioni
della Band, altro punto di riferimento imprescindibile. La dipartita del membro
originario Matt Mays ha sciolto non poco gli influssi tipicamente alt-country,
ora ripresi per mano dall'entrata come autore del fratello di Ruth, Gabriel
Minnikin, voce baritonale e influssi honky-tonk in Missing Hatt e Willin'
and Able. Si tratta di simpatici siparietti tradizionali e nulla più,
in realtà assolutamente fuori luogo nel nuovo corso della band. L'anima
dei Guthries sembra esprimersi al meglio quando si allontana dai vecchi schemi
di genere: li invitiamo a proseguire nel cammino per non perdersi nel mucchio
(Fabio Cerbone) |