Caitlin
Cary While
You Weren't Looking
Yep Roc 2002
  1/2
Negli
indimenticati Whiskeytown, Ryan Adams era l'istrione, l'assoluto dominatore che
non riusciva a coabitare con gli altri musicisti se non per brevi periodi. Continui
rovesci di formazione ed una sola costante: la dolce violinista Caitlin Cary
al suo fianco, senza mai tradirlo. Ora Caitlin prova ad andare per la propria
strada: non ha il talento e tanto meno i mezzi (aggiungerei anche i dovuti appoggi)
per sbancare il piatto come l'illustre collega, ma un briciolo di attenzione le
è dovuta, se è riuscita a confezionare un luccicante gioiello pop-rock
come While You Weren't Looking, esordio sulla lunga distanza dopo
un Ep (Waltzie) di assaggio d'impronta strettamente folkie. La voce è limpida
e squillante, raccoglie il testimone di alcune regine del folk-rock quali Linda
Thompson e Sandy Denny e canta con una leggerezza infinita e nessun manierismo
di tribolazioni d'amore, su un tappeto di scintillanti chitarre elettriche, pianoforti
ed inserti del suo violino. Merito della produzione di Chris Stamey, un
mago in fatto di mescolanze tra folk e pop, e di una band che sotto mentite spoglie
altro non è se non una combricola di rifugiati dagli Whiskeytown (Mike
Daly, Mike Santoro, Skillet Gilmore). Non aspettatevi una cascata di sonorità
country, relegate alla gustosa marcetta Hold on to me nel finale, perchè
il cuore di Caitlin è rapito dal vibrante pop-rock di Shallow heart,
shallow water e Please don't hurry your heart: le radici ci sono e
covano sotto le ceneri, ma il vestito ha tutto un altro aspetto e ricorda non
poco l'ultimo Alejandro Escovedo (guarda caso prodotto dallo stesso Chris Stamey).
La dolcissima While will you do? sfoggia un'eleganza soul inedita per la
protagonista; Too many miles prosegue e migliora sulla stessa linea, acquistando
colorazioni sixties mentre nella rutilante ballata elettricca Thick walls down
spunta una vena di nostalgia per la vecchia band. Ne farà di strada, noi
ci scommetiamo volentieri. La prima tiratura contiene un bonus Cd con quattro
brani, non strettamente essenziali, anche se il duetto con Ryan Adams potrebbe
attirare qualche attenzione particolare. (Fabio Cerbone)
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