The
Ashtray Hearts Old
Numbers
Free Election 2002
  
Old Numbers segna il promettente esordio sulla lunga distanza per
una giovane formazione di Minneapolis, dedita ad un fok-orck malinconico e indolente.
The Ashtray Hearts, nome quanto meno singolare, nascono come trio alla
fine del 2000, trasformandosi ben presto in una piccola orchestra sospesa tra
sonorità acustiche ed elettriche. Ora sono in sette e si dividono democraticamente
i compiti all'interno di una ricca strumetazione: le linee guida vengono tracciate
dalle chitarre (Dan Richmond, anche voce solista, e Steve Yenberg),
sulle quali si innestano scarni arrangiamenti di piano ed accordion (Brad Augustine)
e qualche elegante comparsa della tromba (Aaron Schimdt) sullo sfondo,
dando forma a canzoni apparentemente minimali nella struttura, in realtà
ricche di sfumature impercettibili. L'andamento è pigro, si respira un
leggera brezza autunnale e i testi sono bozzetti appena accennati, storie d'amore
tra tormento e nostalgia. Tutto il disco si attorciglia intorno agli stessi accordi,
senza soluzione di continuità nei dodici episodi: un persorso unico in
cui la voce di Dan Richmond si cala nel ruolo con la dovuta sofferenza, mantenendo
sempre saldi i toni della dolcezza. Stilisticamente attraversano territori di
confine tra folk-rock depresso (The One You're Closest To, Country Bar)
e dal passo rallentato (Anyone's Guess, Spain), lontano parente
di formazioni quali i Willard Grant Conspiracy, e timidi accenni alternative-country
(il banjo in Still Shaking), con rare accelerazioni e spunti di elettricità
(la splendida Queen South). Stanchi delle solite etichette si sono cuciti
addosso il termine di "apartment music", sorta di "folk da camera":
l'ascolto prolungato di Old Numbers sembra dargli ragione, una dimostrazione del
loro raffinato talento (Fabio Cerbone)
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