Josephine
Foster
Graphic as a Star
[Fire Records 2009]
Trust in the unexpected sono le parole che aprono questo disco e molta
deve averne di "fiducia nell'imprevisto" la sua autrice; Josephine Foster
è artista di stampo non comune e accostarla - come si legge in giro - alla scena
folk capitanata dalla Newsom o da Banhart è superficiale giacché il suo percorso,
in cui pure sono presenti il folk e la psichedelia, è decisamente originale. La
Foster è originaria del Colorado, dove ha studiato da cantante lirica finché ha
visto la luce nel grande artigianato di Tin Pan Alley e nel folk inglese della
tradizione. La formazione classica - oltre a permetterle di sbarcare il lunario,
una volta trasferitasi a Chicago, dando lezioni di canto - è stata certo alla
base quattro anni fa di A Wolf in Sheep's Clothing, uno degli album più folli
mai registrati: lieder di Schumann e Schubert cantati, in buon tedesco, da Josephine,
accompagnata dagli umori acidi della chitarra elettrica di Brian Goodman. Non
stupisce quindi che miss Foster per Graphic as a Star abbia deciso
d'immergersi di nuovo nell'Ottocento e di tornare alla lingua madre scegliendosi
come paroliere Emily Dickinson.
Trust in the
unexpected è il primo dei 26 poemi e frammenti della solitaria poetessa
che incontriamo in Graphic as a star, tutti musicati con rispetto - niente ritornelli
e coretti - e con la scelta indovinata di limitare l'accompagnamento alla chitarra
acustica e a lasciare che siano delle eleganti melodie unite all'abilità vocale
della Foster ad esaltare la poesia dei testi. Inutile celare che una bellezza
tanto spartana sarà meglio colta da chi mastica l'inglese, ma la riuscita dell'album
è provata dal fatto che la citata Trust in the unexpected, She
sweeps with many-colored brooms, They called
me to the window, My life has stooded a loaded
gun e I could bring you jewels
sono canzoni assolutamente brillanti. In altri casi la Foster ha optato per la
voce sola, che si rivela particolarmente efficace con le liriche più brevi come
Who is the East? oppure
Your thoughts don't have words every day, ma del resto la voce è lo
strumento principe di questo lavoro.
Chi legge queste righe e non conosce
ancora Josephine non si faccia ingannare dal fatto che questa ragazza abbia studiato
canto: la Foster padroneggia la voce ovviamente, ma a differenza di altre cantanti
che come lei hanno studiato musica colta prima di farsi una carriera in quella
popolare - ad esempio la pur brava Lila Downs - è capace di immergersi nel materiale
con la consapevolezza che in questa musica una nota fuori intonazione e un pizzico
di twang sono più importanti della tecnica. Nonostante queste qualità è indubbio
che Graphic as a Star non sia un disco per tutti, ma il percorso
artistico della Foster - qui alla sesta fatica discografica - ha già indicato
chiaramente come questo non costitusica un cruccio per l'autrice, è anzi in un
certo senso sintomo di affinità la decisione di musicare i versi della Dickinson,
artista che dopo una vita passata in completo isolamento conobbe la fama solo
postuma, voi che leggete queste righe una chance a Josephine dategliela da viva! (Maurizio Di Marino)