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24/04/2006
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Kiruna
non è esattamente al centro della cosiddetta wilderness americana, non
la troverete sicuramente nel deserto dell'Arizona e nemmeno in quello
californiano, ma in fondo le opposte condizioni estreme sono un punto
in comune: si tratta infatti di una fredda città mineraria, il principale
centro della Svezia del nord, piena Lapponia, a trecento chilometri dal
circolo polare artico. Da quelle parti, famose soprattutto per l'hotel
di ghiaccio in cui si può ammirare il sole di mezzanotte, arriva uno dei
migliori saggi di Americana music degli ultimi mesi. Rebecca Drive
è infatti l'interessante biglietto da visita di cinque ragazzi svedesi
che suonano con una pulizia ed una dedizione maniacale ai dettami della
tradizione country rock americana: un occhio al passato degli Eagles,
magari nella versione più western e polverosa di Desperado, uno alle profondità
southern della Band ed uno più concreto alla sintesi operata dei canadesi
Blue Rodeo, il paragone più appropriato sentendo lo scintillare roots
rock di Soldier e Give a Little, il country agreste e sobbalzante
di Stay the Night e i colori border di If You Leave Me Now.
Il songwriting dei tre autori, voci soliste in alternanza, quella principale
di Tony Bjorkenvall (chitarre, mandolino, piano), quindi Reine
Tuoremaa (chitarre acustiche) e Bjorn Pettersson (basso) sembrano
di primo acchito assolutamente fuori luogo, uno scherzo geografico che
in fondo non fa che ribadire l'universalità di certi suoni. La Willy
Clay Band però deve avere avuto qualche santo in paradiso, tanto da
essersi rintanata negli Atlantis Studio di Hendersonville, Tennessee,
nel gennaio del 2005, uscendo allo scoperto con un disco luccicante. I
segnali per la piena riuscita dell'operazione sono da rintracciare anche
nelle preziose collaborazioni: la produzione infatti è nelle mani di Will
Kimbrough (Todd Snider, Rodney Crowell), la cure al mixer sono di
David Henry (Matthew Ryan, Josh Rouse), mentre il ruolo di ospiti illustri
viene ricoperto da Garth Hudson (the Band) all'accordion e piano
e Bucky Baxter alla pedal steel, che si affiancano all'ottimo Orjan
Maki (chitarre, dobro, lap steel). Sciorinando armonie insaporite
di West Coast (Satisfied Mind, tra le più elettriche), roots rock
dall'inconfondibile retrogusto texano (l'accordion che guida Peace
& harmony, l'armonica e il mandolino nel ruspante country blues The
Bottle) e magnificenti ballate con spunti melodici a profusione (la
splendida accoppiata finale con Money's All Gone e Trying to
be Elvis), Rebecca Drive rimastica stilemi ormai conosciuti, epure
è il disco che mancava da tempo nel guazzabuglio di produzioni Americana,
tanto distante dall'informalità provinciale dell'alternative country quanto
dalle proposte deluxe del mercato mainstream di Nashville.. |