Roddy
Hart
Bookmarks
[Vertical
2006]
   
Accade di rado, ma quando un giovane songwriter di origini anglosassoni
decide di mettere un piede nella tradizione cantautorale americana accade
sempre qualcosa di magico. L'ultimo in ordine di tempo è Roddy Hart,
ventiseienne scozzese di Glasow che sembra avere condensato nella sua
scrittura un romanticismo rock ormai sul viale del tramonto. Una storia
singolare la sua: bambino prodigio, musicista dall'età di sei anni, quindi
al seguito di un circo, dove impara l'arte del mangiafuoco, si è dedicato
anima e corpo alla composizione solamente in tempi recenti. Una raccolta
di demo e schizzi acustici, Home Tapes, lo rivela alla stampa nel
2004. Si mette alla prova compiendo un giro, come molti ormai, al South
by Southwest di Austin, e con i giusti agganci comincia a fare da spalla
per grandi nomi, tra cui John Prine e Kris Kristofferson. Impara in fretta
e mette da parte i consigli, facendoli fruttare in queste tredici canzoni
colme di speranza ed espressività. Hart possiede la voce e la convinzione
di un veterano per il modo in cui padroneggia un songwriting di estrazione
assolutamente classica: le sue ballate hanno il passo sfarzoso di un rock
urbano anni settanta, le rughe antiche di un folksinger texano e le combinazioni
pop che gli derivano dalla sua terra. Prendete la tensione melodica del
migliore David Gray, dategli una parvenza roots alla Ryan Adams ed avrete
un'idea piuttosto precisa delle ambientazioni in cui si sciolgono le armonie
di The Life and Time of Joseph Rowe, Rain in December, Nothing
is Broken, One Thousand Lives. Le liriche, sentimentali e malinconiche,
hanno la stessa prestanza e l'amalgama con la parte musicale non conosce
sbavature: Hart confeziona un suono luminoso per chitarre (le sue e quelle
di Paul Livingston), piano, organo hammond (Geoff Martyn)
e qualche imbastitura tradizionale nell'utilizzo di mandolino, armonica
e pedal steel (Dave McGowan). Gran parte di questa strumentazione
è nelle sue mani e fa scintille: sentite ad esempio il soffio dell'armonica
in She is All I Need, di pari passo con il pianoforte di One
thousand Lives, che tratteggia una inconfondibile melodia springsteeninana,
e ancora la solennità di ballate quali My Greatest Success e Home,
entrambe impreziosite dalla presenza di Kris Kristofferson e della
concittadina Eddi Reader ai cori. Ad alleggerire il peso specifico
di questo songwriting compaiono quindi il brioso sobbalzare di Flames
e la morbida Suffocate, pop song semplicemente perfetta. Non è
detto che Roddy Hart diventi una star, ma ha tutti i numeri per farsi
valere ed una personalità che può solo crescere nel tempo. In attesa di
ulteriori sviluppi, Bookmarks è un esordio che lascia davvero
appagati, senza tema di smentite uno dei dischi più intensi di questa
rubrica da molti mesi a questa parte e certamente un favorevole candidato
per le rivelazioni di fine anno.
(Fabio Cerbone)
www.roddyhart.com
www.verticalrecords.co.uk
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