Siamo
avvolti da una sensazione di rassicurante conforto mettendo nel lettore
questo nuovo lavoro di John Prine, il primo con nuove composizioni
da nove anni a questa parte. Perché le canzoni sono esattamente come ce
le si aspetta: intense, profonde, calibrate, con l'arte del suo songwriting
veramente ad altissimi livelli. Nella sua semplicità John Prine ci accompagna
nell'ennesimo, splendido viaggio all'interno di un'America che non è quella
trendy e luccicante delle riviste patinate, quanto piuttosto un'America
rurale che vive una tranquilla vita di provincia lontano dai riflettori,
cantata attraverso canzoni in bilico fra country, folk e ballate tipicamente
cantautorali, dai suoni caldi, più acustici che elettrici, con testi che
rispecchiano la sottile ironia, la lucidità e la sagacia del loro autore.
Non ha bisogno di grandi artifizi: gli bastano gli amici di sempre che
lo aiutino a suonare ed in parte a comporre (sto parlando nel primo caso
di Phil Parlapiano, superbo al pianoforte e alla fisarmonica, Jason
Wilber, chitarre acustiche ed elettriche, Dave Jaques e Paul
Griffith e nel secondo di Keith Sykes, Donnie Fritts,
Pat Mc Laughlin e Roger Cook) un disco che non solo chi
ama la musica d'autore difficilmente si farà sfuggire. Dei dodici pezzi
che lo compongono, tutti meriterebbero perlomeno un breve cenno: Talking
A Walk, splendida nel suo incedere tipicamente Prineiano, accarezzata
da uno splendido solo di chitarra acustica, da fisa e steel guitar, l'iniziale
Glory Of True Love, bel brano country con ottimi ricami di mandolino,
Some Humans Ain't Human, malinconico valzer, sicuramente uno dei
più belli. In My Darling Hometown c'è il cameo delle harmony vocals
di Alison Krauss e Dan Tyminski, per una ballata di stampo
tradizionale che Prine dimostra di padroneggiare con assoluta sicurezza;
The Moon Is Down si muove fra acustico ed elettrico con una semplicità
e naturalezza che solo le grandi canzoni sanno di avere. Clay Pigeons
è una splendida ballata appartenente al songbook di Blaze Foley, sconosciuto
e sfortunato cantautore Texano che ha una resa semplicemente emozionante,
sospesa com'è tra un arpeggio di chitarra acustica, un piano ed un'armonica;
I Hate It When That Happens To Me è un'altra slow ballad dalla
struttura semplice ma capace di creare emozioni. Il disco si chiude con
Bear Creek Blues, brano della Carter Family qui rivisto in una
versione elettrica che ce lo presenta in una forma completamente diversa
dall'originale,e due bonus: la prima, Other Side Of Town, vede
John Prine solo voce e chitarra dal vivo, la seconda Safety Joe
è una talkin'song che chiude l'album con una nota di allegria che traspare
dalle voci di John Prine e dei coristi che lo accompagnano. Sicuramente
un disco per chi ama John Prine, ma anche per chi volesse lasciarsi tentare
ad approfondire o scoprire una delle "Icone" del vero cantautorato
Americano
(Gabriele Buvoli)
www.johnprine.net
www.ohboy.com
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