John Prine - Fair & Square Oh Boy/IRD 2005
inserito 23/05/2005

Siamo avvolti da una sensazione di rassicurante conforto mettendo nel lettore questo nuovo lavoro di John Prine, il primo con nuove composizioni da nove anni a questa parte. Perché le canzoni sono esattamente come ce le si aspetta: intense, profonde, calibrate, con l'arte del suo songwriting veramente ad altissimi livelli. Nella sua semplicità John Prine ci accompagna nell'ennesimo, splendido viaggio all'interno di un'America che non è quella trendy e luccicante delle riviste patinate, quanto piuttosto un'America rurale che vive una tranquilla vita di provincia lontano dai riflettori, cantata attraverso canzoni in bilico fra country, folk e ballate tipicamente cantautorali, dai suoni caldi, più acustici che elettrici, con testi che rispecchiano la sottile ironia, la lucidità e la sagacia del loro autore. Non ha bisogno di grandi artifizi: gli bastano gli amici di sempre che lo aiutino a suonare ed in parte a comporre (sto parlando nel primo caso di Phil Parlapiano, superbo al pianoforte e alla fisarmonica, Jason Wilber, chitarre acustiche ed elettriche, Dave Jaques e Paul Griffith e nel secondo di Keith Sykes, Donnie Fritts, Pat Mc Laughlin e Roger Cook) un disco che non solo chi ama la musica d'autore difficilmente si farà sfuggire. Dei dodici pezzi che lo compongono, tutti meriterebbero perlomeno un breve cenno: Talking A Walk, splendida nel suo incedere tipicamente Prineiano, accarezzata da uno splendido solo di chitarra acustica, da fisa e steel guitar, l'iniziale Glory Of True Love, bel brano country con ottimi ricami di mandolino, Some Humans Ain't Human, malinconico valzer, sicuramente uno dei più belli. In My Darling Hometown c'è il cameo delle harmony vocals di Alison Krauss e Dan Tyminski, per una ballata di stampo tradizionale che Prine dimostra di padroneggiare con assoluta sicurezza; The Moon Is Down si muove fra acustico ed elettrico con una semplicità e naturalezza che solo le grandi canzoni sanno di avere. Clay Pigeons è una splendida ballata appartenente al songbook di Blaze Foley, sconosciuto e sfortunato cantautore Texano che ha una resa semplicemente emozionante, sospesa com'è tra un arpeggio di chitarra acustica, un piano ed un'armonica; I Hate It When That Happens To Me è un'altra slow ballad dalla struttura semplice ma capace di creare emozioni. Il disco si chiude con Bear Creek Blues, brano della Carter Family qui rivisto in una versione elettrica che ce lo presenta in una forma completamente diversa dall'originale,e due bonus: la prima, Other Side Of Town, vede John Prine solo voce e chitarra dal vivo, la seconda Safety Joe è una talkin'song che chiude l'album con una nota di allegria che traspare dalle voci di John Prine e dei coristi che lo accompagnano. Sicuramente un disco per chi ama John Prine, ma anche per chi volesse lasciarsi tentare ad approfondire o scoprire una delle "Icone" del vero cantautorato Americano
(Gabriele Buvoli)

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