Che dire, signori: quando un pugno di ultraquarantenni
in circolazione ormai da mezzo secolo è ancora in grado di aprire un disco
con la grinta tra Byrds e wave di Here Comes A City, come si fa
a non spellarsi le mani per gli applausi? Non volendo barare con me stesso
o con voi, né volendolo fare con la nostalgia, mi vedrò costretto ad ammettere
che l'entusiasmo inizialmente suscitato dai primi ascolti di Oceans
Apart, nono album realizzato dagli australiani Go-Betweens
in venticinque anni di carriera tanto onorata quanto misconosciuta, deve
probabilmente qualcosa alla stagione dell'adolescenza e delle prime scoperte
musicali. Del resto, il brivido d'eccitazione dovuto al rendersi conto
di quanto potevano essere dolci, malinconici e lenitivi tutti questi ragazzi
- Robyn Hitchcock, Eastern Dark, Wayward Souls, la scena Paisley e (appunto)
i Go-Betweens - che negli anni '80 omaggiavano i sixties facendogli fare
un prodigioso salto nel tempo, quello non si dimentica più. In tutta sincerità,
credo sia abbastanza scontato affermare che nei pur lodatissimi album
scaturiti dal recente come back del gruppo, cioè a dirsi 16 Lovers Lane
(1996), The Friends Of Rachel Worth ('00) e Bright Yellow Bright Orange
('02), non c'è nulla che il quartetto degli antipodi non abbia già detto
altrove già detto altrove, forse persino con intonazione più forte e decisa.
Tuttavia, soprattutto se paragonato ai tristi pensionamenti di altri colleghi,
il peso anagrafico accumulatosi nel frattempo sulle spalle di Robert
Forster e Grant McLennan, pur restando chiaramente avvertibile,
non sembra aver poi influito in modo troppo negativo sulla qualità della
loro scrittura.
Brani come Darlinghurst Nights, Lavender o The Mountains
Near Dellray raccontano di una band ancora fresca e convincente nel
rispolverare il catalogo delle proprie passioni musicali: un po' di folk-rock
sessantesco lì e qualche convinta pennata elettrica qui, una spruzzatina
di post-punk lì e un ciondolante jingle-jangle alla Roger Mc Guinn qui,
una melodia ombrosa sul modello dei REM d'annata lì e le solite voci armonizzate
alla perfezione qui. Rispetto ai suoi immediati predecessori e in ottemperanza
al titolo che reca in calce, foriero di suggestive immagini di lontananza
e distacco, Oceans Apart (alla cui prima tiratura è allegato un bonus-disc
con cinque tracce dal vivo) sembra prediligere i chiaroscuri del crepuscolo
alla luce intensa del giorno. Ciò non lo qualifica automaticamente come
il risultato di un'ispirazione sin troppo seriosa; più semplicemente,
l'ispirazione cogitabonda del disco ci ricorda che per Forster e McLennan,
anche se fotografati in una parentesi forse non felicissima per quanto
riguarda la vena compositiva, lo scrivere canzoni resta un mestiere maledettamente
serio. Vorreste per caso dargli torto?
(Gianfranco Callieri)
www.go-betweens.net
www.tuition-music.com
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