Da una onesta banda di sgangherato roots-rock come
gli Hangdogs ti aspetti poche ma solide certezze, soprattutto una
manciata di frizzanti canzoni sull'America di provincia. In gran parte
ciò non viene affatto smentito, anzi, semmai amplificato dal disco
più maturo ed elettrico che questi atipici cowboys newyorkesi abbiano
sino ad ora inciso. Quello che non prevedi probabilmente sono le sferzate
al governo americano, i testi un po' ingenui, ma orgogliosamente barricaderi
e corrosivi, la spietata derisione della società consumistica statunitense
e del mercato discografico, tutto racchiuso in una lunga carrellata di
blue-collar rock a tinte country. Insomma abbiamo scoperto l'anima "operaia"
e ribelle del movimento Americana. Wallace '48 è
un titolo che racchiude il senso di queste invettive: Henry Wallace
(a cui è dedicato l'omonimo brano in apertura, un brillante old-time
country acustico) fu il vice sotto la presidenza Roosvelt e quindi acerrimo
contestatore di Truman negli anni dopo la seconda guerra mondiale. Candidato
alla presidenza nel '48 per il Progressive Party (formazione politica
di ispirazione progressista dalla breve durata) pronunciò discorsi
contro la corsa alla bomba atomica e fu promotore di un dialogo con la
superpotenza sovietica (impossibile non ravvisare in questo una malcelata
critica all'attuale situazione mondiale). Nella caccia alle streghe degli
anni conquanta fu inevitabilmente isolato e accusato di comunismo. Fin
qui la parte storica del nuovo capitolo Hangdogs, doverosa comunque per
comprendere la vitalità che anima il disco. Una freschezza che
molto deve alla produzione dell'esperto John Agnello (Steve Wynn,
Son Volt, Buffalo Tom e mille altri): il sound crudo e stradaiolo costruito
da quest'ultimo ha fornito il destro per far emergere la tensione elettrica
che scorre nelle chitarre di Automatic Slim e Kevin Karg
in Waiting For The Stars to Fall, Memo From the Head Office
e nel finale trascinante con il classico Long Black Veil, qui trasformato
in un rock'n'roll senza fiato. La voce limpida di Matthew Grimm
resta la carta vincente, in grado di risaltare le melodie on the road
di ottime ballate elettriche quali la cover di Midnight Train to
Georgia e la nostalgica Goodnight Texas. Il background country-rock
della band, con quegli inconfondibili profumi texani, viene fatto salvo
dalle ruspanti Drink Yourself To Death (con dedica alle stars di
Nashville) e She's Leaving You, peccando forse un po' di indulgenza
in Serious Guy e Alcohol of Fame (alla voce solista Karg),
i brani più deboli nel contesto del disco.
C'è abbastanza fegato negli Hangdogs per confermarli tra le formazioni
più sincere della vecchia guardia alternative-country: Wallace
'48 ha energia da vendere e una dose di sana polemica che non fa mai male.
(Fabio Cerbone)
www.hangdogs.com
|