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Brian
Waldschlager
Non è un novellino il buon Brian Waldschlager: da diversi anni sulla
strada, ha frequentato la ricca scena di Minneapolis, crescendo con i suoni arrembanti
della scuola rock Husker Du e Replacements e mischiandoli ai suoi primi amori
country e blues. Per parecchio tempo ha svolto anche il semplice ruolo di musicista
comprimario in vari progetti alternative-country, tra cui una menzione per i Brooklin'
Cowboys. Il contratto con la giovane ed intraprendente Disgraceland records,
indipendente dell'altra Nashville, gli permette ora di fare il grande salto di
qualità e non possiamo che essere grati per la scelta: Down There,
prodotto dalle mani esperte di Richie Owens (uno che ha lavorato con Rem
e Georgia Satellites tra gli altri), è un godereccio concentrato di hard
drivin' rock'n'roll, che non vira troppo al country e non alza eccessivamente
il tasso rock. Un classico esempio di quel country-rock troppo robusto per piacere
ai gusti alla melassa della Nashville che conta e troppo poco "alternative"
per rientrare nel circuito delle nuove roots band provinciali. La produzione e
l'esperienza dei musicisti coinvolti è infatti di prima classe, da major,
e a volte si ha la sensazione che un minor freno in fase di arrangiamenti avrebbe
giovato al carattere ruspante della musica di Waldschlager (nome decisamente impronunciabile).
Difetti comunque trascurabili, perchè nei suoi trentasei munuti Down There
fila liscio che è un piacere, chiamando in gioco la figura del primo Steve
Earle, il country-rock arcigno di Dwight Yoakam, inflessioni sudiste
(sentitevi il tiro della title track e della conclusiva You must be from Nashville).ed
un gusto mainstream che solo il migliore Tom Petty vanta nei suoi annali
(Mountain Girl e la bellissima Rock and Roll Deli). Dignitoso anche
nei rari momenti in cui il volume si abbassa per far spazio a qualche ballatona
vecchio stile (Red clay and limestone), il nostro Brian non riesce
tuttavia a nascondere il suo carattere di vero e proprio rocker negli stretti
panni del cowboy: sentitevi il tiro stradaiolo di Take a ride (titolo inequivocabile)
e l'honly tonk al testosterone di Right now e non avrete più dubbi
sulla sua natura. |