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Ian Siegal
Stone by Stone
[Grow Vision music 2022]

Sulla rete: iansiegal.com

File Under: folksinger & blues traveler


di Pie Cantoni (22/06/2022)

L’inguaribile espressione da guascone di Ian Siegal e la sua forte teatralità, emergono con grande evidenza nel singolo uscito poche settimane fa, I’m the Shit (titolo non particolarmente elegiaco) che ha il compito di anticipare il suo ultimo lavoro da studio, Stone by Stone, ennesima tappa di una carriera lunga venticinque anni. Dopo alcuni live (alla Royal Albert Hall e ad Amsterdam, peraltro entrambi belli in quanto riuscivano a rappresentare anche il rapporto diretto col pubblico che Siegal cerca sempre di instaurare durante i concerti, fra battute sconce, racconti di vita vissuta e doppi sensi, come quando spiega al pubblico la canzone Gallo Del Cielo) e dischi da studio sempre di livello ma a volte altalenanti dal punto di vista dell’originalità del materiale, per questo nuovo disco il musicista inglese vola in California per cercare nuova nuova linfa vitale.

E per la precisione Stone By Stone è registrato nei Grow Vision Studios con Greta Valenti e Robin Davey alla produzione. Al centro di tutto c’è la voce potente ed espressiva di Ian Siegal, in alcuni punti accompagnato da vecchi amici come Shemekia Copeland e Jimbo Mathus (con cui Siegal registrò Wayward Sons), ma che sono soltanto a corollario delle canzoni e dell’espressività di Siegal stesso, qui in forma smagliante e in mood waitsiano più che mai. Ci sono brani assolutamente contagiosi come Working On A Building (con Jimmie Wood e J.J. Holiday come ospiti), Hand in Hand (con Shemekia Copeland) o la già citata I’m the Shit, che mettono in mostra tutta l’arte di Ian Siegal nel cimentarsi con schemi standard rendendoli però tormentoni accattivanti difficili da togliersi dalla testa. Ci sono poi ballate alla Tony Joe White, un altro dei maestri di Siegal, come This Heart, Onwards and Upwards o degli omaggi al Tom Waits più adulto e maturo come in The Fear o Monday Saw.

Undici brani in tutto, magari qualcuno più riuscito di altri, ma nessun punto debole. E comunque Stone By Stone non è un album blues, non è The Skinny o Candy Store Kid (dischi in cui Ian Siegal collaborò con North Mississippi Allstars e altri artisti dello stesso cerchio magico) e non vincerà dei Grammy Awards come miglior album di blues contemporaneo, come invece accadde proprio per quei due dischi. Questo è un lavoro che fonde le anime di Siegal, dal songwriting, al blues, al folk e che ci fa vedere la classe del musicista di Portsmouth nell’affondare mani e piedi nel terreno fertile della tradizione americana. E se vederlo dal vivo è sempre un’esperienza che mischia musica, spettacolo, teatralità, fortunatamente Ian Siegal è ancora in grado di regalarci dischi all’altezza della sua presenza scenica
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