JJ
Grey & Mofro
Country
Ghetto
[Alligator/
IRD 2007]
  1/2
"There's
a war goin' on": chitarre swampy, organi che grondano soul sudista
ed una voce nera come il Mississippi. A cantare invece è un ragzzo
bianco di Jacksonville, Florida, patria indiscussa dei Lynyrd Skynyrd
e di un'intera iconografia del rock'n'roll. War, il brano da cui
è tratto il verso in questione potrebbe passare per una riedizione
della ben nota anthem song di Edwin Starr: il pulsare della ritmica,
il crescendo coinvolgente dei fiati sono peraltro figli di quella scuola
del r&b americano che fra gli anni sessanta e settanta ha scritto
la storia della black music. JJ Grey & Mofro sono invece ragazzacci
della classe bianca che hanno mandato a memoria la lezione, uscendo allo
scoperto con un terzo disco (dopo l'esordio Blackwater del 2001 e il già
positivo Lochloosa
di due anni fa) che esplode nei mille rivoli della tradizione southern.
Strano ma vero è stata un'etichetta come la Alligator, spesso simbolo
in questi anni di un blues un po' scontato e di maniera, ad essersi interessata
al progetto. Il salto di qualità c'è stato eccome: Country
Ghetto è senza dubbio il disco più ambizioso della
band, quello più accattivante della loro breve carriera, un intruglio
sudaticcio di swamp rock, funk e soul music che mastica in solo boccone
Tony Joe White, Otis Redding, John Lee Hooker, Sly & the Family Stone
e Curtis Mayfield. Posta in questi termini la quesione, sembrerebbe di
avere tra le mani un capolavoro: ovvio che la musica di JJ Grey
(voce, chitarre, armonica e molto altro) e dei Mofro (Daryl Hance alle
chitarre, Adam Scone all'organo, George Sluppick alla batteria)
sia piuttosto un riflesso del passato, una rilettura però che non
scade nella maniera quanto piuttosto in un'iniezione di spavalderia e
calore che non si sentiva da tempo nel genere. Con l'appoggio sostanzioso
degli Hercules Horns e all'occorrenza di un godurioso coro femminile,
Country Ghetto trascina e stuzzica l'ascoltatore scivolando fra gli stili
senza perdere la bussola: infatti dopo l'esecuzione di War ti aspetteresti
nient'altro che eccitazione ed elettricità, e invece tra il paludoso
swamp di By My side e Mississippi, un titolo programmatico,
l'hammond da stordimento di Tragic, le secche chitarre da juke
joint di Turpentine (preceduta dall'intro strumentale di Footsteps),
c'è spazio anche per
infilare la sensualità di Circles, e le meno riuscite Goodbye
e On Palestine, canzoni che riecheggiano comuqnue i luoghi d'infanza
di JJ Grey, la sua storia e quella che ha imparato dalla sua famiglia.
Da queste solide fondamenta nascono forse gli irresistibili riff della
stessa Country Ghetto, che ti si attacca addosso e non ti molla
più, il soul classico di Woman e il respiro gospel di Sun
Is Shining Down. JJ Grey & Mofro hanno già fatto parlare
di sé al festival di Bonnaroo ed apriranno presto la tournè
europea come supporto dei Los Lobos. Si meritano tutta l'attenzione dovuta,
perchè hanno inciso dodici brani originali che suonano come classici.
(Fabio Cerbone)
www.mofro.net
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