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16/11/2007
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Damien
Dempsey 1/2 In Irlanda Damien Dempsey
è una specie di istituzione, un artista impegnato nella causa irish che
da tempo non manca di governare le classifiche di vendita del suo paese,
ma che fino ad ora non era mai riuscito a far uscire la sua musica dai
confini della sua terra. To Hell Or Barbados, che per la
cronaca è il suo quarto album, potrebbe essere l'occasione giusta, grazie
all'attenta produzione di John Reynolds e di tutto il team di Sinead
O'Connor, artista con cui Dempsey stringe da anni una amicizia e una collaborazione
molto intensa. I musicisti coinvolti, da Sharon Shannon a Caroline Dale,
sono tutti delle piccole star in patria, con album in proprio all'attivo,
ma va almeno notata la presenza della bella chitarra rock del veterano
Marco Pirroni, storica sei corde degli Ants di Adam Ant e da tempo
anche lui al seguito della cantante irlandese. To Hell Or Barbados è una
sorta di concept album che prende spunto da un fatto storico, la deportazione
nelle isole Barbados di 50.000 irlandesi ad opera di Oliver Cromwell,
storia spiegata nei dettagli nell'interessantissimo libretto, completo
anche di glossario per ben comprendere i termini irlandesi sparsi nei
testi, evidentemente non riconoscibili neanche per gli anglofoni. Si spiega
anche così il mix di rock di marca irlandese e ritmi caraibici che compone
il disco, che parte addirittura con il canto africano Maasai, per proseguire
con tre interessanti canzoni in stile più folk come
Kilburn Stroll, How Strange
e Chase The Light, per proseguire
con lo scanzonato reggae di Your Pretty Smile.
I momenti migliori arrivano nella parte centrale: Serious
è una scurrile spoken-song di incredibile rabbia e intensità,
Teachers un ragamuffin veramente divertente dove Dempsey
rivendica il prestigio dei suoi maestri di vita rispetto a quelli della
scuola tradizionale, vale a dire un corpo insegnanti formato da Johnny
Cash, Bob Marley, Woody Guthrie, Billie Holiday, Nina Simone, il folksinger
politico irlandese Luke Kelly e Phil Lynott dei Thin Lizzy, giusto per
dare una dimensione delle radici del personaggio (da notare che il suo
primo album già ribadiva questo concetto fin dal provocatorio titolo,
che era They Don't Teach This Shit In School). Dopo la delicata ballata
acustica Summer's In My Heart arriva
la lunga title-track, decisamente una grande prova da autore per una canzone
che trasuda sofferenza per la sorte di donne e bambini finiti in schiavitù
tra violenze e abusi, con un refrain che getta benzina sul fuoco del secolare
odio tra irlandesi e inglesi (Oliver, molti perdonano ancora i tuoi misfatti,
ma i tuoi crimini di schiavitù sono ancora sconosciuti…). Si chiude con
un altro lungo brano, l'ipnotica The City,
tra campionamenti dub da club londinese e tentazioni elettroniche, forse
l'episodio più ostico e discutibile del cd, ma sicuramente testimonianza
della piena vitalità creativa di uno storyteller dal canto particolare
e dallo stile originale, che con To Hell Or Barbados ci ha ben raccontato
delle storie che non hanno ancora smesso di trasudare sangue. |