Jono Manson
Under the Stone
Club de Musique
2001


1/2


Combattuto tra le roots della campagna e gli echi urbani del blues
, del soul e del rock'n'roll, Jono Manson raggiunge una pressoché perfetta maturità grazie ad una fusione di questi stili ed influenze, che da sempre lo accompagnano nella sua carriera. Circondatosi degli abituali musicisti con cui divide da tempo intenti comuni (tra gli altri citiamo il fedele Kevin Trainor, Billy Sheehan dei Blues Traveler ed il desaparecido Eric Schenkman, ex Spin Doctors), Jono continua a percorrere i sentieri secondari della canzone d'autore americana, nonostante possieda una voce da fare invidia a chiunque e riesca costantemente a bilanciare le esigenze del songwriting con quelle del rock'n'roll. Under the Stone non si allontana dai territori eplorati in passato, ma porta a compimento un affascinante viaggio, già pienamente apprezzato nel precedente Live Your Love. Tanto bravo quanto modesto, Jono condivide la scrittura di molti brani con altri autori ed amici di lunga data (Bruce Donnola e George Bacon i più significativi), divertendosi anche nella rilettura di un brano di Leon Russell (Magic mirror). I risultati non si fanno attendere: si registra una maggiore attenzione verso la forma ballata, che Jono riesce abilmente a coprire nelle diverse sfumature. La voce che si ritrova gli fornisce questo vantaggio non indifferente e l'inevitabile conseguenza è una commistione tra radici country-folk e passione soul-rock, che si realizza pienamente nella dolce This is the place in apertura, senza tralasciare una citazione particolare per Will there be love e la spledida In the arms of only you. Questo sostanzialmente il clima principale del disco, che non trascura tuttavia di lasciare le briglie sciolte di tanto in tanto. Quando ciò accade non passano inosservate le scosse rock'n'roll di Gaslight e The night before the morninbg after, l'epicità di On this ride o la vertiginosa velocità della stessa title track, un corrosivo ed inedito country-rock. Non c'è un solo suono fuori posto e con una produzione ruspante e calibrata al tempo stesso, Under the Stone acquista il classico sapore di quei piccoli ed ingiustamente snobbati gioielli dell'artigianato rock americano.

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