Jason Boland & Stragglers
Pearl Snaps
Broken records
2000

 

L'occasione per concedere le giuste attenzioni al disco di debutto di Jason Boland & The Stragglers, ci viene offerta dal fatto che il lavoro in questione usufruisce finalmente di una distribuzione più accessibile e quindi anche di un prezzo ragionevole. Uscito l'estate scorsa, Pearl Snaps è un biglietto da visita coi fiocchi per questi quattro ragazzi dell'Oklahoma, che in realtà si presentano come una piccola enciclopedia vivente del più ruspante country-rock texano. Prodotti infatti dall'indistruttibile Lloyd Maines (Joe Ely, Terry Allen, James McMurtry ed un altro centinaio di songwriters più o meno conosciuti...), il loro sound ha tutte le credenziali per accattivarsi le simpatie degli amanti del genere. Inoltre Maines ha portato in studio un bello stuolo di musicisti di valore, tra cui Richard Bowden al fiddle e Bukka Allen all'accordion, che alzano di parecchio lo spessore artistico di Pearl Sanps, senza per questo mettere in ombra le capacità della band. Il leader Jason Boland, nonstante la giovane età, possiede una splendida voce, profonda e chiaramente in linea con la materia trattata, mentre il resto del gruppo mostra già un discreto mestiere, con una nota di merito alle chitarre ed alla onnipresente pedal steel di Roger Ray. Diviso con intelligenza tra vivaci episodi in perfetto texas-style e ballatone dal sapore antico, il disco scorre senza intoppi, rivelando una scrittura classica, certamente non originale, ma molto matura e calibrata vista la breve esistenza artistica della band. Un disco insomma che si eleva dal gran marasma di produzioni in tema Americana dell'ultimo anno, molto lungo (quasi un'ora di musica) rispetto alla media del settore e che contiene davvero alcune eccellenti ballate, come, ad esempio, l'iniziale Somewhere down in texas o la dolce Backslider blues. Assolutamente spassosi i brani più mossi della raccolta, dall'honky-tonk delle title-track alla swingante Drinkin' song, dalla sfrenata If I ever get back to Oklahoma fino al più scontato country'n'roll di No damn good; anche se una menzione di merito va assegnata all'epica western di Devil pays in gold e Ponies, quest'ultima davvero notevole nelle sue atmosfere tese, create dall'incastro di fiddle e banjo.


www.thestragglers.com