Raisins In The Sun
Raisins In The Sun
Evangeline
2001


1/2
 

Dovrebbero avvenire più spesso delle rimpatriate del genere: questo è il primo pensiero che balza alla mente ascoltando questo fantomatico supergruppo di eroi "minori" del rock americano. Se mi passate il termine, potremmo definire, non senza una certa ironia, i Raisins In The Sun come una sorta di surreale super-band di serie B, per il fatto di essere costutuita da personaggi fondamentali del migliore rock periferico statunitense degli ultimi vent'anni: dal grande Chuck Prophet, chitarra solista mai dimenticata dei Green on Red e cantautore di razza, a sua maestà Jim Dickinson, una delle menti musicali più ispirate del Sud e produttore di una valanga di capolavori nascosti del rock'n'roll; da Jule Shear, talento sprecato della canzone d'autore, a Paul Kolderie e Sean Slade, accoppiata di produttori "immacolati" e sempre dalla parte giusta della strada (ascoltate nel caso i dischi di Uncle Tupelo, Buffalo Tom e Morphine); senza dimenticare Harvey Brooks e Winston Watson, a cui basta aver suonato con Bob Dylan, per acquistare credenziali infinite. Il risultato? Che volete che sia: trentaquattro minuti di sfavillante rock'n'roll, puro e distillato, che avvince, cattura e fa sorridere per come questi ragazzacci si sono divertiti a passarlo su disco. Una session tenutasi nel maggio del '99 che ha fruttato dieci rigeneranti episodi in cui le più disparate radici ed influenze dei sette protagonisti non potevano amalgamarsi meglio di così. C'è il groove sfacciatamente rock'n'roll e molto negroide di Candy from a stranger, il tiro power-pop di Post-apocalyptic observations e quello decisamente rollingstoniano di Stringbean, per finire con un rock-blues spaziale quale Chiken fried. E non pensiate che il resto sia contorno, anzi: All the way è una ballata "appisolata" che Prophet canta nel ricordo del vecchio compagno Dan Stuart; Old time again assume tinte country-soul (merito anche dell'ottima voce di Jule Shear) quanto la gemella I taught her everything, che rivela tra l'altro un ottimo impasto delle voci; You can let go now, infine, potrebbe stare a suo agio anche nel repertorio di Elvis Costello. Intelligente, stringato e confezionato con una buona dose di ironia (leggetevi le note interne) Raisins In The Sun è una delle sorprese dell'anno.


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