The Have Nots
Have At it!
Disgraceland
2000

 

Fantasia ed ironia non macano di certo alla Disgraceland records: gli Have Nots sono un fantomatico progetto country-rock di cui si riesce a sapere poco o nulla, se non che il loro Have at it è uno spassosissimo e rigoroso disco di country'n'roll sulla scia di bands quali Derailers (l'ultimo Full western dress è da avere ad ogni costo) o BR5-49. La storia racconta che i misteriosi nastri di Have at it vengono rinvenuti in quel di Knoxville, Tennessee e la dicitura su di essi parla di "county music (cioè musica della contea), made in Blaine, Tennessee", da cui l'inevitabile "Legend of the Blaine Witch" (capito il giochetto di parole con il purtroppo famoso film?). A quanto pare i masters del disco sono stati supervisionati da una non meglio precisata County Music Restoration and Preservation Society, di cui fanno parte mostri sacri (suoneranno nel disco?) della scena country rock americana tra cui Bucky Baxter (con Steve Earle e sua maestà Bob Dylan) e Doug Campbell. Una bella storia, non trovate? Poco importa avere notizie più precise sulla faccenda, quello che conta fondamentalmente è che il disco sia davvero una gradita sorpresa, e che la musica degli Have Nots (loro la definiscono appunto County music) sia una sorta di concentrato di tutti gli stili che hanno reso speciale la vecchia country music. Scoverete tra le pieghe dei suoi dodici episodi (più una bonus track), tanto rock'n'roll passato a bagno nell'honky-tonk, nel rockabilly, nel country-blues sudista e persino in qualche ricordo di British beat. Tutti i brani sono sinceramente sopra la media, senza rivelare intoppi paticolari, a parte forse una voce a tratti monocorde nelle ballate. Nel mucchio farei ricadere la scelta sui ritmi country'n'roll accesi di She put the hurt on me, Bad boy e Pretty little girlfriend, sui colori tex-mex (sembrano i Mavericks!) di Best mistake e sulla nutrita schiera di ballatone da "bivacco" sparse lungo tutta la raccolta, che in alcuni momenti sono da colpo al cuore (Only ever be e Blue all over su tutte). Non c'è nulla di nuovo e sconvolgente tra le note di Have at it, ma resta uno di quei dischi dai modi spicci e coinvolgenti che difficilmente vogliono uscire dal proprio lettore.


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